Un ritratto cerca di restituire l’aspetto di una persona. Una caricatura seleziona alcuni tratti, li accentua e li trasforma in un’immagine immediatamente riconoscibile. Fra questi due linguaggi si collocano le “caritratture” di Marino Bonizzato, disegni nei quali somiglianza, sintesi e interpretazione personale convivono sullo stesso foglio.
Il termine è stato coniato dallo stesso Bonizzato per indicare qualcosa a metà strada fra una caricatura e un ritratto. La parola contiene però anche un’altra possibile suggestione: molte delle persone rappresentate sono state compagne di scuola, amici, collaboratori e protagonisti della vita culturale, professionale e civile incontrati dall’autore nel corso degli anni.
La caritrattura non nasce quindi soltanto dall’osservazione di un volto. Nasce da una relazione.
Che cos’è una caritrattura?
Bonizzato definisce le proprie caritratture come immagini collocate fra il ritratto e la caricatura. Del ritratto mantengono la ricerca della somiglianza e l’attenzione verso l’identità individuale; della caricatura utilizzano la libertà di semplificare, selezionare e sottolineare i caratteri più riconoscibili.
L’obiettivo non è realizzare una riproduzione fotografica. Pochi segni devono permettere di riconoscere non soltanto la fisionomia, ma anche un atteggiamento, un modo di guardare o una particolare presenza.
Le prime prove risalgono agli anni del liceo scientifico. I soggetti erano compagni di classe e insegnanti, disegnati anche sulle pagine del diario di un’amica. Molti decenni più tardi, quel diario è stato ritrovato con i disegni ancora conservati al suo interno.
Le caritratture nascono dunque molto prima dell’attività professionale dell’autore e accompagnano il suo percorso quasi come una scrittura parallela.
Tra somiglianza e interpretazione
La differenza tra una fotografia e un ritratto disegnato non riguarda soltanto la tecnica. Chi disegna deve scegliere quali informazioni conservare e quali eliminare.
Una linea può suggerire il profilo di un naso, la forma di una fronte, l’inclinazione della testa o il modo in cui una persona porta gli occhiali. Il disegno diventa efficace quando questi elementi non sono semplicemente accumulati, ma organizzati in una sintesi leggibile.
Nelle caritratture di Bonizzato alcuni volti sono costruiti attraverso pochi contorni netti; altri presentano tratteggi, ombre e segni più fitti. In certi casi domina la ricerca della somiglianza, in altri emerge maggiormente la componente ironica.
La varietà non è un limite. Mostra come il linguaggio cambi a seconda del soggetto e della relazione instaurata con la persona ritratta.
I primi volti disegnati al liceo
Le caritratture giovanili permettono di osservare il momento in cui l’autore comincia a trasformare le persone che lo circondano in soggetti grafici.
Compagni e insegnanti sono rappresentati attraverso profili, acconciature, espressioni e piccoli particolari capaci di renderli riconoscibili. Fra questi disegni compare anche un’autocaritrattura: segno che l’ironia non viene rivolta soltanto verso gli altri, ma può comprendere lo stesso disegnatore.
Il contesto scolastico offre un osservatorio quotidiano. Gli stessi volti possono essere studiati per mesi o per anni, fino a quando un gesto o un tratto non diventano elementi sufficienti a raccontare un carattere.
Non si tratta ancora di un progetto organico. È piuttosto un esercizio spontaneo, nato dal desiderio di osservare e restituire sulla carta le persone vicine.
Il disegno come incontro
Una caritrattura riuscita dipende dalla capacità di vedere qualcosa che non coincide esclusivamente con le misure del volto.
Bonizzato descrive il momento del riconoscimento attraverso l’esclamazione di chi osserva il disegno e afferma che il soggetto è stato “preso”. Il risultato non dipende soltanto dall’esattezza anatomica: conta quel particolare difficile da definire che restituisce la presenza della persona.
Il verbo “prendere” non indica qui una cattura ostile. Significa aver individuato il tratto capace di mettere in comunicazione l’immagine e il soggetto.
Per questa ragione le caritratture possono essere interpretate come ritratti di relazione. Il disegnatore non osserva una figura anonima, ma qualcuno con cui ha condiviso una parte del proprio percorso.
Disegnare dal vero e disegnare a memoria
Nel 1997 Marino Bonizzato organizzò alla Galleria dell’Immagine di Palazzo Gambalunga la mostra Cari compagni – Note per una favola. Il catalogo comprendeva più di 350 caritratture di persone incontrate durante la vita universitaria, politica, sociale e professionale.
La maggior parte era stata disegnata dal vero. Soltanto pochi soggetti erano stati rappresentati a memoria, perché sentiti idealmente vicini pur non essendo stati osservati direttamente durante l’esecuzione.
La distinzione è importante. Disegnare dal vero permette di registrare movimenti, esitazioni ed espressioni che una fotografia può fermare in un solo istante. Disegnare a memoria richiede invece una selezione ancora più radicale: rimangono soltanto gli elementi che il ricordo considera essenziali.
In entrambi i casi il volto diventa parte di un archivio personale.
Un archivio di persone e relazioni
Le centinaia di caritratture realizzate da Bonizzato non costituiscono soltanto una raccolta di esercizi grafici.
Accostate, raccontano un ambiente culturale e umano. Vi compaiono persone provenienti da ambiti diversi: arte, professioni, giornalismo, amministrazione, cultura e vita cittadina. Non è necessario conoscere ogni soggetto per comprendere la funzione complessiva della raccolta.
Ogni volto rappresenta una relazione, un incontro o un tratto di strada percorso insieme.
