«Tutti sono folli, ossia deliranti» è una delle formulazioni più sorprendenti di Jacques Lacan. Letta fuori dal suo contesto, può sembrare una provocazione: se tutti sono folli, che cosa distingue la follia dalla normalità? E, soprattutto, significa forse che per la psicoanalisi tutti sono psicotici?
No.
La formula non cancella le differenze cliniche e non trasforma ogni essere umano in un caso di psicosi. Mette piuttosto in questione l’idea che esista una posizione completamente esterna alla follia, dalla quale sarebbe possibile stabilire una misura universale della normalità.
In altre parole, «tutti sono folli» indica che ciascun essere parlante costruisce in modo singolare il proprio rapporto con la realtà, il sapere, il corpo e il godimento. Quel “tutti” non elimina le differenze: porta, paradossalmente, a interrogare come ciascuno lo sia a modo proprio.
È intorno a questa proposizione che è stato costruito il XIV Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi e il volume Tutti sono folli. Scilicet 2024, pubblicato in italiano da Panozzo Editore.
Questa pagina offre alcune coordinate per comprendere l’aforisma. Non riassume le 90 elaborazioni raccolte nel libro né sviluppa i 23 nuclei tematici che ne costituiscono il percorso.
“Tutti sono folli” non significa “tutti sono psicotici”
È la prima distinzione da fare.
Nel linguaggio corrente, “follia” viene spesso identificata con una malattia mentale grave o, più specificamente, con la psicosi. Se leggessimo in questo modo la frase di Lacan, arriveremmo alla conclusione che tutte le differenze cliniche siano state abolite.
Non è questo l’orientamento che emerge dal testo.
La generalizzazione della follia e del delirio non comporta la generalizzazione della psicosi. Nevrosi e psicosi non diventano la stessa cosa e la clinica non perde la necessità di operare distinzioni.
Ciò che viene messo in discussione è piuttosto il riferimento a una normalità assoluta, posta come misura universale rispetto alla quale classificare tutti gli altri.
La domanda cambia quindi forma: non soltanto chi è folle e chi non lo è?, ma in quale modo ciascun essere parlante costruisce una risposta a ciò che per lui non può essere completamente ricondotto al senso, al sapere o a una norma comune?
Che cosa significa allora quel “tutti”?
Il “tutti” dell’aforisma è particolarmente importante.
Una lettura superficiale potrebbe farne un grande livellamento: se tutti sono folli, allora non ci sarebbero più differenze. Ma nella prospettiva lacaniana avviene quasi il contrario.
L’universale della formula apre sulla singolarità.
Se nessuno può occupare definitivamente il posto di una normalità completa e garantita, diventa decisivo osservare la soluzione particolare attraverso cui ciascuno costruisce il proprio rapporto con l’esistenza.
La psicoanalisi si orienta così verso l’uno per uno: non verso l’applicazione automatica di un ideale generale, ma verso ciò che caratterizza il modo particolare di un soggetto di vivere, desiderare, soffrire, godere e costruire legami.
Dire “tutti” non significa quindi dire “tutti uguali”.
Significa mettere in questione la possibilità che qualcuno possa essere considerato perfettamente conforme a una norma universale dell’essere umano.
Perché Lacan aggiunge «ossia deliranti»?
La formula completa è ancora più radicale: «tutti sono folli, ossia deliranti».
Qui “delirio” non può essere inteso soltanto nel senso psichiatrico corrente.
Nella prospettiva aperta dall’aforisma, la questione riguarda più ampiamente il rapporto dell’essere parlante con il sapere e con la realtà. L’essere umano non incontra semplicemente un mondo già dato e perfettamente trasparente: lo interpreta, gli attribuisce significati, costruisce connessioni e produce spiegazioni.
Il linguaggio rende possibile questa costruzione, ma non offre un sapere capace di garantire definitivamente che ciò che diciamo sul mondo coincida integralmente con il reale.
Per questo il tema del delirio e del sapere occupa un posto importante nel percorso di Scilicet 2024.
La formula di Lacan invita dunque a interrogare il carattere costruito dei saperi attraverso cui ciascuno rende il mondo abitabile, senza per questo assimilare ogni costruzione soggettiva a un delirio psicotico.
Da dove viene la frase «Tutti sono folli»?
L’origine dell’aforisma è essenziale per non trasformarlo in uno slogan.
Lacan lo scrisse nel 1978 in un brevissimo testo intitolato Lacan pour Vincennes!, legato alla questione dell’insegnamento della psicoanalisi e al Dipartimento di psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII.
