Nel Quattrocento l’agricoltura era presente anche dentro le mura di Rimini. Tra abitazioni, chiese, strade e botteghe si aprivano orti, campi e piccoli spazi destinati agli animali, utilizzati dagli abitanti per integrare le risorse acquistate nei mercati.
Questa particolare forma di agricoltura urbana a Rimini nel Quattrocento è ricostruita da Oreste Delucca in Rimini malatestiana. Il volto della città nel Quattrocento, attraverso le fonti d’archivio, la toponomastica, le mappe e le testimonianze relative alle proprietà cittadine.
Ne emerge una città molto diversa dall’immagine esclusivamente monumentale della Rimini malatestiana. Accanto ai palazzi, alle piazze e agli edifici religiosi esistevano zone scarsamente costruite e numerosi terreni coltivati, capaci di portare una parte della campagna all’interno del tessuto urbano.
Che cosa significa agricoltura urbana nel Medioevo
Nel Medioevo la separazione tra città e campagna era meno netta di quella contemporanea. Un’abitazione urbana poteva comprendere un cortile, un piccolo orto, un pozzo e spazi destinati agli animali da cortile.
Gli orti non si trovavano soltanto vicino alle mura. Anche nelle aree maggiormente edificate, i terreni rimasti liberi dietro le case o tra una costruzione e l’altra potevano essere utilizzati per la coltivazione.
Il paesaggio urbano era quindi formato da una continua alternanza di edifici, cortili, recinzioni e aree produttive. La casa non era sempre separata dalle attività agricole, ma poteva comprenderle all’interno delle proprie pertinenze.
Questa presenza influenzava la vita materiale degli abitanti. Presso le abitazioni trovavano posto attrezzi, recipienti e strutture necessarie alla coltivazione e alla conservazione dei prodotti.
Orti e campi dentro le mura di Rimini
Le dimensioni dei terreni coltivati potevano variare notevolmente. Accanto ad appezzamenti abbastanza estesi esistevano numerosi orticelli ricavati negli spazi rimasti liberi dall’edificazione.
Nei settori più densamente abitati, gli orti occupavano spesso la parte posteriore delle proprietà. In altre aree della città, invece, erano i campi e i terreni aperti a prevalere sulle costruzioni.
Questa diversità mostra come la Rimini del Quattrocento non fosse un ambiente uniforme. Nel giro di poche strade si poteva passare da piazze, botteghe e abitazioni ravvicinate a zone nelle quali il paesaggio assumeva caratteristiche quasi rurali.
L’agricoltura urbana non costituiva quindi un elemento marginale. Faceva parte dell’organizzazione economica e spaziale della città e contribuiva al sostentamento della popolazione.
La Patarina, il volto rurale della città malatestiana
Il carattere agricolo di Rimini risultava particolarmente evidente nella zona chiamata Patarina.
In questo settore la presenza degli edifici era molto più limitata rispetto alle contrade centrali. A dominare il paesaggio erano orti e campi, accompagnati da capanni e modeste costruzioni utilizzate per il ricovero degli attrezzi o dei prodotti.
La Patarina mostrava quindi un volto quasi campestre pur trovandosi entro il perimetro urbano. I terreni coltivati prevalevano sulle abitazioni e le proprietà potevano essere delimitate da muri, siepi o altre forme di recinzione.
Nel percorso narrativo di Rimini malatestiana, Giuliano e il maestro Lorenzo raggiungono quest’area dopo avere attraversato settori della città profondamente diversi. Il cambiamento del paesaggio permette al lettore di percepire la varietà interna di Arimino.
Il volume ricostruisce con maggiore precisione l’estensione della Patarina, le proprietà, le coltivazioni, le strutture presenti e i rapporti con le strade circostanti.
Perché gli orti erano importanti
Gli orti entro le mura rispondevano innanzitutto a un’esigenza alimentare.
La disponibilità dei prodotti agricoli dipendeva dall’andamento dei raccolti, dalle condizioni climatiche e dalla possibilità di trasportare e conservare le derrate. Nei periodi di scarsità, la quantità degli alimenti presenti nei mercati poteva diminuire e i prezzi potevano aumentare.
Disporre di un piccolo terreno consentiva alle famiglie di integrare ciò che veniva acquistato. L’orto non rendeva gli abitanti completamente autosufficienti, ma rappresentava una risorsa concreta nella vita quotidiana.
La coltivazione degli spazi urbani dimostra inoltre la capacità di utilizzare ogni parte disponibile delle proprietà. Cortili, interstizi tra gli edifici e terreni poco costruiti potevano assumere una funzione produttiva.
Rimini rimaneva comunque dipendente dalle campagne circostanti. Cereali, vino, animali, legname e numerosi altri prodotti raggiungevano ogni giorno la città attraverso le porte e le vie di collegamento.