In questo senso, le caritratture costruiscono una forma particolare di autobiografia. L’autore non racconta sé stesso soltanto attraverso ciò che ha fatto, ma anche attraverso le persone che ha osservato, frequentato e ricordato.
La biografia individuale diventa così un racconto corale.
Il valore della sintesi grafica
Realizzare una caritrattura richiede capacità di selezione. Inserire un numero maggiore di dettagli non produce necessariamente un’immagine più somigliante.
Talvolta bastano il contorno del viso, una capigliatura, una montatura di occhiali e una particolare posizione della bocca. Altre volte serve un tratteggio più complesso per suggerire l’età, l’espressione o il volume del volto.
La sintesi grafica obbliga il disegnatore a stabilire una gerarchia: quali segni sono indispensabili? Quali possono essere eliminati? Quale elemento permette al soggetto di emergere dal foglio?
È una ricerca che avvicina il ritratto alla scrittura. Come una frase ben costruita utilizza soltanto le parole necessarie, un disegno efficace conserva i segni capaci di produrre significato.
Disegnare con la mano sinistra
Bonizzato ha sperimentato anche la realizzazione di caritratture con la mano sinistra. Il passaggio dalla mano abituale a quella meno allenata modifica il rapporto con il segno.
La mano destra è descritta come più abile e controllata; la sinistra appare invece incerta e meno prevedibile. Proprio la perdita parziale del controllo può generare risultati inattesi, più essenziali o spontanei.
L’esperimento mostra che la qualità di un disegno non dipende soltanto dalla precisione tecnica. Un tratto esitante può rivelare una capacità espressiva che il gesto troppo sicuro rischia di attenuare.
Successivamente l’autore utilizzò anche firme differenti per distinguere alcuni linguaggi grafici: per il settimanale riminese la Voce, per esempio, riservò lo pseudonimo “gesubambino” alle vignette eseguite con la mano sinistra.
Quando il ritratto incontra l’ironia
La caritrattura possiede una componente ironica, ma non coincide necessariamente con la satira.
La caricatura può mettere in evidenza un difetto, una contraddizione o un comportamento. La caritrattura mantiene invece al centro l’identità della persona e il rapporto instaurato con chi la disegna.
L’ironia diventa allora uno strumento di vicinanza. Può rendere evidente un tratto senza trasformarlo in un motivo di umiliazione.
Questa impostazione è coerente con l’idea di satira espressa da Bonizzato: un’azione creativa e non distruttiva, che dovrebbe rivolgere il proprio sguardo innanzitutto verso sé stessi e soltanto successivamente verso gli altri.
Il disegno può essere pungente senza diventare offensivo. La sua forza nasce dalla capacità di far riconoscere una caratteristica, non dalla volontà di ridurre una persona a quella sola caratteristica.
Dal disegno privato alla comunicazione pubblica
Le prime caricature di Bonizzato passarono progressivamente dai diari e dagli incontri fra amici alle pubblicazioni e alle iniziative culturali.
Durante gli anni universitari alcuni lavori apparvero sul giornale satirico riminese Il Goliardo. Il disegno entrò così in una dimensione pubblica, nella quale la sintesi grafica poteva dialogare con testi, notizie e commenti.
La caritrattura conserva però una propria autonomia. Anche senza una battuta o un testo di accompagnamento, il volto può raccontare un’intera relazione.
Questa capacità spiega perché le immagini siano disseminate anche fra le pagine di Marin©azzeggi: non sono semplici decorazioni, ma presenze che accompagnano il racconto.
Volti che interrompono e arricchiscono il testo
Nel libro le caritratture compaiono accanto ai nomi delle persone ricordate, creando un continuo passaggio fra parola e immagine.
Il lettore non incontra soltanto un nome, una professione o un episodio. Incontra anche uno sguardo, un profilo e un’espressione.
Questa struttura rende la narrazione più simile a un album di incontri che a una biografia tradizionale. Le immagini interrompono il flusso del testo, ma allo stesso tempo lo ampliano: mostrano ciò che la descrizione verbale non può restituire completamente.
Le caritratture diventano così una delle chiavi visive dell’opera.
Le caritratture in Marin©azzeggi
Questo articolo presenta il significato del termine e alcuni momenti della ricerca grafica di Marino Bonizzato, ma non riproduce l’ampiezza della raccolta.
Marin©azzeggi riunisce caritratture giovanili, ritratti di amici e compagni di percorso, disegni satirici e numerosi altri materiali grafici, inserendoli nel contesto degli incontri e degli episodi ai quali sono legati.
È proprio l’accostamento fra volti, memorie e racconti a dare alle immagini il loro significato più completo.
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Che cosa significa “caritrattura”?
“Caritrattura” è il termine utilizzato da Marino Bonizzato per definire un disegno collocato fra la caricatura e il ritratto.
Qual è la differenza fra ritratto e caricatura?
Il ritratto tende a restituire l’identità e la somiglianza del soggetto. La caricatura seleziona e accentua alcuni tratti per ottenere un’immagine immediata, spesso ironica. La caritrattura cerca un equilibrio fra le due modalità.
Quando Marino Bonizzato iniziò a realizzare caritratture?
Le prime prove conosciute risalgono agli anni del liceo, quando disegnava compagni di classe e insegnanti.
Le caritratture sono disegnate dal vero?
La maggior parte delle opere raccolte dall’autore è stata realizzata dal vero. Alcuni soggetti sono stati invece disegnati a memoria.
Dove si possono vedere le caritratture di Marino Bonizzato?
Una selezione significativa è riprodotta in Marin©azzeggi, pubblicato da Panozzo Editore, insieme ai racconti e alle persone alle quali i disegni sono legati.

