Durante la campagna delle elezioni amministrative dell’anno 1999, alla quale ho partecipato a capo della lista “Alfonso Vasini per Bellaria Igea Marina”, avevo raccolto gli articoli di giornale che ne commentavano lo svolgimento. E’ bastato rimetterli in ordine cronologico e collegarli tra loro con qualche ricordo e riflessione personale per comporre questo libro. Vi si descrivono gli albori, il giorno e il tramonto della mia lista, le speranze e le illusioni che si sono alternate alle delusioni. La lista non c’è più, ma i valori che l’hanno ispirata sono tutt’ora vivi.
Notarelle riminesi dell'Ottocento
Il libro comincia così:
Chi paga? Paga Zucchi!
Chiesa del Suffragio. Entrando dall’ingresso principale di via Tonini, nella prima cappella a sinistra si legge una lapide in tedesco, una lingua inusuale per l’epigrafia nostrana. Hier ruth der Oberlieutenant Kamiss v. furst lichtenstein husaren welcher am 25 marz 1831 nachst Rimini auf dem schlachtfelde blieb mit ihm fiehlen die husaren ioh: balas ioh: schindler ios: pfeifer ios: mirkay und pet: kowatz das andenken der tapfern lebt in dem herzen ihrer waffenbruder L’epigrafe, quasi cancellata dal tempo e dall’incuria, riportata a lettura qualche anno fa dalla pietà dell’allora parroco Dan Aldo Magnani recita: qui giace il tenente Kamiss del quinto ussari principe Lichtenstein caduto il 25 marzo 1831 presso Rimini, con lui caddero gli ussari Ioh. Balas, Ioh. Schindler, Ios. Pfeifer, Ios. Mirkay e Pet. Kowatz. La memoria dei prodi vive nel cuore dei loro commilitoni...
Frutto di una ricerca ventennale, questo ampio saggio ricostruisce analiticamente la realtà sociale, politica ed economica di Rimini negli anni Venti. Arricchiscono l’opera numerosissimi documenti inediti e 300 riproduzioni in quadricromia.
a cura di Carla di Carlo
La figura dell’abate riminese Giovanni Antonio Battarra (1714-1789) è nota agli studiosi del Settecento. Inedito, invece, è rimasto sino ad oggi il suo Comentario, una sorta di autobiografia intellettuale. Se già nelle sue opere edite se ne intravede la personalità, ancor più il suo carattere e la sua orgogliosa, talvolta ombrosa rivendicazione di un sapere solido, emergono ora dalle pagine del Comentario.
Era la più grande fabbrica della città, produceva birra e dava lavoro a un centinaio di operai: fu demolita prima che terminasse la Grande Guerra
Il libro comincia così:
Bastava attendere qualche giorno e la Grande Guerra sarebbe finita. Tre settimane, un mese, non di più. E con la pace e il ritorno alla vita normale e produttiva del paese quella fabbrica si sarebbe salvata. Nessuno avrebbe avuto la sfrontatezza di abbattere il più grande stabilimento industriale della città, completamente integro nelle sue strutture e nei suoi macchinari. Sarebbe stato sufficiente riattivare il fumo della ciminiera e un centinaio di persone avrebbe ripreso il proprio lavoro. Ma l’ingordigia di avventurieri senza scrupoli e l’inettitudine di una classe politica e amministrativa incapace di guardare oltre il proprio naso non consentirono ripensamenti e la fabbrica della Birra Spiess venne demolita, sotto gli occhi attoniti dei riminesi…
Il volume, scritto a quattro mani da due “viaggiatori” d’eccezione, definisce una mappa storico-geografica delle tradizioni gastronomiche di quel territorio riminese che dal mare, risalendo la Valmarecchia e la Valconca, sconfina nel Montefeltro. Preziosa e puntuale la guida esperta di Piero Meldini, esploratore di ben 15 secoli di storia di cucina riminese, e di Michele Marziani, instancabile osservatore e annotatore di luoghi, sapori, profumi, usanze e riti da salvaguardare e tutelare. Il “viaggio” è cadenzato da 58 significative ricette.
La piada, o piadina tradizionale, è il plurisecolare “pane identitario” dei romagnoli. La piada è anche il fulcro di quest'opera di Pozzetto: un appassionato e rigoroso lavoro di ricerca letteraria, storica, di codificazione culturale – gastronomica per il quale l’autore si è avvalso, anche del contributo autorevole e scientifico di Piero Meldini, massimo studioso e storico della cucina romagnola. Un viaggio tra i mangiari che negli ultimi due secoli hanno accompagnato la piada nei territori romagnoli; ma anche le millanta ricette delle piade tradizionali e le consorelle della piada che nel tempo sono state presenti non solo in Romagna o in Italia, ma anche in lontane zone del mondo...
