L’opera di Orlando Luca Carpi, Kant, i problemi della metafisica, è significativa in quanto si propone due scopi: il primo è quello di fare risaltare come Kant abbia notevolmente contribuito al ridimensionamento della ragione teoretica speculativa, la quale di fronte a oggetti come l’anima (e la sua immortalità), Dio (nella sua esistenza e essenza), non riesce a fornirne la conoscenza all’uomo, considerato da Kant come essere ragionevole sì ma finito. la finitezza non è però soltanto il presupposto dell’indagine gnoseologica kantiana, ma altresì anche di quella pratica, cioè morale. in questo senso la distinzione fondamentale che Kant introduce tra pensare e conoscere costituisce la chiave di volta per comprendere il rapporto tra ragione pura speculativa e ragione pura pratica. quest’ultima è la volontà che come facoltà dell’uomo conferisce essa solo unicamente quell’oggettività all’anima e a Dio, cioè agli oggetti della metafisica tradizionale.
Il secondo scopo, strettamente legato al primo, consiste nel considerare la dimensione religiosa dell’etica kantiana, dimensione spesso sottovalutata, ma molto importante; infatti solo facendo riferimento all’imperativo categorico, cioè alla legge morale, l’uomo può superare i limiti del mondo sensibile e pervenire alla trascendenza. in questo senso è possibile parlare di religione solo sulla base dei postulati dell’immortalità dell’anima e dell’esistenza di Dio: su di essi si fonda la religione razionale naturale kantiana in un rapporto, anche se problematico, con la religione rivelata.