Perticara, paese di minatori: poesia, dialetto e memoria dell’alta Valmarecchia

E’ paés di minadór di Gilberto Grazia, poesie su Perticara e i minatori

Perticara conserva un’identità profondamente legata alla sua storia mineraria. Il lavoro nel sottosuolo, la vita delle famiglie, il dialetto, la musica e il paesaggio dell’Appennino hanno lasciato tracce che continuano a emergere nella memoria del paese.

È questo il territorio umano al centro di E’ paés di minadór, la raccolta poetica di Gilberto Grazia pubblicata da Panozzo Editore. Il volume non ricostruisce in forma sistematica la storia della miniera di Perticara: la avvicina attraverso ricordi, persone, voci e immagini legate all’esperienza individuale e collettiva.

Questo dossier organizza alcuni dei temi che circondano il libro senza riprodurne i componimenti né raccontarne integralmente le vicende. I singoli approfondimenti consentono di esplorare separatamente la miniera, il dialetto, le persone, la musica e il paesaggio, lasciando alla lettura del volume l’incontro con la forma poetica scelta dall’autore.

Perticara tra miniera e memoria

Per generazioni la miniera di zolfo ha inciso sul lavoro, sulle famiglie e sull’identità di Perticara. Il suo significato, tuttavia, non si esaurisce nella storia dell’attività estrattiva. Intorno alla miniera si svilupparono relazioni sociali, abitudini, linguaggi e forme di vita comunitaria che continuarono a essere ricordate anche dopo la cessazione dell’attività.

Nelle poesie di Gilberto Grazia questa memoria emerge attraverso frammenti e presenze. Il paese viene osservato dal punto di vista delle persone che lo hanno abitato: minatori, familiari, musicanti, emigranti e figure rimaste nella memoria locale.

Chi vuole approfondire specificamente la dimensione del lavoro minerario può leggere Zolfo, calcaroni e sirene: la miniera di Perticara nelle poesie di Gilberto Grazia, dedicato agli elementi attraverso i quali il mondo della miniera entra nella memoria poetica.

Il dialetto come traccia della comunità

Una parte importante della raccolta nasce dall’incontro fra italiano e dialetto. La lingua locale non viene utilizzata come semplice elemento folcloristico: permette di conservare modi di parlare, soprannomi, intonazioni e rapporti fra le persone.

Il dialetto diventa così uno degli strumenti attraverso i quali una comunità continua a essere riconoscibile. Non interessa soltanto ciò che viene detto, ma il modo in cui una voce, una battuta o un ricordo possono essere restituiti sulla pagina.

Questo aspetto è sviluppato separatamente nell’approfondimento Il dialetto dei minatori di Perticara nelle poesie di Gilberto Grazia, concentrato sul rapporto fra oralità, lingua e memoria.

Persone e vite di Perticara

La storia di una comunità non coincide soltanto con i suoi avvenimenti principali. È composta anche da persone, rapporti familiari, soprannomi e ricordi che difficilmente trovano spazio nelle ricostruzioni generali.

Nella poesia di Grazia queste presenze non diventano personaggi esemplari o figure astratte. Rimangono individui, spesso riconoscibili attraverso pochi tratti: una voce, un carattere, un gesto o il modo in cui venivano chiamati.

L’approfondimento Le vite di Perticara nelle poesie di Gilberto Grazia è dedicato proprio al rapporto fra memoria individuale e memoria collettiva, senza sostituirsi ai ritratti poetici contenuti nel volume.

La Banda dei minatori e la vita culturale del paese

Perticara non fu soltanto un luogo di lavoro. Attorno alla comunità mineraria si svilupparono anche esperienze culturali e musicali che contribuirono alla vita sociale del paese.

La Banda dei minatori rappresenta uno degli esempi più significativi di questa dimensione. Nelle poesie la musica compare attraverso ricordi personali e figure legate alla formazione dei giovani, mostrando un volto della comunità diverso ma complementare rispetto a quello del lavoro nel sottosuolo.

La storia evocata dalla raccolta è approfondita nell’articolo La Banda musicale dei minatori di Perticara nella poesia di Gilberto Grazia.

Perticara e il paesaggio dell’alta Valmarecchia

Il paese appartiene a un territorio più ampio nel quale montagne, borghi e vie di comunicazione hanno accompagnato lavoro, partenze e ritorni. Nella raccolta il paesaggio non costituisce soltanto uno sfondo: diventa parte della memoria e del rapporto con i luoghi di origine.

Questo legame fra poesia e territorio è sviluppato nell’approfondimento La Valmarecchia e l’Appennino dei minatori nelle poesie di Gilberto Grazia.

Per allargare lo sguardo oltre il percorso specificamente dedicato al libro si può inoltre consultare Valmarecchia: storia, borghi, paesaggio e identità, il dossier generale dedicato alla valle.

Dal dossier alla raccolta poetica

Gli approfondimenti collegati a E’ paés di minadór permettono di riconoscere il contesto nel quale nasce una parte della raccolta, ma svolgono una funzione diversa rispetto al libro.

Gli articoli isolano temi e relazioni: la miniera, il dialetto, le persone, la musica e il territorio. Il volume li riunisce invece attraverso la forma poetica, alternando registri, ritmi e direzioni differenti. La memoria di Perticara costituisce uno dei nuclei più importanti della raccolta, senza esaurirne l’intero percorso.

Per questo il dossier non propone traduzioni integrali, parafrasi dei componimenti o ricostruzioni complete delle vicende raccontate. Il valore delle poesie dipende anche dalla lingua, dalle pause, dalle associazioni e dalle conclusioni scelte dall’autore: elementi che possono essere incontrati soltanto nella lettura diretta.

La presentazione di E’ paés di minadór a Rimini

Il 7 maggio 2026 la raccolta è stata presentata alla Cineteca di Rimini. Durante l’incontro Sabrina Foschini, autrice della prefazione, ha dialogato con Gilberto Grazia sulle origini del libro e sul rapporto fra poesia, memoria e Perticara.

Il resoconto dell’appuntamento è disponibile nella pagina E’ paés di minadór: la presentazione alla Cineteca di Rimini.

Approfondire il percorso

Scopri il libro: E’ paés di minadór di Gilberto Grazia, con prefazione di Sabrina Foschini.

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