Lo squacquerone di Romagna tradizionale, fino a cinque decenni fa, veniva fatto d'inverno, nelle case contadine della Romagna, con caglio naturale e latte vaccino fresco. In genere si mangiava con la piada calda e talvolta veniva destinato alle paste ripiene, cappelletti di magro, quelli natalizi in primis.
Da alcuni decenni la produzione è stata ripresa e si è fortemente consolidata con un successo tale da convincere i produttori a richiedere il riconoscimento della DOP per l'area romagnola e bolognese.
In questa nuova monografia del gusto, Graziano Pozzetto racconta dei mangiari tradizionali con lo squacquerone, del suo uso in cucina ai giorni nostri, delle millanta sfiziosità moderne, delle eccellenze casearie della Comunità di San Patrignano e delle interpretazione che dello squacquerone di Romagna danno autorevoli chef (con l'apporto di oltre 270 ricette), senza tralasciare i contributi storici e letterari sulle tradizioni casearie romagnole.
15 riminesi che hanno fatto la storia della squadra di calcio della città: Armondo Morri, il naive, , Carlo Cicchetti, E Cardinel, Lele Massari, L'ala Sinistra, Renato Vanzolini, il trascinatore, Gianni e Lucchi, L'orgoglio e la passione, Benito Perfetti, L'Uomo di Bellariva, Claudio Galassi, il Migliore, Giovanni Ceschi, il duro, Romano Scardovi, L'eroe, Franco Luison, il virtuoso trapezista, Sergio Santarini, il campione gentiluomo, Lino Carletti, Implacabile, ma leale, Watler Grilli, Sempre primo nelle 'cappe',Gianfranco Sarti, il libero, Giulio Natali, L'atleta
Rimini, da Arturo Clari a Cesare Bianchini, tra piani regolatori e affaristi senza scrupoli (1944-1948)
Il libro comincia così:
Il 21 settembre 1944 l’ottava Armata alleata, al termine della durissima “battaglia di Rimini”, si insedia tra le macerie della città. Con la cattura della “porta della pianura padana”, si conclude la prima fase dell’offensiva della Linea Gotica, come scrive Amedeo Montaggi. Le perdite alleate complessive sono 37.000 uomini, senza numero quelle dei civili; Rimini, colpita da terra, dal cielo e dal mare, è quasi del tutto distrutta. Ma non morta. La vita ricomincia da capo. Gli sfollati ritornano e ricomincia la ricostruzione con l’aiuto degli alleati, ma in gran parte spontanea.
Il 7 ottobre 1944, il Comando alleato su indicazione del Comitato di Liberazione Nazionale insedia la nuova giunta comunale di Rimini…
Il volume ripropone, in anastatica, l'opera del canonico Luigi Nardi (1777-1837) Porcus Troianus o sia la Porchetta, nella seconda edizione, Bologna, tip. Nobili, 1921, preceduta da un ampio saggio critico di Luisa Bartolotti, La porchetta, sapori di storia e di tradizione.
L'opera del Nardi nasce come "cicalata" in occasione delle nozze di Carlo Ridolfi, veronese, con Rosa Spina, riminese, e costituisce, anche per le dettagliate note che la corredano, un vero e proprio trattato sulla porchetta, nonostante l'intenzionale semplicità della composizione. Secondo il Nardi la sola, vera porchetta di "eroiche" origini è quella che si conserva nell'uso romagnolo che nulla ha in comune con la porchetta napoletana o bolognese.
Luisa Bartolotti, pur affermando che l'erudito sacerdote ha esaurito il tema in materia scrupolosa e filologicamente corretta, dopo aver compiuto un esame dell'opera ed essersi intrattenuta sull'autore, propone un sintetico excursus sul maiale tra mito e tradizione, e parla della porchetta romagnola e riminese.
Il volume si propone di raccogliere e ricomporre i frammenti e le tracce di due secoli di storia di quel complesso fenomeno, il turismo, che, in soli due secoli, ha mutato la società, l'economia e il costume di una piccola città costiera trasformandola in metropoli. Oltre a ripercorrerne le ormai celebri tappe attraverso i documenti, le cronache, le immagini grafiche e fotografiche d'epoca, molte delle quali inedite, tenta anche di inseguire e fissare l'evolversi di quella straordinaria idea dell'Ospitalità e di capire il perché, da più di due secoli, dal tuffo della prima bagnante straniera della storia, qui si manifesta in forme sempre diverse e si affina in continuazione alimentando la fantasia e l'invenzione. Ieri era terapia, poi mondanità, vita al sole e all'aria aperta, poi musica, feste, balli. Oggi è anche cultura e incontro.