Jacques-Alain Miller ha successivamente isolato, commentato e ripreso quella formulazione, contribuendo alla sua circolazione all’interno dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi.
Lo stesso Miller ha però sottolineato il rischio prodotto dall’estrazione dell’aforisma dal suo contesto: una formula così efficace può diventare uno slogan e finire per dire qualcosa di molto più semplice — e molto diverso — da ciò che Lacan stava mettendo in gioco.
Per questo l’origine della frase non è una curiosità bibliografica. Il contesto modifica la sua lettura.
Nel testo del 1978, infatti, “tutti sono folli” compare all’interno di una riflessione sul rapporto tra psicoanalisi, sapere e insegnamento.
Un approfondimento specifico ricostruirà la storia di Lacan pour Vincennes! e il percorso attraverso cui l’aforisma è diventato il titolo del XIV Congresso dell’AMP.
Psicoanalisi e insegnamento: perché il contesto è decisivo
Nel testo originario Lacan afferma che il discorso analitico non possiede nulla di universale e non può diventare materia di insegnamento nello stesso senso di un sapere accademico.
La distinzione è importante.
Ci sono teorie della psicoanalisi, una storia della psicoanalisi e concetti che possono certamente essere studiati e trasmessi. Ma la pratica analitica riguarda ogni volta un caso singolare e non può essere trasformata in una formula generale che funzioni allo stesso modo per tutti.
È in questo contesto che compare l’aforisma.
Il “tutti” entra quindi immediatamente in tensione con ciò che non può essere universalizzato nell’esperienza analitica.
Questa tensione permette di comprendere meglio il paradosso: una frase formulata come universale — “tutti” — conduce verso ciò che nell'esperienza di ciascuno non può essere assorbito completamente dall'universale.
«Tutto è sogno»: il legame tra sogno, follia e realtà
Nello stesso passaggio di Lacan pour Vincennes! l’aforisma è preceduto da un’altra formulazione decisiva: Freud avrebbe considerato che “tutto è sogno”.
Jacques-Alain Miller dedica una parte importante del proprio testo di orientamento a interrogare questo accostamento tra sogno, follia e delirio.
Il sogno offre infatti un problema fondamentale alla distinzione più immediata tra realtà e non-realtà. Durante il sogno, ciò che viene vissuto può presentarsi con una propria consistenza; e Freud aveva già mostrato quanto sogno, sintomo e altre formazioni psichiche obbedissero a logiche che non coincidono con quelle della realtà cosciente.
Lacan radicalizza la domanda: se il nostro rapporto con la realtà passa inevitabilmente attraverso linguaggio, rappresentazioni e costruzioni, dove possiamo collocare un punto esterno capace di garantire definitivamente ciò che sarebbe completamente “normale” e ciò che sarebbe “folle”?
La risposta non consiste nell'affermare semplicemente che la realtà non esiste.
Il problema riguarda piuttosto la distanza tra realtà e reale, e il modo in cui ciascun essere parlante costruisce una realtà con la quale possa vivere.
Tutti sono folli apre così una domanda, anziché consegnare una formula rassicurante.
L’aforisma cancella la differenza tra normale e patologico?
Anche qui occorre evitare una scorciatoia.
Lacan mette radicalmente in questione l'idea di una normalità psichica universale. Ma da questo non deriva che qualsiasi distinzione clinica perda valore.
La questione della depatologizzazione è infatti uno dei punti affrontati dal lavoro preparatorio del XIV Congresso: come mantenere una clinica capace di orientarsi senza trasformare le proprie categorie in etichette che pretendano di definire completamente un soggetto?
La risposta proposta dall'orientamento lacaniano non consiste né nel restaurare nostalgicamente una normalità ideale né nel dichiarare che tutte le differenze cliniche siano irrilevanti.
La clinica conserva le proprie distinzioni, ma esse non devono cancellare il modo singolare nel quale una persona vive ciò che la riguarda.
La diagnosi, in questa prospettiva, non coincide con l'identità di chi viene ascoltato.
Dalla normalità alla singolarità
È probabilmente qui che l'aforisma mostra una delle sue conseguenze più importanti.
Se “tutti sono folli”, la pratica analitica non può orientarsi verso la produzione di un individuo perfettamente normale.
Il punto diventa piuttosto comprendere come ciascuno riesca a fare con ciò che lo costituisce.
Nell'ultimo insegnamento di Lacan assumono così particolare rilievo il corpo, il godimento, lalingua e il sinthomo. Non perché costituiscano una nuova lista di categorie universali, ma perché permettono di interrogare ciò che è più singolare nel rapporto di ciascun essere parlante con la propria esperienza.
