Architettura e spazio pubblico a Rimini: le visioni di Marino Bonizzato

Vista del progetto di Marino Bonizzato per la spiaggia di San Giuliano a Mare

Una città non è soltanto una somma di edifici, strade e infrastrutture. È un sistema di relazioni nel quale si incontrano persone, paesaggio, mobilità, attività economiche, memoria e vita quotidiana.

Ragionare di architettura e spazio pubblico a Rimini significa quindi osservare il rapporto fra il centro storico, la fascia costiera, i quartieri, le vie di comunicazione e il territorio circostante. Ogni intervento modifica non soltanto il luogo nel quale viene realizzato, ma anche il modo in cui quel luogo viene raggiunto, attraversato e vissuto.

Nel percorso professionale di Marino Bonizzato, questa visione complessiva ritorna in numerosi studi, disegni e proposte. I suoi progetti non riguardano esclusivamente singole costruzioni: cercano spesso di mettere in relazione parti differenti della città.

Se nei ricordi della Rimini nel dopoguerra prevalgono case, strade e luoghi vissuti durante l’infanzia, qui lo sguardo si sposta verso una Rimini possibile: una città osservata attraverso il progetto e l’immaginazione.

Dal singolo edificio a una visione urbana

Un edificio può essere valutato per la sua forma, la sua funzione e la qualità degli spazi interni. Un progetto urbano deve invece considerare un numero molto maggiore di relazioni.

Occorre comprendere:

  • come le persone raggiungono un luogo;
  • quali percorsi lo collegano agli altri quartieri;
  • come cambia il rapporto fra pedoni, biciclette e automobili;
  • quali attività possono svilupparsi durante il giorno e nelle diverse stagioni;
  • quale relazione si crea con il paesaggio;
  • quali spazi rimangono realmente accessibili alla comunità.

La formazione tra scultura e architettura di Bonizzato contribuisce a spiegare questa attenzione. La città viene considerata come una composizione di volumi e spazi, ma anche come un organismo che può essere percorso e abitato.

La qualità urbana non dipende soltanto dalla bellezza dei singoli elementi. Dipende dal modo in cui questi elementi riescono a costruire un insieme leggibile e vitale.

“Un progetto per Rimini”

Nel 2001 alcune idee di Bonizzato furono presentate attraverso sette ampie interviste pubblicate dal giornale la Voce di Rimini.

Il ciclo, intitolato Un progetto per Rimini, nasceva dalla volontà di spostare il dibattito amministrativo dalle sole persone candidate e dagli elenchi di opere da realizzare verso un confronto più ampio sulle possibili direzioni future della città.

Le diverse puntate affrontavano temi come:

  • il ruolo territoriale di Rimini;
  • la rete delle comunicazioni;
  • la struttura del corpo urbano;
  • il rapporto fra costa e città;
  • la zona mare;
  • l’ospitalità;
  • la necessità di una visione complessiva.

Uno degli elaborati rappresentava Rimini attraverso uno schema di connessioni tra il sistema urbano costiero, il centro, le principali direttrici territoriali e le città vicine. Il disegno non descriveva un singolo intervento, ma cercava di mostrare le relazioni che avrebbero dovuto essere considerate nella progettazione.

Queste proposte appartengono a un preciso momento storico e non devono essere lette come un piano urbanistico attuale. Conservano però interesse come testimonianza di un metodo: prima di elencare le opere, occorre chiedersi quale città si intenda costruire.

Rimini tra costa, centro e territorio

La forma di Rimini è profondamente condizionata dalla relazione con il mare. La lunga fascia costiera costituisce una risorsa paesaggistica ed economica, ma può anche produrre una separazione fra parti della città organizzate secondo funzioni e ritmi differenti.

La città storica, la ferrovia, i quartieri residenziali, gli alberghi, il lungomare e la spiaggia formano sistemi vicini nello spazio, ma non sempre pienamente connessi nell’esperienza quotidiana.

Una visione urbana deve quindi superare la lettura per settori isolati.

Il tema non consiste soltanto nel rendere più gradevole una passeggiata o nel rinnovare un singolo tratto di lungomare. Occorre comprendere come la costa possa entrare nella vita della città e come i percorsi provenienti dai quartieri possano raggiungere il mare senza interruzioni o barriere percettive.

