Perticara, paese di minatori: poesia, dialetto e memoria dell’alta Valmarecchia

E’ paés di minadór di Gilberto Grazia, poesie su Perticara e i minatori

Perticara entra nelle poesie di Gilberto Grazia attraverso le persone, le voci e le tracce lasciate dalla miniera. Il paese non viene raccontato mediante una cronologia completa, ma attraverso immagini che riaffiorano dalla memoria: l’odore dello zolfo, gli scarponi dei minatori, i lumi nel buio, il suono di una sirena, un soprannome o una frase pronunciata molti anni prima.

Nella raccolta E’ paés di minadór , la storia familiare dell’autore si intreccia con quella della comunità mineraria. Minatori, musicanti, donne, emigranti e persone scomparse compongono un ritratto poetico del paese e del territorio appenninico che lo circonda.

Il libro non è una storia tecnica della miniera e non vuole sostituire archivi, documenti o ricostruzioni storiche. Offre una prospettiva differente: mostra ciò che il lavoro nel sottosuolo ha lasciato nei ricordi, nelle relazioni familiari, nel dialetto e nel modo in cui gli abitanti continuano a raccontare il proprio passato.

Perticara nella memoria poetica

Nelle pagine di Gilberto Grazia, Perticara non appare come un semplice sfondo. È il luogo nel quale le storie familiari incontrano il lavoro minerario, la musica, le convinzioni politiche, le partenze e le fragilità delle singole persone.

Il paese viene ricostruito attraverso una successione di presenze. Alcune appartengono alla famiglia dell’autore; altre sono figure conosciute dagli abitanti attraverso il nome, il mestiere o il soprannome con cui venivano chiamate nella vita quotidiana.

Ogni componimento conserva soltanto una parte di queste vite. Grazia seleziona un gesto, una voce, un oggetto o una situazione capace di restituire una persona senza trasformare la poesia in una biografia completa.

Si forma così una memoria collettiva composta da ricordi individuali. Il paese non viene idealizzato: accanto alla solidarietà emergono il giudizio sociale, il dolore, le divisioni, le perdite e le contraddizioni che attraversano ogni comunità.

I ritratti individuali, i nomi e i soprannomi conservati nel volume sono approfonditi nell’articolo Le vite di Perticara nelle poesie di Gilberto Grazia .

La miniera come esperienza vissuta

La miniera è uno dei nuclei centrali della raccolta, ma viene ricordata soprattutto attraverso le sensazioni e le conseguenze prodotte sulla vita delle persone.

In Manèsk, il ricordo familiare si concentra in pochi elementi materiali. Lo zolfo, il sudore e gli scarponi sono sufficienti a far riaffiorare il padre e gli altri minatori ai quali il titolo è legato.

In Santa Barbara, invece, la miniera viene percepita dalla superficie. Le luci, il fumo e il paesaggio notturno precedono il segnale che mette in allarme le famiglie. La paura non appartiene soltanto a chi lavora nel sottosuolo: raggiunge mogli, madri e persone rimaste ad attendere nel paese.

Il lavoro minerario attraversa anche le poesie dedicate ai genitori. Il padre dell’autore scende in miniera ancora molto giovane e porta con sé quell’esperienza per gran parte della propria vita. Il suo ritratto, tuttavia, comprende anche la dignità, la generosità e una sensibilità raramente mostrata apertamente.

Gli scarponi, i lumi, i vagoni e i calcaroni non vengono utilizzati come elementi decorativi. Sono oggetti e luoghi nei quali la memoria delle persone continua a essere riconoscibile.

Il ruolo dello zolfo, dei lumi, dei calcaroni e delle sirene è approfondito nell’articolo Zolfo, calcaroni e sirene: la miniera di Perticara nelle poesie di Gilberto Grazia .

Il dialetto e le voci del paese

Il dialetto è una componente essenziale della memoria di Perticara. Non viene inserito come una curiosità folcloristica, ma come la lingua delle relazioni familiari, dei soprannomi, delle battute e del lavoro.

