Giovedì 7 maggio 2026, alle ore 17.30, la Cineteca di Rimini ha ospitato la presentazione di E’ paés di minadór , la raccolta poetica di Gilberto Grazia pubblicata da Panozzo Editore.
Durante l’incontro Sabrina Foschini, autrice della prefazione, ha dialogato con Gilberto Grazia intorno alle origini del libro, alla memoria familiare e alle persone che attraversano le sue poesie.
La presentazione ha offerto l’occasione per avvicinarsi a una raccolta nella quale Perticara, la vita della comunità mineraria, il dialetto, la musica e il paesaggio dell’Appennino diventano materia poetica.
Una raccolta nata dalla memoria
E’ paés di minadór nasce dall’incontro fra ricordo personale e memoria collettiva. Le vicende della famiglia dell’autore si intrecciano con quelle di minatori, musicanti, donne, emigranti e abitanti di Perticara.
Le poesie non costruiscono una storia ordinata e completa del paese. Grazia procede attraverso frammenti: un odore, un soprannome, un oggetto, una frase ascoltata, una persona che riaffiora improvvisamente dal passato.
La miniera occupa un posto centrale in questa memoria, ma il libro non è una ricostruzione tecnica dell’attività estrattiva. Il sottosuolo viene ricordato attraverso l’esperienza di chi vi lavorava e delle famiglie che ne condividevano fatica, rischi e attese.
Perticara e il paese dei minatori
Il titolo della raccolta richiama direttamente Perticara e la sua identità mineraria. Il paese entra nelle poesie attraverso i suoi abitanti, i luoghi, i soprannomi e le voci conservate nella memoria dell’autore.
Zolfo, scarponi, lumi, calcaroni e sirene sono alcune delle immagini che riportano alla superficie il mondo della miniera. Grazia non ne offre una descrizione esaustiva: sceglie pochi elementi concreti, capaci di richiamare un’esperienza più ampia.
Accanto al lavoro compaiono la scuola di musica, la banda dei minatori, le relazioni familiari, le convinzioni politiche, le partenze e i ritorni. Perticara emerge così non soltanto come luogo produttivo, ma come una comunità formata da persone differenti.
Il dialetto come voce del paese
Nella raccolta l’italiano convive con il dialetto. Il passaggio fra le due lingue permette all’autore di conservare il ritmo del parlato, le battute, i richiami familiari e il modo in cui le persone venivano chiamate e ricordate.
Il dialetto non viene utilizzato come un elemento decorativo o folcloristico. È una lingua legata alle relazioni, al lavoro, all’ironia e alla vita quotidiana della comunità.
Alcuni componimenti restituiscono l’impressione di una voce ascoltata direttamente. Altri alternano narrazione e parlato, facendo emergere il carattere di una persona senza ricostruirne tutta la biografia.
La musicalità del dialetto, le assonanze e i cambiamenti di registro appartengono pienamente all’esperienza di lettura e non possono essere sostituiti da una semplice parafrasi.
I genitori, le radici e la memoria familiare
La prima parte del libro è dedicata alle radici. Il padre e la madre dell’autore vengono ricordati attraverso il lavoro, la guerra, le difficoltà economiche, le scelte morali e il rapporto con i figli.
Il padre scese in miniera ancora molto giovane e lavorò a lungo nel sottosuolo. La sua figura, tuttavia, non viene identificata soltanto con il mestiere: emerge anche attraverso la generosità, il rispetto per le persone più deboli e una sensibilità spesso nascosta dietro un carattere apparentemente severo.
La madre è legata al lavoro nei campi, alle responsabilità familiari e agli anni della guerra. Anche il suo ritratto è costruito attraverso gesti e azioni concrete, senza ricorrere a una celebrazione astratta.
Questi componimenti permettono alla memoria privata di aprirsi verso una storia più ampia, condivisa da molte famiglie dell’Appennino.
