Nevio Monaco: il carabiniere che sfidò terrorismo, criminalità e il "furto del secolo"

Il capitano Nevio Monaco

Il capitano Nevio Monaco: il carabiniere che sfidò terrorismo, criminalità e il "furto del secolo"

Negli anni più difficili della Repubblica italiana, quando il terrorismo insanguinava il Paese e la criminalità metteva a dura prova le istituzioni, un ufficiale dei Carabinieri originario di Rimini si trovò in prima linea nelle indagini più delicate del periodo. Quel comandante era il Capitano Nevio Monaco, per anni alla guida del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna e protagonista di alcune delle vicende investigative più importanti della storia italiana del secondo dopoguerra.

La sua esperienza rivive oggi attraverso due libri pubblicati da Panozzo Editore: Il Capitano deve morire, dedicato agli anni della lotta al terrorismo, e Il carabiniere e l'antiquario. Il furto del secolo tra intrighi, rivalità ed encomi, che racconta dall'interno il celebre recupero dei capolavori trafugati dal Palazzo Ducale di Urbino.

Nevio Monaco e gli anni di piombo: il comandante dei Carabinieri in prima linea

Quando nel 1974 Nevio Monaco assunse il comando del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna, l'Italia era entrata nel periodo passato alla storia come gli anni di piombo.

Le Brigate Rosse, Prima Linea e numerose organizzazioni eversive colpivano con attentati, rapimenti e omicidi. Bologna rappresentava uno dei principali teatri della violenza politica, diventando un punto nevralgico delle attività investigative delle forze dell'ordine.

Nel libro Il Capitano deve morire, Monaco ricostruisce quei mesi attraverso il racconto diretto delle indagini, mostrando il lavoro quotidiano dei Carabinieri impegnati nel contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata.

Il titolo del volume nasce dalle stesse minacce rivolte all'ufficiale: il suo nome compariva infatti in volantini e comunicati clandestini dei gruppi terroristici, che lo indicavano come uno degli uomini dello Stato da eliminare.

Le principali indagini del Capitano Nevio Monaco

Nel corso della sua carriera investigativa Nevio Monaco partecipò ad alcune delle inchieste più significative dell'epoca.

Fra queste figurano le indagini sulla strage dell'Italicus, il sequestro Segafredo e l'omicidio del brigadiere Andrea Lombardini, assassinato nel 1974 durante un tentativo di rapina compiuto da estremisti della sinistra armata.

Le pagine de Il Capitano deve morire raccontano pedinamenti, arresti, operazioni sotto copertura e la continua pressione vissuta dagli investigatori in una stagione nella quale magistrati, politici e appartenenti alle forze dell'ordine erano bersagli costanti del terrorismo.

Il furto del secolo: i capolavori rubati dal Palazzo Ducale di Urbino

Accanto alla lotta contro il terrorismo, uno degli episodi più celebri della carriera di Nevio Monaco riguarda il recupero delle opere trafugate dal Palazzo Ducale di Urbino.

Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 1975 furono rubati tre autentici capolavori del Rinascimento italiano:

  • La Muta di Raffaello;
  • La Madonna di Senigallia di Piero della Francesca;
  • La Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca.

Il clamore internazionale fu enorme. Quotidiani italiani e stranieri definirono immediatamente l'accaduto il "furto del secolo", mentre le indagini sembravano procedere senza risultati concreti.

Questa straordinaria vicenda è ricostruita nel volume Il carabiniere e l'antiquario, dove Nevio Monaco racconta retroscena, testimonianze e documenti di una delle più importanti operazioni di recupero del patrimonio artistico italiano.

Maurizio Balena: l'antiquario riminese decisivo nelle indagini

Un ruolo fondamentale nella vicenda fu svolto da Maurizio Balena, noto antiquario riminese e amico d'infanzia di Nevio Monaco.

I due si ritrovarono coinvolti nella stessa indagine da prospettive differenti. Monaco guidava le investigazioni dei Carabinieri, mentre Balena, grazie alla sua profonda conoscenza del mercato antiquario e ai contatti internazionali, riuscì ad avvicinarsi agli ambienti nei quali circolavano le opere rubate.

Come racconta il libro, Balena arrivò persino a visionare i dipinti nascosti in Svizzera, riuscendo a prelevare piccoli frammenti di legno dal retro delle tavole. Quelle prove consentirono agli investigatori di accertare che i capolavori erano autentici, integri e ancora recuperabili.

Intrighi, rivalità investigative e il recupero dei dipinti

Il recupero delle opere non fu semplice.

Attorno al caso si intrecciarono rivalità tra uffici investigativi, trattative riservate, mediazioni internazionali e continui colpi di scena. Il racconto di Nevio Monaco restituisce tutta la complessità di un'indagine nella quale ogni passo poteva compromettere il recupero dei dipinti.

Nel marzo del 1976, dopo una lunga attività investigativa sviluppata tra Italia e Svizzera, La Muta, La Madonna di Senigallia e La Flagellazione di Cristo tornarono finalmente allo Stato italiano.

Le successive indagini dimostrarono che dietro il clamoroso furto non vi era una potente organizzazione internazionale, ma una banda guidata dal pesarese Elio Pazzaglia, autore materiale del colpo.

I libri di Nevio Monaco: una testimonianza unica sulla storia italiana

I libri Il Capitano deve morire e Il carabiniere e l'antiquario permettono di conoscere dall'interno due pagine fondamentali della storia italiana contemporanea.

Da una parte la lotta al terrorismo durante gli anni di piombo, dall'altra il recupero dei capolavori rubati a Urbino, considerato ancora oggi uno dei casi più celebri nella storia della tutela del patrimonio artistico nazionale.

Più che semplici memorie, i due volumi rappresentano il racconto diretto di un protagonista che ha vissuto in prima persona indagini, rischi e decisioni cruciali per il Paese. Per chi è appassionato di storia contemporanea, investigazioni, cronaca giudiziaria e tutela dell'arte italiana, le opere di Nevio Monaco costituiscono una lettura di grande interesse, capace di unire il rigore della testimonianza storica al ritmo del racconto investigativo.

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