Nel Regno d’Italia la pratica dell’educazione fisica e dello sport è tributaria dell’ideologia nazionalista che, dal proto-associazionismo risorgimentale all’organizzazione sportiva del fascismo, ne promuove lo sviluppo fra i giovani in vista di obiettivi che poco hanno a che vedere con quelle discipline. Anche l’attività motoria della donna, malvista nel XIX secolo, trova spazio sotto l’egida fascista, ma a fini eugenetici, per il miglioramento della razza. I Giochi Olimpici, disertati dagli italiani nelle prime edizioni, vengono poi utilizzati quale palcoscenico internazionale dal quale inviare messaggi forti.