L'intento del lavoro di Ferruccio Farina è quello di solleticare curiosità e riflessioni. Al racconto, necessarimente sintetico, e del quale le immagini vogliono essere un'integrazione non marginale, sono state affincate una cronologia degli avvenimenti e un'antologia di documenti d'epoca.
Un’affascinante percorso, corredato da fotografie uniche, attraverso due secoli di vita balneare che hanno reso famosa la Riviera di Rimini: dalla “preistoria dei bagni”, alle magiche atmosfere delle “feste danzanti” degli anni Venti e Trenta, fino alle “chiacchierate” novità dei nostri giorni.
Il paese natale di Saludecio, la famiglia Albini, gli amici di un tempo, la guerra e la prigionia sono i temi che si rincorrono in questo terzo volume di memorie scritte da Guglielmo Albini. Quello della caccia è il ricodo più pregnante attraverso cui l’autore rivive le giornate solari e le avventure condivise con gli amici ora che l’età e la legge ne condizionano la libertà.
prefazione di Piero Meldini II edizione con 16 tavole a colori Indagando tra i pochi documenti superstiti della signoria malatestiana, analizzando cronache, pitture, testimonianze dirette e indirette, l’Autrice ha recuperato uno spaccato di vita di una delle corti più splendide del Rinascimento italiano da un’ottica non consueta: quella della tavola. Fasti, occasioni, riti di corte, scenografie, apparati, ruoli, personaggi, suppellettili, ma soprattutto gusti e sapori, vengono restituiti in un variopinto ed affascinante collage che spazia dai fastosi pranzi di nozze alle “ultime cene” delle pitture dei trecentisti riminesi. Per gli storici del sapore, Luisa Bartolotti ha raccolto, in appendice al volume, 50 accurate ricette con cui si possono sperimentare desinari malatestiani.
Il Codice di cuccina (sic!) è un manoscritto dell’Ottocen-to, riprodotto anastaticamente, che elenca dolci, salse, timballi, crostate, minestre, senza alcun ordine… Luisa Bartolotti ne ha curato l’ambientazione storica e ne ha trascritto le ricette, aggiornando i termini e le unità di misura. In appendice, un glossario dei termini dialettali e di quelli non più in uso. Una curiosità storica, ma anche la possibilità di sperimentare ricette di un tempo.
La splendida e fantasiosa moda quattrocentesca, il valore sociale degli abiti, le leggi suntuarie, gli artigiani che produssero i capi di abbigliamento e gli uomini e le donne che li indossarono: attraverso le preziose informazioni fornite dalle fonti pubbliche e private prese in esame (statuti cittadini e professionali, inventari notarili ed elenchi dotali), Elisa Tosi Brandi ricostruisce il guardaroba di uomini e donne riminesi vissuti fra il 1400 e il 1468. Le illustrazioni di Lorenza Angelini – tratte da alcune opere d’arte coeve – consentono un immediato confronto fra fonti scritte e figurative.
Uno spaccato vivo e multiforme della civiltà dei Comuni nell’Italia dei secoli XI-XIV: la città, la vita domestica, la donna, gli studi, le attività economiche e le professioni, la medicina, gli svaghi, i viaggi… in un clima di ritrovata libertà. Ne deriva un’immagine di estrema vitalità di un’epoca che vide la trasformazione dei centri urbani da fortezze semi-popolate a vivaci centri di attività e di scambi.
Volume cartonato con 85 foto Anni di fuoco racconta l'avventura pompieristica riminese dall'Unità d'italia alla legge n° 1570 del dicembre 1941 con cui si arriva alla definitiva strutturazione. uno spaccato di vita ricostruito attraverso la lettura fedele e sistematica delle cronache dei giornali dell'epoca e dei verbali delle sedute municipali. Una piccola ma significativa storia che si intreccia con quella più ampia e articolata della città.
a cura di Stefano Pivato Fra gli anni Cinquanta e Sessanta Bellaria Igea Marina si trasforma da borgo prevalentemente agricolo e marinaro in un moderno centro turistico, innescando un processo di modernizzazione destinato a modificare l’economia, il tessuto sociale e la mentalità collettiva. Nel 1956 conquista l’autonomia amministrativa da Rimini, diventando Comune. Il volume ripercorre i momenti più significativi della prima Amministrazione Comunale (1956-1960).
Approdata ad una ribalta che l’ha portata nella poesia, nella canzone, nel cinema, nei ricettari, nelle offerte gastronomiche della cucina raffinata, la piada romagnola si è trasformata da cibo povero locale a prelibatezza nota a livello internazionale. Non avendo la pretesa di tracciare un’esegesi gastronomica della piadina, il volume contiene una sintesi dei pensieri, delle indagini, delle esplorazioni e degli scritti sull’argomento ed è corredato di alcune ricette.