Nei componimenti l’italiano e il dialetto possono convivere nella stessa pagina. L’italiano introduce talvolta una persona o una vicenda; il dialetto permette invece di avvicinarsi alla voce, al tono e al ritmo del parlato.

In I minadór bà e fiól, la lingua contribuisce a collegare storia familiare, lavoro minerario e memoria politica. Nel testo dedicato a Giovanni Evangelisti accompagna invece i richiami, le indicazioni musicali e l’ironia di una lezione.

Le parole dialettali conservano sfumature che non possono essere trasferite integralmente in una parafrasi. Il loro valore dipende anche dalla pronuncia, dalle assonanze e dal rapporto con la voce delle persone ricordate.

Per questo motivo i testi non vengono qui tradotti o riprodotti. Il dialetto deve essere incontrato nella forma e nel ritmo scelti dall’autore.

Il rapporto fra oralità, memoria e lingua locale è approfondito nell’articolo Il dialetto dei minatori di Perticara nelle poesie di Gilberto Grazia .

Persone, nomi e soprannomi

I minatori delle poesie di Grazia non formano una categoria indistinta. Possiedono nomi, soprannomi, legami familiari, convinzioni, passioni e fragilità.

I soprannomi hanno un’importanza particolare perché conservano il modo in cui una persona veniva riconosciuta dagli abitanti. Trasferiti nella poesia, non servono soltanto a identificare: riportano nella pagina una parte della familiarità e dell’oralità del paese.

Accanto ai genitori dell’autore compaiono Paolo Testi, Pietro Angeli detto Sole, Giovanni Evangelisti, Enricuccia, Marisa Mordini, amici scomparsi ed emigranti. Ciascuna figura apre una parte della storia di Perticara o delle comunità appenniniche collegate al paese.

Alcuni ritratti mostrano la solidarietà, la dignità e la capacità di resistere alle difficoltà. Altri fanno emergere il peso del giudizio pubblico, dell’esclusione o di vicende dolorose rimaste nella memoria collettiva.

Il libro non racconta integralmente ogni vita. Conserva ciò che l’autore considera essenziale: un’immagine, un oggetto, una frase o un ultimo ricordo associato alla persona.

La musica e la Banda dei minatori

La vita di Perticara non viene identificata soltanto con la miniera. Nella raccolta trova spazio anche la musica, attraverso il ricordo della scuola e della Banda dei minatori.

Giovanni Evangelisti è presentato come minatore, clarinettista e maestro di musica. La poesia a lui dedicata non assume la forma di una commemorazione ufficiale: riporta il lettore all’interno di una lezione, fra indicazioni tecniche, rimproveri e battute.

Il maestro ritorna soprattutto attraverso la propria voce. Il lettore percepisce il rapporto con i giovani allievi e l’ambiente nel quale la disciplina musicale conviveva con l’ironia e la familiarità.

La banda rappresentava una forma di partecipazione collettiva. Gli stessi uomini legati al lavoro minerario potevano essere musicanti, insegnanti e protagonisti della vita culturale del paese.

Il rapporto fra Giovanni Evangelisti, la scuola di musica e la memoria poetica è approfondito nell’articolo La Banda musicale dei minatori di Perticara nella poesia di Gilberto Grazia .

Perticara nel paesaggio della Valmarecchia

La memoria del paese è inseparabile dal paesaggio. Monti, calanchi, corsi d’acqua, grotte e castagneti non costituiscono una semplice cornice naturale: conservano tracce del lavoro, della guerra, delle partenze e delle persone scomparse.

Nei componimenti compaiono Monte Ercole, il Fanante, la Marazzana e il Monte Aquilone. Lo sguardo raggiunge inoltre San Leo, il Simone, il Simoncello e altri luoghi appenninici legati alla memoria familiare.

In Emigrante, il paesaggio permette a chi ritorna dopo molti anni di riconoscere la terra dell’infanzia. La permanenza dei rilievi si confronta con la trasformazione o la scomparsa di ciò che un tempo li circondava.

I luoghi non vengono organizzati come tappe di un itinerario. Formano una geografia affettiva nella quale ogni nome può richiamare una persona, un episodio o una parte del passato.

