Rimini nel dopoguerra: Marina Centro nei ricordi di Marino Bonizzato

Rimini anni Cinquanta

Raccontare Rimini nel dopoguerra non significa soltanto ricostruire edifici, strade e avvenimenti. Significa anche recuperare i gesti quotidiani, gli ambienti familiari, i giochi e le immagini rimasti nella memoria di chi visse quegli anni.

Nei ricordi di Marino Bonizzato, autore di Marin©azzeggi, la Rimini della seconda metà degli anni Quaranta e dei primi anni Cinquanta appare attraverso una geografia personale. Villa Cappa, viale Vespucci, la spiaggia, viale Cormons e viale Vittor Pisani non sono semplici indirizzi: sono luoghi nei quali prendono forma la curiosità, la sensibilità artistica e il rapporto dell’autore con la città.

Non si tratta di una ricostruzione storica sistematica. È piuttosto una Rimini osservata dal basso, attraverso gli occhi di un bambino che esplora ciò che lo circonda e trasforma case, strade e materiali comuni in occasioni di scoperta.

L’arrivo a Rimini nel 1946

La famiglia Bonizzato arrivò stabilmente a Rimini nel 1946, subito dopo la fine della guerra. Il padre di Marino, l’ingegnere Luigi “Gigi” Bonizzato, si era trasferito da Bologna per contribuire al ripristino della rete telefonica romagnola, gravemente danneggiata dagli eventi bellici.

La prima abitazione riminese ricordata dall’autore è Villa Cappa, una grande casa con giardino e vista sul mare situata in viale Vespucci, a Marina Centro, accanto a Villa Marchesini.

L’arrivo in città coincide quindi con una fase di ricostruzione materiale, ma anche con l’inizio di una nuova stagione familiare. Il mare, il giardino, il viale e gli spazi della casa diventano lo scenario nel quale Marino e il fratello Giuliano iniziano a coltivare interessi che li accompagneranno negli anni successivi.

Villa Cappa: una casa affacciata sul mare

Villa Cappa non è ricordata soltanto come un’abitazione. Nelle pagine di Bonizzato assume le caratteristiche di un piccolo laboratorio domestico.

In famiglia si disegnava, si dipingeva, si scriveva e si raccontavano storie. Il padre Gigi era ingegnere, ma anche pittore, poeta e appassionato di musica. La madre Vittorina accompagnava i temi scolastici dei figli con scene disegnate e colorate. Libri, matite, colori e immagini facevano quindi parte della vita quotidiana.

Marino e Giuliano organizzavano gare con fogli dipinti ad acquerello, che venivano esposti in casa e giudicati dai genitori. Sul terrazzino della cucina mettevano in scena piccoli spettacoli, soprattutto giochi di magia, davanti alla famiglia riunita in giardino.

È un’immagine della Rimini nel dopoguerra lontana dalle grandi celebrazioni pubbliche: la rinascita passa anche attraverso una casa nella quale la creatività è considerata una componente naturale della vita.

Viale Vespucci tra villeggianti, pittori e vita quotidiana

Nei ricordi di Bonizzato, viale Vespucci era già frequentato dai turisti. Sul marciapiede vicino alla villa, un pittore realizzava ed esponeva marine, paesaggi e vedute cittadine.

Per un bambino interessato alle immagini, quel tratto di strada poteva trasformarsi in una scuola all’aperto. Osservare un artista al lavoro significava scoprire come un paesaggio reale potesse essere tradotto in forme e colori.

Un altro ricordo importante è legato al pittore Giuseppe Piombini, amico del padre. Bonizzato rievoca la grande tela realizzata nella sala al primo piano di Villa Cappa, con alcuni componenti della famiglia raccolti in un interno domestico.

Nel ricordo non rimangono soltanto le figure rappresentate, ma anche l’atmosfera della stanza: i colori a olio, la trementina, i libri appoggiati sul tavolo e gli oggetti della casa. L’immagine dipinta diventa così un documento della vita familiare e della Rimini di quegli anni.

La spiaggia come spazio dell’immaginazione

Parlare della Rimini vissuta da un bambino significa inevitabilmente parlare della spiaggia. Per Bonizzato, sabbia e mare erano materiali capaci di alimentare l’immaginazione.

Sulla battigia si costruivano castelli, piste per le biglie e forme destinate a essere cancellate dal tempo o dall’acqua. La spiaggia era uno spazio aperto, nel quale inventare liberamente senza bisogno di strumenti complessi.

Il valore di quei giochi non risiedeva nella durata del risultato. Contavano il gesto, il progetto improvvisato, la possibilità di modificare continuamente ciò che si stava costruendo.

Questa dimensione aiuta a comprendere il legame che l’autore svilupperà con il disegno, la scultura e l’architettura. Prima ancora di diventare discipline, forma e costruzione sono esperienze vissute con le mani.