È anche per questo che la formula “tutti sono folli” non conduce al relativismo del “tutto vale”.
Ogni soluzione è singolare, ma produce effetti concreti: può sostenere una vita, provocare sofferenza, rendere possibile un legame oppure fallire.
La clinica rimane quindi necessaria proprio nel momento in cui rinuncia a prendere la normalità come proprio ideale assoluto.
“Tutti sono folli” e la depatologizzazione contemporanea
La formula ha acquistato una particolare risonanza nel dibattito contemporaneo sulla salute mentale e sulla depatologizzazione.
Jacques-Alain Miller osserva però che identificare automaticamente l'aforisma con la semplice abolizione delle patologie sarebbe un equivoco.
Se “tutti sono folli” significasse soltanto “tutti sono normali”, la formula perderebbe proprio la tensione che la rende interessante.
Il problema posto alla psicoanalisi è più complesso: come riconoscere la singolarità senza cancellare la clinica? Come utilizzare le distinzioni cliniche senza trasformarle in identità totali?
Sono interrogativi che il volume sviluppa da più direzioni.
Qui è importante fermarsi: ricostruire online le risposte offerte dai diversi cartelli significherebbe sostituire progressivamente la lettura del libro con il suo riassunto.
Perché «Tutti sono folli» è ancora una formula attuale?
La forza dell'aforisma deriva anche dalla sua capacità di interrogare fenomeni che superano il campo strettamente clinico.
Normalità e anormalità, identità, libertà, certezza, sapere, scienza, neuroscienze e modi contemporanei di classificare la sofferenza sono alcuni dei territori nei quali la domanda sulla follia torna a presentarsi.
Ma Tutti sono folli non offre una teoria generale della società contemporanea.
Il suo punto di orientamento rimane psicoanalitico: mettere alla prova ciò che accade quando l'universale incontra la singolarità dell'essere parlante.
È questa tensione che rende l'aforisma ancora produttivo: non ci permette di concludere semplicemente che “siamo tutti uguali nella follia”, ma obbliga a chiedere che cosa rende ciascuno irriducibile all'altro.
Scilicet 2024: dal significato dell’aforisma al lavoro del volume
Tutti sono folli. Scilicet 2024 è stato elaborato in preparazione al XIV Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi.
Il volume comprende 90 articoli organizzati in 23 argomenti tematici e nasce dal lavoro di 23 cartelli che hanno coinvolto 113 psicoanalisti.
Questi numeri permettono di comprendere la dimensione del progetto, ma non raccontano ciò che rende il libro interessante: le differenze tra le elaborazioni, i problemi incontrati e i modi nei quali ciascun nucleo mette alla prova la proposizione di Lacan.
Per questo questa guida non ricostruisce i 23 argomenti uno per uno.
Chi vuole conoscere la struttura editoriale, i dati bibliografici e le caratteristiche del volume può consultare la scheda di Tutti sono folli.
Il libro fa inoltre parte della serie Scilicet pubblicata da Panozzo Editore, insieme agli altri volumi italiani legati al lavoro dei Congressi dell'Associazione Mondiale di Psicoanalisi.
Dove finisce questa guida e comincia il libro
Per orientarsi nella formula di Lacan possiamo quindi fissare alcuni punti.
“Tutti sono folli” non significa che tutti siano psicotici.
Non significa neppure che le differenze cliniche siano inutili o che qualsiasi comportamento debba essere considerato equivalente a qualsiasi altro.
L'aforisma mette in crisi l'idea di una normalità universale completamente esterna alla follia e porta l'attenzione sul modo singolare attraverso cui ogni essere parlante costruisce il proprio rapporto con sapere, realtà e godimento.
Da questo punto iniziano però le questioni più complesse.
Che cosa cambia nella clinica? Qual è il rapporto tra delirio e sapere? Che posto assumono sinthomo e lalingua? Come pensare la depatologizzazione? Che rapporto esiste tra il soggetto della psicoanalisi e le neuroscienze contemporanee?
Sono precisamente alcune delle direzioni nelle quali si sviluppano i 90 articoli di Scilicet 2024.
Anticiparne qui le risposte significherebbe trasformare questa introduzione in un riassunto dell'opera. Il passo successivo appartiene quindi al lettore e al libro.
Scopri Tutti sono folli. Scilicet 2024
Per il testo istituzionale che ha orientato il XIV Congresso è possibile consultare anche “Tutti sono folli” di Jacques-Alain Miller sul sito dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi.
Per la presentazione editoriale e il sommario del volume è disponibile la pagina ufficiale di Tutti sono folli della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi.