L'Autrice, nata a Bellaria nel 1927, già da molti anni racconta alla sua maniera, semplice e diretta, le vicende della gente bellariese. Questo poderoso volume fotografico si presenta come un gesto d'amore, uno spaccato di storia, un documento a futura memoria. Un "com'eravamo" che trasuda nostalgia, "un amarcord" colmo d'affetto per la sua Bellaria. Sono proprio le immagini (più di trecento dal primo Novecento agli anni Sessanta), raccolte di casa in casa con passione e determinazione, a tracciare l'identità di questa comunità preservandola dal passare del tempo. Le didascalie che corredano le fotografie, frutto di un faticoso lavoro di ricerca, appassionato e paziente, forniscono al lettore nomi, soprannomi, date, luoghi e mestieri di tutti coloro che sono ritratti.
La difesa del formaggio di fossa in quanto prodotto tipico; censimento, origini, caratteristiche e funzioni delle fosse; le realtà di Sogliano al Rubicone, Talamello, S. Agata Feltria; 180 ricette proposte dai ristoranti del territorio e da grandi chef quali Bolognesi, Teverini, Vissani; i risultati di oltre 40 degustazioni: “Il libro di Graziano Pozzetto … è la summa, l’enciclopedia Treccani del formaggio di fossa: un’opera scrupolosa, appassionata e definitiva alla quale, in futuro, si potrà aggiungere ben poco” (dalla prefazione di Piero Meldini).
L’Autore, giunto al suo ottantaduesimo compleanno, narra, come già aveva iniziato a fare in Quattro chiacchiere sui màrmari, fatti e storie di vita del suo paese, Saludecio, e di quelli vicini verso il mare. Trascorsi molti lustri, non potendo narrare con quella dovizia di particolari che è la peculiare caratteristica dello scritto del nonno, si accinge a raccontare ad usum delfini, in forma di episodi, ciò che personalmente conosce della storia del paese e della sua famiglia, nella prima metà del secolo ventesimo.
E’ Borg nasce attorno ai tavolini di un bar, del Borgo San Giuliano, naturalmente! E’ il tentativo di restituire un tratto di vita borghigiana, fatta di amicizia e veleni, solidarietà e scontri. Memorie di uomini capaci di abbandonarsi fino in fondo, anima e corpo, al sogno di una società di uomini eguali. Sempre a tinte forti.
Attraverso i racconti di Roberto Giorgetti e di sua madre, Maria Manuzzi, il libro ricostruisce il repertorio alimentare di base delle classi rurali in Romagna nel periodo storico che va dal 1910 al 1950. Le ricette, ricostruite nei modi d’uso tradizionali con riferimento agli ingredienti, alla stagionalità dei prodotti, agli utensili di cucina e ai tempi di cottura, si susseguono in modo flessibile secondo il ciclo delle stagioni e quello della vita umana, sullo sfondo del calendario dei lavori agricoli e degli eventi cerimoniali familiari e comunitari. In alcuni casi le ricette vengono presentate secondo le varianti locali, dal mare alla campagna.
L’identificazione di Dante Alighieri nel Tedaldo degli Elisei, che con lo pseudonimo di Filippo da San Lodeccio è il protagonista della settima novella della terza giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, costituisce una delle più suggestive ipotesi da ricercare sotto il dantesco velame de li versi strani. Il contesto in cui tale percorso diventa possibile, e plausibile, è la Romagna del XIV secolo, meravigliosamente collocata al centro di quell’ampio scacchiere che, fra Firenze, Roma e Ravenna, divenne il nodo gordiano dell’intero mondo medievale italiano.
Il volume, pubblicato nel 1934 da Guglielmo Albini, allora novantenne, narra le vicende pubbliche e private della famiglia Albini e del paese di Saludecio, in provincia di Rimini, nel contesto degli avvenimenti che hanno interessato l’Italia tra il 1831 il 1918. I molti episodi raccontati, i continui collegamenti con fatti storici di cui i personaggi citati sono partecipi, la stessa Campagna del 1866 narrata da un Garibaldino – l’Autore – fanno di questo libro ben più di un ricordo familiare o di uno spaccato di vita locale.
In principio era Zaclèn. Col suo poderoso violino inventò la musica popolare romagnola. Poi venne Secondo Casadei. Musicista, compositore, capo-orchestra, impresario portò a compimento l’opera di Zaclèn. Stabilì una tradizione. E la diffuse in Italia e nel mondo. Romagna mia, la sua canzone più famosa, rappresenta il perfetto connubio tra un uomo e la sua terra. La Romagna appunto. Dove si ballava il valzer al ritmo frenetico dei violini nella polvere delle aie e dei cameroni. La regione delle case del popolo e delle cameracce repubblicane. Un “pianeta” un po’ vero e un po’ “inventato dai suoi abitanti”. Questa guida racconta la Romagna di Secondo Casadei. Ma anche di Pascoli e Mussolini. Fellini e Guerra. Di sublimi poeti in versi, in immagini e in musica. Di cinici politicanti. E di oscuri popolani (braccianti, mezzadri, carrettieri, artigiani...). Che si batterono nelle fila delle prime grandi organizzazioni di massa. E ballarono il valzer con Zaclèn e Casadei. Ma non solo. Rivela anche in quali luoghi si può ritrovare, oggi, quella Romagna: la Romagna di una volta.