Le persone di una comunità
Accanto ai familiari compaiono persone conosciute nel paese: minatori, amici, musicanti, donne segnate dal giudizio sociale ed emigranti costretti a lasciare la propria terra.
Ognuno viene ricordato attraverso pochi tratti. Un soprannome, un’abitudine, una battuta o un oggetto possono diventare il punto dal quale una vita torna a essere visibile.
Grazia non trasforma queste persone in figure indistinte o rappresentative di una categoria. Conserva nomi, caratteri e contraddizioni individuali, evitando di ridurre la memoria di Perticara a un’immagine uniforme.
Proprio per rispettare la forma scelta dall’autore, le vicende non vengono qui raccontate integralmente. Il loro significato completo rimane affidato alle poesie e alle conclusioni dei singoli componimenti.
La musica e Giovanni Evangelisti
La musica costituisce un altro filo importante della raccolta. Giovanni Evangelisti viene ricordato come minatore, clarinettista e maestro della scuola di musica.
La poesia a lui dedicata conserva il tono delle lezioni, le indicazioni musicali, i rimproveri e l’ironia del rapporto con i giovani allievi.
La banda mostra un aspetto della comunità di Perticara che non coincide soltanto con il lavoro nel sottosuolo. I minatori erano anche musicanti, insegnanti e partecipanti alla vita culturale del paese.
Nel libro la memoria musicale non assume la forma di una storia istituzionale della banda. Ritorna attraverso una voce e una situazione vissuta, che la poesia rende nuovamente presente.
Dalla Valmarecchia all’Istria e a Marcinelle
La geografia della raccolta supera i confini di Perticara. Le vicende familiari conducono verso l’Istria, il Belgio e l’Argentina, seguendo i percorsi della guerra, del lavoro e dell’emigrazione.
La miniera diventa il filo che collega luoghi lontani. Cambiano i territori e i materiali estratti, ma rimangono la fatica, il rischio, le partenze e il rapporto con le famiglie.
Marcinelle entra nel libro attraverso nomi e legami personali. La tragedia non viene affrontata come una ricostruzione storica generale, ma attraverso le persone dell’Appennino che partirono per lavorare nelle miniere belghe.
Anche il paesaggio della Valmarecchia e dei territori appenninici vicini conserva partenze e ritorni. Monti, castagneti, grotte e paesi permettono ai ricordi di riaffiorare e mostrano ciò che il tempo ha trasformato.
Per una visione generale della storia, dei borghi e della cultura del territorio è possibile consultare Valmarecchia: storia, borghi, paesaggio e identità .
La prefazione di Sabrina Foschini
Sabrina Foschini presenta Gilberto Grazia come un raccoglitore: una persona capace di cercare nella natura, negli incontri e nei ricordi le tracce dalle quali può nascere una poesia.
La prefazione sottolinea la concretezza della sua scrittura, costruita attraverso immagini e oggetti e caratterizzata da versi rapidi, essenziali e lontani dalla retorica.
Accanto alla memoria familiare e mineraria emerge inoltre l’ironia. La raccolta non è composta soltanto da testi dedicati a Perticara: comprende giochi linguistici, rime, riflessioni, componimenti spirituali e testi legati alla contemporaneità.
La presentazione alla Cineteca ha permesso di introdurre proprio questa pluralità, mostrando come le radici minerarie costituiscano il cuore del libro senza esaurirne tutte le direzioni.
Una poesia essenziale, da incontrare nel libro
Le poesie di E’ paés di minadór sono spesso brevi e concentrate. Il loro significato dipende dall’ordine delle parole, dalle pause, dal suono del dialetto e dalle immagini con le quali ogni componimento si conclude.
Per questa ragione la pagina non riproduce i testi e non propone parafrasi verso per verso. Presenta il contesto dell’incontro e alcuni percorsi di lettura, lasciando al volume la voce delle persone e la forma completa delle poesie.
Scopri E’ paés di minadór di Gilberto Grazia , con prefazione di Sabrina Foschini.