Progettare il waterfront significa lavorare sulla continuità.

Lo spazio pubblico come tessuto connettivo

Lo spazio pubblico non è semplicemente ciò che rimane libero fra gli edifici. È il luogo nel quale la città diventa esperienza condivisa.

Strade, piazze, parchi, percorsi e affacci sul mare determinano:

  • il modo in cui le persone si incontrano;
  • il tempo trascorso all’aperto;
  • la possibilità di muoversi senza automobile;
  • l’accesso al paesaggio;
  • la visibilità delle attività culturali;
  • la relazione fra abitanti e visitatori.

Verso la fine del Novecento Bonizzato utilizzò l’espressione “Parco spiaggia” per una fascia progettuale destinata a collegare spiaggia, lungomare, strutture ricettive, attività commerciali e sistema urbano.

La proposta prevedeva una trama composta da verde, acqua, percorsi pedonali e ciclabili, piccoli rilievi, spazi per la sosta e strutture di servizio. L’obiettivo non era trattare ogni elemento separatamente, ma ricucire i diversi ambienti della costa in un unico tessuto.

È un principio ancora utile per leggere qualsiasi progetto urbano: uno spazio acquista valore quando riesce a collegare luoghi, attività e persone.

La spiaggia come spazio della città

Nelle località balneari, la spiaggia viene spesso osservata soprattutto attraverso la sua funzione estiva. Stabilimenti, servizi e attività sono organizzati intorno ai mesi di maggiore affluenza.

Bonizzato prova invece a immaginare l’arenile anche come spazio urbano stagionale, capace di modificarsi nel corso dell’anno.

Uno studio dedicato alla spiaggia di Marina Centro proponeva, nel 2001, una sistemazione invernale sperimentale fondata sulla relazione fra sabbia, acqua, luce e installazioni temporanee. Alcuni operatori della zona mostrarono interesse per la realizzazione di una piccola “cittadella” attiva anche fuori dalla stagione tradizionale.

Il progetto non venne realizzato, ma permette di formulare una domanda significativa: la spiaggia deve rimanere uno spazio utilizzabile soltanto durante l’estate oppure può partecipare alla vita culturale e sociale della città durante tutto l’anno?

L’interesse della proposta non risiede nella possibilità di riprodurla oggi esattamente nella sua forma originaria. Risiede nell’idea di considerare la spiaggia come un paesaggio dinamico, capace di ospitare usi temporanei senza perdere il proprio carattere naturale.

Il progetto per San Giuliano a Mare

La riflessione sul rapporto fra città e arenile ritorna anche in una proposta dedicata alla spiaggia di San Giuliano a Mare.

In questo caso l’intenzione era inserire una nuova configurazione dell’arenile nel più ampio progetto della Darsena e delle zone circostanti. La proposta cercava di richiamare un assetto più vicino alle forme naturali della spiaggia e di salvaguardare la relazione visiva con il mare.

Anche questo progetto è rimasto sulla carta.

I disegni non devono quindi essere presentati come la soluzione definitiva a problemi contemporanei. Possono essere letti come documenti che mostrano quali questioni fossero già percepite come centrali:

  • il rapporto fra costruito e paesaggio;
  • la visibilità del mare;
  • la continuità dei percorsi;
  • la qualità dello spazio pedonale;
  • l’inserimento dei servizi;
  • la relazione fra Darsena, spiaggia e quartiere.

Un progetto non realizzato può conservare valore quando continua a far emergere domande.

Immaginare prima di pianificare

La progettazione urbana richiede dati, norme, competenze tecniche e verifiche economiche. Prima ancora di queste operazioni, però, è necessario formulare una visione.

Che tipo di città si vuole favorire? Quali comportamenti dovrebbe rendere più semplici? Quali relazioni dovrebbe incoraggiare? Quali luoghi devono essere protetti, trasformati o resi maggiormente accessibili?

Nel percorso di Bonizzato, il gioco come metodo creativo serve anche a sospendere temporaneamente ciò che appare inevitabile. Immaginare una configurazione diversa permette di confrontare il presente con una possibilità alternativa.