(1993, pp. 116, Euro 10,33) Attraverso la storia del Moscadello, vino celebrato nei secoli per il suo fresco sapore, per il suo particolare aroma, per la sua dolcezza, prediletto da sovrani, scienziati ed artisti, si scopre Montalcino: un libro dietro l’altro, un secolo dietro l’altro, in un piacevolissimo viaggio nel tempo dagli Etruschi al Medioevo, al Rinascimento, fino ai giorni nostri.
introduzione di Luisa Bartolotti Dodici racconti, alcune famiglie della medio-alta borghesia italiana, tante persone con legami di parentela e di amicizia, luoghi e tempi diversi. È questo lo sfondo dal quale emergono e nel quale operano i veri protagonisti di questo libro: cuochi e cuoche con il loro goloso bagaglio di ricette. Dalla complicata ricostruzione di un puzzle scaturiscono personaggi singolari che, con le loro ricette – ne sono riportate oltre 200 –, hanno accompagnato, con dedizione e discrezione, momenti significativi della vita e della storia di queste famiglie dagli anni venti agli anni cinquanta del Novecento.
Il latte è alimento primigenio (lac prima vita omnibus dicevano i latini) universale, materno, consueto rassicurante e piacevole. L'Autore (giornalista, scrittore, enogastronomo, ricercatore di cultura enogastronomica territoriale, cultore e studioso di prodotti tipici e eccellenti)compie un vero e proprio viaggio storico-culturale-gastronomico nel mondo del latte. il racconto inizia infatti al tempo dei romani, si snoda nei secoli attraverso il Rinascimento e la fondamentale esperienza artusiana, si consolida nelle consuetudini regionali, ma anche nella grande cucina professionale dei nostri giorni e in quella domestica. Graziano Pozzetto si è avvalso del contributo dei più autorevoli studiosi (Folco Portinari, Alberto Capatti, Stefano Faccini, Piero Meldini, Giovanni Battista Panatta, chef italiani e francesi (Annie Feolde,Luisa Valazza, Alain Ducasse, Paul Bocuse, Salvatore Ghinelli, Nino Bergese, Luigi Carnacina, Gualtiero Marchesi, Tarcisio Raccagni, Walter Eynard, Gianfranco Vissani, Igles Corelli. il volume rappresenta oggila prima raccolta pubblicata in Italia di studi specifici sul latte che spaziano in campo culinario, antropologico, medico, arricchita da un'interessante selezione di ricette in cui il latte è protagonista o compagno immancabile di intriganti pietanze.
introduzione di Piero Meldini Questo libro nasce dall’azzeccata quanto originale formula di cuocere insieme e condire con sugo tutto romagnolo minestre e folklore, carni e storia, pesci e tradizioni popolari. I sapori e gli odori delle pentole al fuoco e della cultura contadina emanano da ogni pagina. L’Autrice, studiosa di letteratura dialettale e storia locale, ha raccolto le ricette dei giorni feriali – quelli del lavoro nei campi – direttamente da vecchie Arzdore, antiche reggitrici della famiglia contadina romagnola, cui erano state tramandate da mamme e nonne, riuscendo così a salvare un patrimonio culturale misterioso e sconosciuto. Nell’ottobre 2000, il volume ha ricevuto il premio “Val Senio”.
La Rimini che non c'e più racconta, in diciannove capitoli la storia di altrettanti monumenti e palazzi andati distrutti in seguito agli eventi bellici dell'ultimo conflitto mondiale. L'autore ha voluto ricordarli perché non andassero perduti, perché "le pietre sono la testimonianza delle radici e della storia della cittá
Per la salama da sugo (o salamina, come affettuosamente la chiamano a Ferrara) non esistono vie di mezzo: o la si ama o la si detesta. Dello straordinario piatto ferrarese (forse il piatto per antonomasia, senza nulla voler togliere al pane ferrarese, al pampepato o ai maccheroni rinascimentali), in questo volume frutto di un lungo ed appassionato lavoro di ricerca, in cui trovano voce e spazio tutti i protagonisti del prodotto, Graziano Pozzetto, romagnolo di confine con la provincia estense, raccoglie la grande tradizione di ieri, ma anche tutto l’“arcipelago” della salamina di oggi. Importante il contributo di tanti chef ferraresi e i racconti dei tanti paesi ove si produce la salamina, a livello industriale, ma anche artigianale; di gran peso l’antologia di scritti e testimonianze dal 1300 ai giorni nostri, soprattutto dei grandi esperti ferraresi che hanno operato per divulgare e tutelare la salamina. Ne esce un variopinto mosaico, che tanto racconta della storia della gente ferrarese e della sua tradizione gastronomica.
