I vitelloni di Federico Fellini: il film del 1953 e la sua storia

 I cinque protagonisti de I vitelloni sul pontile davanti al mare, fotogramma del film di Federico Fellini del 1953

Nel 1953 Federico Fellini portò sullo schermo cinque giovani di provincia che trascorrono le giornate fra amici, passeggiate, piccoli divertimenti e progetti continuamente rinviati. Era il mondo de I vitelloni, un film destinato a occupare un posto importante nella storia del cinema italiano e nella carriera del regista riminese.

Interpretato da Franco Interlenghi, Alberto Sordi, Franco Fabrizi, Leopoldo Trieste e Riccardo Fellini, I vitelloni racconta una generazione sospesa fra la giovinezza e le responsabilità dell'età adulta. L'ironia con cui il regista osserva i suoi personaggi convive con una malinconia che attraversa l'intero racconto.

Il film rappresenta inoltre un passaggio significativo nella formazione artistica di Fellini, oggi al centro anche delle ricerche dello storico Carlo Dolcini, autore del volume I vitelloni. Federico Fellini applaudito e incompreso, pubblicato da Panozzo Editore nel 2026.

I cinque vitelloni e la provincia italiana degli anni Cinquanta

La vicenda si svolge in una cittadina di mare, dove la stagione balneare lascia progressivamente spazio alla monotonia dei mesi invernali. I caffè, le strade, il cinema e i luoghi di ritrovo scandiscono le giornate dei protagonisti, tutti legati alla stessa compagnia di amici.

Fausto, interpretato da Franco Fabrizi, è il seduttore del gruppo, brillante e incapace di rinunciare alle proprie abitudini. Alberto, cui presta il volto Alberto Sordi, alterna scherzi e spacconate a una forte dipendenza dalla famiglia. Leopoldo, interpretato da Leopoldo Trieste, coltiva aspirazioni letterarie; Riccardo, impersonato dal fratello del regista, Riccardo Fellini, sogna una carriera musicale. Moraldo, interpretato da Franco Interlenghi, osserva invece con crescente inquietudine la vita che scorre intorno a lui.

Le differenze fra i cinque personaggi rendono possibile una rappresentazione articolata della provincia. Fellini osserva le aspirazioni dei giovani, le loro debolezze e il rapporto con una società che richiede lavoro, stabilità e responsabilità.

Il termine vitellone, diffuso nel linguaggio comune anche grazie al successo del film, indica figurativamente un giovane ozioso e indolente, spesso ancora legato alla famiglia. Il significato è registrato dal Vocabolario Treccani.

Il posto dei Vitelloni nella carriera di Federico Fellini

I vitelloni arrivò nelle sale nel 1953, in una fase ancora iniziale della carriera di Fellini come regista.

Tre anni prima, nel 1950, Fellini aveva condiviso con Alberto Lattuada la regia di Luci del varietà, prima esperienza ufficiale dietro la macchina da presa. Nel 1952 aveva poi diretto autonomamente Lo Sceicco Bianco, nato da un progetto precedentemente legato a Michelangelo Antonioni.

Le due opere sono al centro di altrettante ricerche di Carlo Dolcini, presentate nei dossier Luci del varietà: il primo film di Federico Fellini? e Lo Sceicco Bianco di Federico Fellini: genesi del film e approfondimenti.

Con I vitelloni il cinema felliniano ottenne un importante riconoscimento pubblico. Il film fu premiato con il Leone d'Argento alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1953. L'anno successivo sarebbe arrivato La strada, contribuendo ulteriormente all'affermazione internazionale del regista.

La sequenza dei tre film, dal 1950 al 1953, permette di osservare una fase particolarmente significativa della sua formazione cinematografica, durante la quale Fellini sviluppò un linguaggio sempre più personale.

La città dei Vitelloni e la memoria di Rimini

Pur senza essere identificata esplicitamente, la cittadina dei vitelloni richiama la Rimini conosciuta da Federico Fellini durante la giovinezza.

Il mare, le amicizie, l'alternarsi delle stagioni e le consuetudini della provincia rimandano a un ambiente che il regista aveva osservato prima di trasferirsi a Roma.

