Il libro di Marina Zaoli è un testo che non è strettamente né scientifico, né psicanalitico, né religioso, proprio perché tenta di intessere queste varie discipline. “È un lavoro magmatico e irruente”, scrive Francesco Cavalli-Sforza nella prefazione, “scritto da chi ha esperienza quotidiana, nella propria attività di psicoterapeuta, di come l’inconscio si rispecchi parimenti nei comportamenti e nel mito. La sua ricchezza sta nella folla di esempi e di riferimenti, nella moltitudine di racconti che introduce. Il filo tessuto dall’Autrice avvolge il materiale nel presentarcelo”.