Le ricette sono tratte dal volume L’apprendista cuciniere, un ampio manuale di cucina “per famiglie, ristoranti, alberghi, pensioni”, scritto da Salvatore Ghinelli e pubblicato a Milano nel 1928. Ghinelli, nato a Rimini nel 1873, dopo essersi perfezionato in diversi alberghi e sulle navi-passeggeri, entrò al servizio della principessa di Venosa, intima di Gabriele D’Annunzio; fu più volte convocato alla Rocca delle Camminate a cucinare per Mussolini. Negli anni Venti aprì a Rimini un buon ristorante di tradizione, il “San Michele”, meglio noto come “d’e’ Gnaf” (letteralmente “del camuso”).
Protagonista del libro è lo scalogno romagnolo, unico e inconfondibile per la piccola forma a fiaschetto, la buccia coriacea, il colore, la fragranza, gli aromi e i sapori aristocratici e delicati. Si tratta di un prodotto biologico antelitteram perché da quasi tre millenni conserva rigorosamente il medesimo corredo genetico, riproducendosi non attraverso fiori, semi, incroci e manipolazioni, bensì attraverso i suoi bulbilli originari, piantati anno dopo anno. Graziano Pozzetto mette in luce le caratteristiche merceologiche, nutrizionali e salutari che hanno consentito allo scalogno di ottenere il riconoscimento dell’IGP e, giovandosi del contributo di noti studiosi e critici di enogastronomia – Folco Portinari, Alberto Capatti, Piero Meldini e Massimo Montanari – compie un ampio excursus spazio-temporale sull’utilizzo dello scalogno in cucina, a partire dai ricettari della cucina medievale, individuando così ben 579 ricette. Artefici della maggior parte dei piatti sono i più importanti chef della cucina italiana e di quella internazionale quali (solo per citare alcuni nomi) Ferran Adrià, Gianfranco Bolognesi, Luigi Carnacina, Alain Ducasse, Renato Gualandi, Michel Lorain, Gualtiero Marchesi, Tarcisio Raccagni, Troisgros, Gino Veronelli, Gianfranco Vissani, Heinz Winkler.
Bellaria-Igea Marina non conobbe una civiltà rurale anticipatrice dell’autonomia amministrativa quale, ad esempio, realizzarono le vicine Savignano e Santarcangelo; neppure ebbe uomini dotti che si affermarono nella cultura, nelle arti, nelle armi, nei mestieri. Gli eventi clamorosi che segnarono il punto di rottura con il passato furono: la formazione dell’economia peschereccia, dopo l’Unità d’Italia; il raggruppamento della proprietà agricola in latifondi, amministrati da tecnici di valore; l’inizio del turismo; il collegamento ferroviario che, giungendo da Rimini, liberava Bellaria e Bordonchio dall’isolamento e le collocava sui binari del progresso; la costituzione del primo ente previdenziale locale: Società Operaia di Mutuo Soccorso. E nel primo decennio del ’900, dalla denominazione di un progetto di lottizzazione di un relitto di sabbia nasceva il toponimo Igea Marina. Attuale brillante realtà turistica.
Utilizzando fonti archivistiche e le lezioni tenute all’Università di Reggio Emilia da Luigi Codivilla, l’Autore ricostruisce il complesso quadro dell’agricoltura reggiana nel secolo XVIII. Ne emerge un’immagine variegata e policroma che porta a nuova vita quell’inconfondibile aspetto del paesaggio agrario reggiano.
Nel Regno d’Italia la pratica dell’educazione fisica e dello sport è tributaria dell’ideologia nazionalista che, dal protoassociazionismo risorgimentale all’organizzazione sportiva del fascismo, ne promuove lo sviluppo fra i giovani in vista di obiettivi che poco hanno a che vedere con quelle discipline. Anche l’attività motoria della donna, malvista nel XIX secolo, trova spazio sotto l’egida fascista, ma a fini eugenetici, per il miglioramento della razza. I Giochi Olimpici, disertati dagli italiani nelle prime edizioni, vengono poi utilizzati quale palcoscenico internazionale dal quale inviare messaggi forti.
Attraverso l’analisi della strumentalizzazione operata dal regime sull’informazione, lo spettacolo, la scuola, lo sport, il costume e ogni altra attività sociale, le Autrici tentano di penetrare quel complesso meccanismo che consentì al fascismo di godere del consenso popolare.