La città del film, tuttavia, nasce dall'incontro fra memoria personale e invenzione cinematografica. Fellini costruisce un ambiente nel quale si riconoscono caratteristiche della provincia italiana, ma che possiede una propria autonomia rispetto ai luoghi reali.

Il rapporto fra la Rimini biografica e quella evocata sullo schermo rappresenta uno degli aspetti più interessanti del primo cinema felliniano. Una distinzione che coinvolge tanto la memoria del regista quanto le scelte effettuate durante la realizzazione del film.

Fra commedia e malinconia: il cinema del primo Fellini

Uno degli elementi caratteristici de I vitelloni è la convivenza fra situazioni comiche e sentimenti malinconici.

I protagonisti vivono spesso episodi divertenti, legati alle abitudini della compagnia, agli scherzi e alle aspirazioni individuali. Ma dietro questa dimensione emerge progressivamente una condizione di immobilità, nella quale i desideri raramente si trasformano in decisioni concrete.

Fellini non guarda i personaggi soltanto con il distacco di chi ne riconosce i difetti. La familiarità con il loro ambiente conferisce al film una partecipazione personale che convive con la critica dei comportamenti rappresentati.

È anche questa oscillazione a distinguere I vitelloni da una semplice commedia di costume. La provincia diventa il luogo nel quale si manifestano aspirazioni, paure e contraddizioni che vanno oltre l'esperienza dei singoli protagonisti.

Per una lettura cinematografica dell'opera è disponibile la voce I vitelloni dell'Enciclopedia del Cinema Treccani. La scheda del Fellini Museum raccoglie invece informazioni sul film, gli interpreti e la sua storia.

La nascita del film come problema storico

Accanto alla fortuna cinematografica de I vitelloni esiste una storia fatta di collaborazioni artistiche, progetti, materiali preparatori e decisioni produttive.

Federico Fellini, Ennio Flaiano e Tullio Pinelli parteciparono alla formazione del soggetto del film, mentre la sceneggiatura viene generalmente attribuita a Fellini e Flaiano. Le diverse fasi della scrittura rappresentano un terreno significativo per la ricerca storica sul cinema.

Lo studio della genesi di un'opera cinematografica richiede infatti di confrontare documenti prodotti in momenti differenti, testimonianze e versioni della storia. Il film distribuito al pubblico costituisce il risultato di un processo nel quale possono intervenire modifiche e scelte successive.

Queste questioni acquistano particolare interesse nel caso di un regista come Fellini, la cui esperienza personale e la cui immaginazione hanno contribuito a costruire una delle filmografie più riconoscibili del Novecento.

I vitelloni nelle ricerche di Carlo Dolcini

Nel 2026 Panozzo Editore ha pubblicato I vitelloni. Federico Fellini applaudito e incompreso, il nuovo saggio di Carlo Dolcini dedicato al film.

Storico e già professore di Storia medievale nelle Università di Udine e Bologna, Dolcini ha dedicato diversi studi alla formazione cinematografica di Fellini, affrontandola attraverso l'esame delle fonti e il confronto fra interpretazioni differenti.

Il nuovo volume prosegue le ricerche precedentemente dedicate a Luci del varietà e Lo Sceicco Bianco, concentrandosi sulla nascita, sulla realizzazione e sulla fortuna critica del film del 1953.

Il percorso si inserisce nella collaborazione fra Dolcini e Panozzo Editore, che comprende anche Amarcord e la Mille Miglia, scritto insieme a Tommaso Panozzo e dedicato al rapporto fra storia, memoria riminese e cinema.

La scheda editoriale di I vitelloni presenta il volume, le caratteristiche della ricerca e le informazioni per l'acquisto.

Gli studi sul cinema di Fellini pubblicati da Panozzo Editore

La ricerca di Carlo Dolcini sui primi film di Federico Fellini si sviluppa attraverso pubblicazioni e dossier distinti, collegati dalla comune attenzione alla storia delle opere e alle circostanze della loro realizzazione.

Le pubblicazioni e la biografia dello storico sono disponibili nella pagina autore di Carlo Dolcini.

Il volume I vitelloni. Federico Fellini applaudito e incompreso sarà inoltre presentato il 5 novembre 2026 al Palazzo del Fulgor di Rimini, nell'ambito di Fellini Open – Talk&Book, con la partecipazione di Marco Leonetti.

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