Viale Cormons e la cultura delle immagini

All’inizio degli anni Cinquanta la famiglia si trasferì in viale Cormons, vicino a Campo Trieste. In questa nuova casa crebbe la passione di Marino e Giuliano per i fumetti, i libri illustrati e le figurine.

Il Corriere dei Piccoli, Topolino, gli Albi d’Oro, Jacovitti e numerosi personaggi dei giornali dell’epoca contribuirono alla loro formazione visiva. Le storie disegnate non erano soltanto un passatempo: insegnavano a osservare la composizione di una pagina, le espressioni dei personaggi, il movimento e la successione delle scene.

Anche il cinema d’animazione alimentava il desiderio di mettere le immagini in movimento. I disegni realizzati in sequenza negli angoli dei libri e fatti scorrere rapidamente con il pollice erano semplici esperimenti, ma contenevano già l’idea che una figura potesse raccontare una storia.

La Rimini degli anni Cinquanta emerge così come una città nella quale cultura popolare, libri, cinema e vita di strada si incontrano nella formazione di una generazione.

Da viale Vittor Pisani all’atelier di famiglia

Dopo la nascita della sorella Franca, la famiglia si trasferì in una casa più grande in viale Vittor Pisani. Sulla terrazza condominiale si trovava un locale adibito a lavanderia, che Gigi Bonizzato trasformò nel proprio studio di pittura.

Quello spazio, chiamato familiarmente “l’Atelier del Babbo”, diventò presto anche il laboratorio di Marino e dei suoi amici, tra i quali Vittorio D’Augusta e Pier Giorgio Pasini.

Nell’atelier si provavano tecniche diverse, si lavorava con la creta, si disegnava e si dipingeva. Le opere in lavorazione convivevano con strumenti, tavolozze, maschere e ritratti. Era un ambiente domestico, lontano dall’idea solenne dello studio d’artista, ma proprio per questo aperto alla sperimentazione.

Il percorso creativo di Bonizzato non nasce dunque in isolamento. Si forma attraverso il rapporto con il padre, con gli amici e con un tessuto cittadino nel quale erano presenti pittori, ceramisti, artigiani e studiosi d’arte.

Rimini come geografia della memoria

Viale Vespucci, viale Cormons e viale Vittor Pisani scandiscono le diverse fasi della crescita dell’autore. Ogni trasferimento coincide con nuovi incontri, nuovi strumenti e nuove possibilità.

La città ricordata da Bonizzato non è descritta attraverso una veduta panoramica. È composta da stanze, giardini, marciapiedi, terrazze, negozi, campi e tratti di spiaggia. È una geografia concreta e affettiva, nella quale la storia collettiva entra nella vita familiare.

Proprio questa prospettiva rende le memorie individuali preziose per comprendere la storia locale. I grandi cambiamenti di una città possono essere letti anche attraverso ciò che accade nelle case, nei giochi dei bambini e nelle attività quotidiane.

La Rimini nel dopoguerra che emerge da queste pagine è una città ferita, ma capace di ricostruire legami, servizi e occasioni di vita. È anche il luogo nel quale un bambino impara a guardare le cose, a trasformarle e a immaginare forme nuove.

Una Rimini da riscoprire in Marin©azzeggi

I ricordi dell’infanzia a Marina Centro rappresentano soltanto una parte del percorso raccontato da Marino Bonizzato in Marin©azzeggi.

Il volume riunisce testi autobiografici, fotografie familiari, disegni, dipinti, caricature, sculture e progetti, componendo un archivio personale strettamente legato alla storia culturale e urbana di Rimini.

Queste prime pagine permettono di comprendere dove abbia avuto origine lo sguardo dell’autore. Il resto del libro segue quello sguardo mentre attraversa arte, architettura, memoria e vita cittadina.

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Domande frequenti sulla Rimini del dopoguerra raccontata da Marino Bonizzato

Quando arrivò Marino Bonizzato a Rimini?

Marino Bonizzato arrivò a Rimini con la famiglia nel 1946, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Dove abitava la famiglia Bonizzato a Marina Centro?

La prima abitazione ricordata dall’autore è Villa Cappa, una grande casa con giardino e vista sul mare situata in viale Vespucci, accanto a Villa Marchesini.

Quale ruolo ebbe la spiaggia nella formazione di Bonizzato?

La spiaggia fu uno dei primi spazi di sperimentazione creativa. Sabbia, acqua e materiali semplici permettevano di costruire forme, percorsi e giochi sempre nuovi.

Dove iniziò a dipingere e modellare?

Un ambiente determinante fu l’atelier ricavato dal padre in un locale sulla terrazza della casa di viale Vittor Pisani. Qui Bonizzato poté sperimentare pittura e scultura insieme agli amici.

In quale libro sono raccolti questi ricordi?

Questi episodi sono raccontati in Marin©azzeggi di Marino Bonizzato, pubblicato da Panozzo Editore.

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