Il lavoro di Enzo Ciconte è il frutto di una lunga e assai documentata ricerca voluta dalla regione Emilia Romagna, poi confluita in parte nel III Rapporto regionale 1997 sui problemi della sicurezza. Enzo Ciconte, deputato nella X legislatura (1987-1992), membro della Commissione giustizia e, attualmente, consulente presso la Commissione parlamentare antimafia, svela il meccanismo di penetrazione delle mafie al nord, i rapporti tra criminalità mafiosa e locale, le attività mafiose nei nuovi territori. Il volume costituisce il primo esempio in Italia di un’indagine scientifica del fenomeno malavitoso nelle aree non tradizionali.
Spinto dalla curiosità suscitata da una vecchia foto di famiglia, l’autore procede a ritroso nella faticosa ma appassionante ricerca di testimonianze e documenti per tessere la trama della storia di Mondaino tra le due guerre. Dal 1918 al 1945: il dopoguerra, il socialismo, il fascismo, Matteotti, Mussolini, l’Africa e la Spagna, ed infine la guerra, il fronte, la liberazione e le prime amministrazioni democratiche. Dalla prospettiva di un piccolo paese dell’entroterra romagnolo, dalla sua microstoria, i riflessi dei grandi movimenti che sconvolsero l’Europa del Novecento.
In un’epoca sempre più tendente alle specializzazioni, colpisce la vastità dei campi del sapere esplorati da Paolo Mantegazza (1831-1910). “Poligamo nella scienza”, Mantegazza fu patologo, igienista, idrologo, sessuologo, psicologo e antropologo, ma anche grande viaggiatore: il suo spirito analitico si confrontò con le terre e le genti d’Europa, America Latina e India in tempi alieni dal turismo di consumo. Il suo istinto umanistico lo spinse ad impegnarsi in politica negli anni dell’unità d’Italia, nella divulgazione scientifica e nella creazione letteraria, lasciando durature tracce nella memoria dei luoghi dove operò (Monza, Pavia, Milano, Firenze, Rimini, Lerici).
Mi chiamo Alessandro Piscaglia, sono nato a San Leo nel 1931, per lunghi anni ho esercitato la professione di medico di base a Rimini e nella valle del Marecchia (San Leo, Pietracuta, Perticara, Novafeltria), avendo poca memoria ho trascritto in questo libriccino le conversazioni, frequenti, con i miei malati, molti dei quali, leggendo i vari raccontini, si sentiranno coautori: a loro va un grazie di cuore. L’intento è quello di riuscire, insieme, ad esser serio e a suscitare un sorriso.
a cura di D. Bascucci, C. Buda, T. Bugli, M.C. Garavini, R. Giorgetti, G.Gori
Purazi... doni! (“vongole... donne!”) è l’antico grido delle pescivendole che, un tempo, a piedi o in bicicletta, vendevano le vongole di strada in strada. Le 61 ricette, raccolte dalla viva voce della popolazione marinara anziana della costa romagnola, sono accompagnate da racconti, proverbi e foto d’epoca. Il volume è risultato vincitore del premio Internazionale “Langhe Ceretto per la cultura del cibo” (sezione “Libri di ricette” 1996).
Preziosa raccolta di annotazioni sui modi di vita, i gerghi, i tipi di navigazione delle genti di mare dell’Adriatico. Con precisione e leggerezza, Brizzi riporta immagini, voci, odori e colori tipici delle marinerie di Rimini, Riccione, Cattolica, Pesaro, Fano, Bellaria, Cervia, Ravenna. Il volume si divide in tre parti. Il Trattato dei trabaccoli descrive le barche tradizionali per la pesca e il trasporto di materiali (vele, manovre, rotte, venti, pericoli) e rievoca la vita dei pescatori in mare, nei porti, nelle osterie. Nei Diari di spiaggia e di costa l’Autore scandisce i periodi dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza, dal primo incontro con il mare nella Riccione degli anni ’20 all’audace formazione nautica a bordo dei trabaccoli, fino alla cruda rievocazione della sua esperienza di medico in tempo di guerra presso l’ospedale di Riccione. Il glossario finale rende più comprensibile la fitta terminologia marinaresca.
Per mano di un altro Guglielmo Albini, nipote dell’omonimo Autore de Gli Albini di Saludecio, prosegue il racconto di Saludecio e dei suoi abitanti: cose lontane, a volte ottocentesche, più spesso di inizio secolo, ma tutte appartenenti ad un passato che sembra, per la grande diversità dal presente, di gran lunga più lontano. L’Autore narra aneddoti e spaccati di vita paesana vissuti in prima persona o ascoltati sui màrmari, due lunghi sedili di pietra posti ai lati esterni di Porta Marina, dove gli abitanti di Saludecio erano e sono tuttora soliti darsi appuntamento nelle fresche sere d’estate.
