Graffia graffia, qualcosa rimane? è una antologia di scritti che dopo Poveracce e champagne ancora una volta permette di attraversare e rievocare periodi, vicende e protagonisti della storia politica e amministrativa non solo riminese, “passati al contropelo” da Nando Piccari con l’acume, la leggerezza, l’ironia anche feroce (ma mai offensiva) che lo contraddistingue.
Il corsivo giornalistico è uno strano animale, una bestia tutta particolare, forse la più difficile da domare.
Fatto di ironia e brevità tende sempre a scappare: non è satira ma deve saper far sorridere, non è apologo morale ma deve far indignare, non è semplice ammiccamento ad un lettore tanto abituale da esser diventato quasi un amico ma deve saper mantenere un tono diretto e colloquiale, chiama la citazione senza dover apparire colto in maniera leziosa... Non esiste la “grande politica”, quella che si svolge a Roma o nel Transatlantico o a Palazzo Chigi, e la “piccola politica” che ne è solo una imitazione in scala ridotta. Per Piccari e nei suoi scritti la politica è una sola, è un impegno personale consumato tutto “a casa sua” per passione e non per pigrizia, per amore e non per paura di andare altrove. E anche il parlare, giustamente, di una realtà che è sotto gli occhi dei suoi lettori non è una scelta al risparmio ma la capacità di misurarsi con quello che il tuo pubblico può verificare coi suoi occhi.
Prefazione di Walter Veltroni.