Il ruolo poetico dei monti, delle grotte e dei luoghi del ritorno è approfondito nell’articolo La Valmarecchia e l’Appennino dei minatori nelle poesie di Gilberto Grazia .

Per conoscere il più ampio contesto storico e culturale nel quale si colloca Perticara è possibile leggere Valmarecchia: storia, borghi, paesaggio e identità .

Dall’Appennino all’Istria e a Marcinelle

Le poesie superano i confini di Perticara e seguono i percorsi della guerra, del lavoro e dell’emigrazione.

Le miniere dell’Istria entrano nella memoria familiare e nei racconti delle persone costrette a lasciare la propria casa. Il Belgio e Marcinelle richiamano invece il destino di chi partì dall’Appennino per lavorare nelle miniere di carbone.

Anche l’emigrazione verso l’Argentina viene osservata attraverso il rapporto con la terra d’origine. La lontananza non cancella i monti, le case e i ricordi familiari, che continuano ad accompagnare chi è partito.

Grazia non costruisce una storia generale dell’emigrazione o delle tragedie minerarie. Riporta questi avvenimenti alla dimensione delle persone, dei nomi e delle famiglie coinvolte.

Perticara diventa così il centro di una memoria che raggiunge territori lontani e ritorna continuamente al paese e ai suoi abitanti.

Una poesia fatta di frammenti

La scrittura di Gilberto Grazia procede frequentemente attraverso versi brevi, ripetizioni, elenchi e immagini concrete. Un oggetto può contenere una storia e un odore può riportare improvvisamente alla presenza di una persona.

Questa essenzialità permette ai componimenti di evitare la retorica. Il dolore, la nostalgia e la tenerezza non vengono spiegati continuamente, ma emergono da ciò che il poeta decide di mostrare.

Il ricordo del padre può essere affidato a un momento nascosto agli altri. La memoria di una donna può concentrarsi in pochi oggetti. Un maestro può tornare attraverso una battuta o una correzione musicale.

La prefazione di Sabrina Foschini sottolinea proprio questa concretezza, presentando l’autore come un raccoglitore di parole, immagini, persone e tracce della natura.

Un libro che non si ferma alla miniera

La memoria di Perticara, della famiglia e dei minatori costituisce il nucleo più riconoscibile della raccolta, ma non ne esaurisce tutti i temi.

Nell’ultima parte del volume trovano spazio l’ironia, il gioco linguistico, la spiritualità, l’amore, la solitudine, la natura e alcune riflessioni sulla società contemporanea.

Rime, assonanze, testi in italiano, componimenti dialettali e brevi incursioni in altre lingue mostrano una scrittura capace di cambiare tono. Alla componente civile e memoriale si affianca così una poesia più libera, divertita e talvolta dissacratoria.

Questa varietà è uno dei motivi per cui il volume non può essere ridotto alla sola storia della miniera o alla sola poesia dialettale.

La presentazione del libro a Rimini

Il 7 maggio 2026 E’ paés di minadór è stato presentato alla Cineteca di Rimini. Durante l’incontro Sabrina Foschini, autrice della prefazione, ha dialogato con Gilberto Grazia sulle origini della raccolta e sui temi che la attraversano.

La pagina E’ paés di minadór: la presentazione alla Cineteca di Rimini conserva le informazioni sull’appuntamento editoriale e sul contesto nel quale il volume è stato presentato ai lettori.

Leggere E’ paés di minadór

Questa pagina presenta i principali percorsi della memoria poetica di Perticara, ma non riproduce i componimenti e non racconta integralmente le vite delle persone ricordate.

La forza della raccolta dipende dal ritmo dei versi, dal suono del dialetto, dalle pause, dalle immagini e dalle conclusioni scelte dall’autore. Separare questi elementi dalla forma poetica significherebbe perdere una parte essenziale del libro.

La lettura completa permette di incontrare direttamente le voci dei minatori, i ritratti familiari, la musica, i luoghi e la componente ironica della raccolta.

Scopri E’ paés di minadór di Gilberto Grazia , con prefazione di Sabrina Foschini.

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