Roba da libro Cuore. Come definire altrimenti la storia della Pallamano Rimini? Dietro quella piccola, sporca palla tonda c’è una storia d’amore fatta di canti del cigno e rinascite sempre nel segno del più convinto “l’importante è partecipare”. A guidare la pattuglia dell’handball riminese c’è il pasionario Toni Pasolini […] Ha gioito per la pallamano riminese che vantava due squadre in serie A, ha sofferto quando la palla piccola è finita nell’angolo. Con pazienza e passione si è caricato la pallamano in spalla ed ha ricominciato daccapo […] (Paolo Guiducci).
(coedizione Guaraldi-Panozzo, 2003, pp.178) Italo Magnani, figlio di perticaresi, ritorna con la memoria, grazie soprattutto agli affascinanti racconti materni, alle sue radici culturali e ai personaggi di un tempo. Traccia, con una minuzia ed un vigore degni della più qualificata scienza etnografica, una serie di ritratti, fissa tradizioni e mestieri da consegnare alle nuove generazioni come preziose eredità.
Un breve excursus, corredato da numerose immagini, per le vie di Rimini che, se a buon diritto, è conosciuta come capitale delle vacanze, capace di accogliere le esigenze di turisti di tutte le età, è anche città d’arte e ricca di storia, il cui fascino è tutto da scoprire.
L’Autore, dopo un saggio introduttivo su “gli scrittori dell’antistoria e la polemica sul fascismo” ripropone i capitoli più significativi di illustri scrittori (Borgese, Colamarino, Cusin), non storici ma “antistorici”, che cioè si sono sforzati di penetrare e narrare non la storia ma l’antistoria d’Italia ossia quello che di negativo c’è stato e c’è nella realtà morale e spirituale degli Italiani.
Con chiarezza e unitarietà di trattazione, l’Autore rende accessibili anche ad un lettore non specialista una storia e degli eventi politici, quelli del Partito Liberale, che si intrecciano con la storia e gli eventi politici dell’Italia intera.
Il volume si occupa di turismo sociale e contemporaneamente di diritto alle vacanze, di bisogno di socialità, ma anche di formule e proposte di vacanza, cioè di attività e contenuti: per capire come è nato il turismo sociale, come si è sviluppato e quali cambiamenti ha attraversato nella non sempre facile ricerca di mantenere i propri valori originali.
Alessandro Roveri, già professore di Storia contemporanea presso l’Università di Ferrara, ricostruisce attraverso la vita di Giovanni Cecchini, combattente volontario a Mentana (1867) e poi assassinato da un ex-compagno di fede passato con alcuni altri giovani cattolichini dal mazzinianesimo all’anarchismo di Bakunin, un pezzo di storia del Risorgimento riminese-cattolichina.
Da borgata abbandonata a se stessa a stazione balneare di prim’ordine. Questo è quanto racconta Viserba nelle cronache della Belle époque. Una pagina di storia tra Otto e Novecento che attinge ai verbali delle sedute del Consiglio comunale di Rimini e alle cronache dell’epoca
(coedizione Guaraldi-Panozzo 2002, pp. 80) Il nome di Viserbella, negli intendimenti di Giulio Cesare Gamberini che per primo vi costruì un villino, racchiudeva una promessa ed un auspicio. “La promessa era che il nuovo quartiere manifestasse rispetto nei confronti della vicina borgata, di cui si sentiva doverosamente dipendente, come un figlio nei confronti della madre; l’auspicio, invece, era che Viserbella diventasse più bella di Viserba…”.
Sigismondo Pandolfo dei Malatesti, signore di Rimini dal 1432, eccelle nell'arte della guerra fino a diventare, giovanissimo, uno dei più famosi condottieri d'Italia. L'autore ne narra le vicende attraverso l'immediatezza e la vivacità del fumetto.
Vittorio Belli (Rimini 1870-1953), di antica famiglia patrizia, fonda nel 1906 Igea Marina. Medico, naturalista, archeologo, antiquario, incarna un modello interessante di imprenditore balneare attento ai valori della natura e della cultura. Dopo il terremoto del 1916 scopre nell’abside di Sant’Agostino gli affreschi della grande Scuola Riminese del Trecento. Assessore nella prima giunta socialista di Rimini (1919-1921), apre il museo nei locali dell’ex convento di S. Francesco. Tra le due guerre, progetta un centro culturale estivo, con museo, pinacoteca, biblioteca, nella Pineta di Igea Marittima. Dopo i disastri bellici, tenta esperimenti per fermare il fenomeno dell’erosione marina mediante piantamenti di tamerici.


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