Nel 2007 l’autore presentò ventuno “Eutopie riminesi”: scenari culturali, ambientali, sociali e architettonici dedicati a un possibile futuro della città. L’iniziativa riprendeva testi e immagini elaborati per un precedente progetto di accoglienza turistica.

L’articolo non elenca questi scenari, che nel libro acquistano significato attraverso il loro accostamento. È però utile ricordarne il principio: la pianificazione dovrebbe essere preceduta da uno sforzo condiviso d’immaginazione.

La partecipazione non è un passaggio finale

Uno spazio pubblico viene realmente vissuto quando le persone riescono a riconoscerlo come parte della propria esperienza.

La partecipazione non dovrebbe quindi limitarsi alla comunicazione di decisioni già prese. Può iniziare dalla definizione delle domande:

  • quali attività mancano?
  • quali percorsi risultano difficili?
  • quali luoghi vengono utilizzati soltanto in alcune ore?
  • quali spazi sono percepiti come separati dal resto della città?
  • quali elementi del paesaggio dovrebbero restare visibili?
  • quali trasformazioni possono rafforzare l’identità di un quartiere?

Gli abitanti possiedono una conoscenza quotidiana dei luoghi; progettisti e amministratori dispongono di strumenti tecnici, normativi e organizzativi. La qualità del progetto può crescere quando queste competenze entrano in relazione.

Nella riflessione di Bonizzato, il progetto condiviso è capace di costruire senso di appartenenza e di attivare la creatività della comunità.

Il valore dei progetti non realizzati

Gli archivi di architettura non conservano soltanto edifici costruiti. Contengono concorsi non vinti, proposte interrotte, disegni rimasti allo stadio preliminare e idee che non hanno trovato le condizioni necessarie per essere sviluppate.

Questi materiali permettono di ricostruire:

  • quali problemi venivano percepiti;
  • quali alternative erano state immaginate;
  • come cambiava il linguaggio della rappresentazione;
  • quali rapporti si cercava di creare fra paesaggio e città;
  • quali temi ritornavano nel dibattito locale.

Un progetto non realizzato non deve essere celebrato automaticamente. Deve essere studiato, contestualizzato e confrontato con le condizioni del tempo.

Il suo valore può risiedere nella capacità di ampliare il campo delle possibilità.

Le visioni urbane in Marin©azzeggi

I progetti citati rappresentano soltanto una piccola parte del materiale raccolto in Marin©azzeggi di Marino Bonizzato.

Nel volume le riflessioni sulla città si intrecciano con disegni, schemi, plastici, proposte per la spiaggia, studi sull’abitare e ricordi dell’attività professionale e civile dell’autore.

Questo articolo ha scelto di concentrarsi su un solo filo conduttore: la città come sistema di spazi e relazioni. Le immagini e gli altri percorsi progettuali restano da scoprire nel libro.

 

FAQ

Che cosa si intende per spazio pubblico urbano?

Lo spazio pubblico comprende strade, piazze, parchi, percorsi, giardini e altri luoghi accessibili nei quali si sviluppano movimento, incontro e vita collettiva.

Che cos’era “Un progetto per Rimini”?

Era un insieme di proposte di Marino Bonizzato presentato nel 2001 attraverso sette interviste pubblicate da la Voce di Rimini. Affrontava mobilità, struttura urbana, costa, ospitalità e futuro della città.

Che cosa indicava Bonizzato con “Parco spiaggia”?

L’espressione indicava una fascia destinata a collegare spiaggia, lungomare, strutture ricettive, attività commerciali e sistema urbano attraverso verde, acqua, percorsi e servizi.

I progetti descritti nell’articolo sono stati realizzati?

Le proposte analizzate nell’articolo sono rimaste in gran parte allo stato di studio o progetto. Vanno lette come documenti storici e culturali, non come piani attualmente in corso.

Dove si possono vedere i disegni dei progetti?

Schemi, immagini e riflessioni su questi e altri progetti sono raccolti nel libro Marin©azzeggi di Marino Bonizzato, pubblicato da Panozzo Editore.

 

Un altro percorso nel libro

Il disegno accompagna anche gli incontri e le relazioni dell’autore. Scopri il linguaggio delle caritratture di Marino Bonizzato, a metà strada fra ritratto e caricatura.

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