La seconda e terza raccolta dei Sonetti da tavola, uscite in un unico volume, confermano il progetto antimodernista di un recupero delle forme classiche, contro l’ideologia dell’esplosività assoluta del gesto poetico, ricondotto così alla tradizione implosiva, sotto il peso massiccio delle regole o, in termini oulipiani, delle restrizioni. La scelta radicale si spinge fino a riattivare la finzione del canzoniere. “Sopra pensieri nuovi facciamo versi antichi” era il messaggio di André Chénier: riprenderlo in chiave postmoderna antimodernistica significa, per l’autore, iscriversi alla scommessa di una letteratura neorinascimentale.