Kunt Brynhildsvoll apre il volume commentando un testo teatrale scritto per la radio da Robert Ferguson ricco di riferimenti agli anni giovanili di Henrik Ibsen e alla sua opera Spettri/Gengangeree (1882). Maurizio Fabbri prosegue con un’ampia considerazione critica sulle riflessioni della giornalista e scrittrice Carmen de Burgos in seguito al suo viaggio nel Nord-Europa nel primo Novecento. Vita Fortunati si occupa dell’opera di William Morris relativamente alle sue impressioni sull’Irlanda. Roberto Rizzo, traccia una profonda analisi del microromanzo dell’autore tedesco Peter Weiss, da tempo cittadino svedese, sulla società moderna del suo paese d’adozione. Randi Langen Moen mette in luce i tratti sintomatici del carattere “fin de siecle in Hans E. Kinck, operando un confronto con Giovanni Verga, Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio. Andreas Lombnass analizza il romanzo moderno norvegese, in particolare l’opera di Dag Solstad, mentre Jahn Thon considera l’esperienza di Karen Blixen, caratterialmente “esiliata” nell’arte. L’opera di Jonas Lie, in riferimento al periodo parigino e al fenomeno dell’“emigrant literature” sono oggetto dell’attenzione di Hans H. Skei. La poesia pascoliana vista da Hans H. Kinck è, invece, l’argomento trattato dal giovane studioso Gianluca Turricchia. Lis Wedell Pape prende in esame la poesia Vandtrapper di Inger Christensen, mentre Bjørn Tysdahl attua un paragone fra il genere di “exile” di Henrik Ibsen e di James Joyce. Lisbeth Wærp trova un richiamo kafkiano nell’opera del simbolista Tarjei Vesaas; Henning Howlid Wærp, infine, propone alcune considerazioni sul poeta norvegese Jan Erik Vold, “in esilio” in Svezia.
14 relazione presentate nelle lingue originali.