Armido Della Bartola, il decano dei pittori riminesi, ci racconta con immagini e parole, oltre sessant’anni di Romagna, anzi, sarebbe meglio dire, di ‘riminesità’.
È sempre stato annoverato, per semplificare, nella corrente del Realismo, che in Italia ebbe il suo esponente più famoso in Guttuso. L’arte di Armido è quasi esclusivamente figurativa, i suoi disegni sempre dedicati alla realtà. La verità naturale di un paesaggio o di un nudo, lo studio di una mano o di un solo albero.
Spiccano le sue marine e le sue nature morte, ricche dell’eredità artistica di Paul Cézanne, dalle pennellate spesse e materiche, mosaici di colore che, però, non perdono mai di vista la pittura figurativa. Colpiscono le sue vele e le sue chiglie policrome, i blu, i verdi e gli azzurri del suo mare e dei suoi cieli, atmosfere segnate da una fredda luce invernale dove, a volte, fanno capolino figure senza volto, come i suoi famosi ‘poveracciari’.