I pozzi e l’acqua per gli orti
La coltivazione richiedeva una disponibilità regolare di acqua. Per questo motivo nelle proprietà urbane erano presenti numerosi pozzi, spesso collocati in relazione agli orti e agli spazi domestici.
Un pozzo poteva appartenere a una sola casa oppure essere utilizzato da proprietà vicine. L’acqua serviva per irrigare, pulire e svolgere differenti attività quotidiane.
La presenza dei pozzi contribuiva quindi a determinare l’organizzazione delle abitazioni e dei terreni. La loro posizione doveva tenere conto degli edifici, delle aree coltivate e degli altri elementi presenti nella proprietà.
In questa sede non vengono sviluppate la distribuzione completa dei pozzi, le tecniche costruttive e le singole testimonianze documentarie. Questi aspetti, insieme alle mappe utili a localizzarli, rimangono affidati al volume.
Pollai, animali da cortile e colombaie
Alla coltivazione si affiancava l’allevamento domestico. Polli e altri animali da cortile potevano essere ospitati presso le abitazioni e contribuivano all’alimentazione delle famiglie.
Il cortile urbano era quindi anche uno spazio produttivo. Accanto all’orto potevano trovarsi ricoveri per gli animali e strutture necessarie alla loro gestione.
Anche i colombi rappresentavano una risorsa. Le colombaie potevano essere collocate nelle parti alte degli edifici o all’interno di strutture adatte a ospitarle.
Orti, pollai e colombaie mostrano come l’economia domestica utilizzasse tanto il terreno quanto gli edifici disponibili. Lo spazio urbano veniva adattato alle esigenze quotidiane delle famiglie.
In questo articolo gli animali sono considerati soltanto per la loro funzione produttiva. I problemi legati a residui, cattivi odori e pulizia delle strade sono affrontati nell’articolo Igiene urbana a Rimini nel Quattrocento.
Il rapporto tra Rimini e il contado
La presenza di campi e orti dentro le mura non rendeva Rimini indipendente dal territorio rurale.
La città e il contado appartenevano a un unico sistema economico. Dalle campagne arrivavano alimenti, animali e materie prime; i mercati e le botteghe cittadine offrivano prodotti, servizi e occasioni di scambio.
Gli orti urbani costituivano una prosecuzione interna di questo rapporto. La campagna non circondava semplicemente Rimini, ma penetrava nel tessuto cittadino attraverso coltivazioni, animali, attrezzi e consuetudini produttive.
Persone e merci si spostavano continuamente tra centro urbano, borghi e territorio circostante. L’agricoltura urbana rappresentava uno degli elementi visibili di questa relazione.
Che cosa resta degli antichi orti nella Rimini contemporanea
Le trasformazioni avvenute nei secoli successivi hanno cancellato gran parte degli orti e dei campi che si trovavano dentro le mura.
Molti terreni sono stati occupati da edifici, strade e nuove funzioni urbane. Il paesaggio contemporaneo non consente quindi di riconoscere immediatamente quanto fosse diffusa la presenza agricola.
Documenti d’archivio, mappe catastali e testimonianze figurative permettono però di ricostruire la distribuzione degli spazi e di confrontare la città antica con quella attuale.
Questo confronto mostra che aree oggi pienamente edificate potevano avere nel Quattrocento un carattere quasi campestre. La Rimini contemporanea conserva quindi una stratificazione che può essere compresa soltanto mettendo in relazione i luoghi attuali con le fonti storiche.
L’agricoltura urbana in Rimini malatestiana
In Rimini malatestiana. Il volto della città nel Quattrocento, Oreste Delucca inserisce orti, campi, pozzi, pollai e colombaie all’interno di una ricostruzione molto più ampia della città.
Il viaggio di Giuliano e Lorenzo collega l’agricoltura urbana alle abitazioni, alle strade, alle istituzioni, alle attività produttive e alle trasformazioni del paesaggio cittadino.
Mappe, immagini e note permettono di localizzare le aree descritte e di confrontarle con la Rimini contemporanea. Il libro conserva inoltre le proprietà, le colture, le strutture, le fonti e gli episodi associati ai singoli luoghi.
L’articolo introduce quindi il significato generale dell’agricoltura urbana; il volume restituisce la disposizione concreta degli spazi e il loro ruolo nell’intero percorso attraverso Arimino.
Per approfondire la Rimini del Quattrocento
Continua il percorso con Rimini nel Quattrocento: storia e vita quotidiana nella città dei Malatesta, la pagina che raccoglie gli approfondimenti dedicati alla città medievale.
Consulta inoltre la scheda completa di Rimini malatestiana. Il volto della città nel Quattrocento e la pagina dedicata a Oreste Delucca.

