“Il riscopritore della Rimini che non c’è più”: Paolo Zaghini racconta Arnaldo Pedrazzi

La Rimini che non c'è più di Arnaldo Pedrazzi

Il 26 dicembre 2016 Paolo Zaghini dedicò ad Arnaldo Pedrazzi un articolo dal titolo particolarmente efficace: “Il riscopritore della Rimini che non c’è più”.

Pubblicato su Chiamami Città in occasione dell’uscita di La Rimini che non c’è più. Spigolature, il testo andava oltre la recensione del singolo volume.

Zaghini utilizzava infatti l’ultima pubblicazione della serie come punto di osservazione per valutare oltre un decennio di ricerche di Pedrazzi sulla memoria urbana di Rimini.

Da Spigolature a un bilancio dell’intero progetto

Nel 2016 il percorso dedicato da Pedrazzi alla città scomparsa poteva ormai essere osservato nella sua interezza.

Il primo volume era apparso nel 2003; Le dimore gentilizie aveva proseguito la ricerca nel 2008; con Spigolature, pubblicato nel 2015, il progetto arrivava alla sua conclusione.

Zaghini parte proprio da questa successione per mostrare che non si trattava di tre pubblicazioni indipendenti, ma di una ricerca sviluppata nel tempo.

La funzione dei tre volumi e il diverso campo d’indagine di ciascuno sono approfonditi negli articoli dedicati alla serie. Qui interessa invece un altro elemento: il giudizio che un osservatore esterno formulò sull’insieme del lavoro una volta completato.

Pedrazzi “scavatore” di informazioni

Uno dei passaggi più significativi dell’articolo riguarda il metodo di ricerca.

Zaghini riprende la descrizione che Manlio Masini aveva dato del lavoro di Pedrazzi: partire da un indizio – una fotografia, una pianta topografica, una testimonianza – e seguirne progressivamente le tracce attraverso testi e archivi.

L’interesse non risiede quindi soltanto nell’oggetto finale della ricerca, ma nel percorso necessario per ricostruirlo.

È per questo che Zaghini arriva a definire Pedrazzi uno “scavatore” di informazioni: uno studioso capace di mettere insieme dati dispersi e fonti differenti fino a ricostruire una parte della storia materiale della città.

Questa attenzione alla fonte è anche uno degli elementi che caratterizzarono il rapporto editoriale con Panozzo. Il passaggio dagli articoli ai libri e il particolare valore attribuito da Pedrazzi alla documentazione fotografica sono raccontati nell’approfondimento Arnaldo Pedrazzi e Panozzo Editore: da Ariminum alle Microstorie.

Uno studioso nato fuori dall’accademia

Zaghini dedica poche righe anche al profilo dell’autore.

Ricorda Pedrazzi come riminese, medico dentista di professione, appassionato di numismatica e collaboratore di lunga data di Ariminum.

È un elemento importante nella lettura proposta dall’articolo, ma non è necessario trasformarlo qui in una biografia completa.

Ciò che interessa a Zaghini è soprattutto il rapporto fra formazione personale e metodo di lavoro: Pedrazzi non proveniva dalla storiografia accademica, ma affrontava la ricerca locale con un’attenzione sistematica alle fonti e con una notevole capacità di raccogliere e ordinare materiali.

La futura pagina autore potrà ricostruire in modo organico il suo profilo e la bibliografia. In questo contesto basta osservare come Zaghini collochi Pedrazzi fra quegli studiosi locali il cui lavoro può diventare una base documentaria utile anche per ricerche successive.

Tre volumi come “banca dati” sulla Rimini scomparsa

La formula forse più importante dell’articolo è quella con cui Zaghini definisce l’insieme dei tre volumi: una “banca dati preziosa” per conoscere l’urbanistica riminese e gli edifici scomparsi.

È una definizione che sposta l’attenzione dal singolo racconto alla funzione complessiva del progetto.

I libri non vengono letti soltanto come opere narrative sulla vecchia Rimini, ma come un repertorio nel quale fotografie, documenti e ricerche permettono di conservare informazioni su luoghi che il paesaggio contemporaneo non mostra più.

Zaghini quantifica anche il risultato della ricerca. Secondo il suo conteggio, i 18 edifici o luoghi affrontati in Spigolature si aggiungono ai 44 dei due precedenti volumi, portando a 62 il numero complessivo dei casi trattati nella serie.

Il dato va letto precisamente come il conteggio proposto da Zaghini. Non è necessario trasformarlo in un elenco: il valore dell’articolo sta nel giudizio d’insieme, non nell’anticipazione dei contenuti dei libri.

Guerra, ricostruzione e memoria urbana

Nella lettura di Zaghini, la Rimini ricostruita da Pedrazzi è una città segnata da due differenti processi.

Il primo è naturalmente la distruzione provocata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Il secondo riguarda invece le trasformazioni avvenute durante gli anni successivi, quando la ricostruzione e la nuova edificazione modificarono ulteriormente il paesaggio urbano.

Questa distinzione attraversa molti dei lavori dedicati alla Rimini scomparsa, ma non serve qui sviluppare le singole vicende.

L’articolo di Zaghini interessa soprattutto perché individua nel lavoro complessivo di Pedrazzi uno strumento per ricostruire la memoria di ciò che questi due passaggi storici hanno cancellato o trasformato.

Perché Zaghini parla di un “riscopritore”

Il termine scelto nel titolo non è casuale.

Pedrazzi non poteva naturalmente riportare materialmente in vita gli edifici scomparsi. Poteva però renderli nuovamente riconoscibili attraverso le fonti.

Una fotografia permette di recuperarne l’aspetto, una pianta di collocarli nello spazio urbano, un documento di ricostruirne una vicenda, una testimonianza di comprendere il rapporto che i riminesi avevano con quei luoghi.

“Riscoprire” significa quindi rendere nuovamente leggibile una parte della città che non è più fisicamente presente.

È questa, più che la semplice nostalgia per il passato, la funzione che Zaghini attribuisce alle ricerche di Pedrazzi.

Un articolo diverso dalle recensioni di Silvana Giugli

Il testo pubblicato da Zaghini nel dicembre 2016 svolge una funzione differente rispetto alle recensioni che Silvana Giugli aveva dedicato ai singoli volumi.

Giugli osservava ciascun libro nel momento della sua uscita, mettendone in evidenza impostazione e temi.

Zaghini interviene invece quando il percorso è ormai completo e può quindi chiedersi quale sia stato il contributo complessivo di Pedrazzi alla conoscenza della Rimini scomparsa.

Per questo non avrebbe senso utilizzare il suo articolo per ripetere le recensioni precedenti o raccontare nuovamente Spigolature.

Il suo valore sta precisamente nella distanza: è un bilancio del lavoro più che una presentazione del libro.

La ricerca di Pedrazzi oltre i tre volumi

Anche la definizione di “riscopritore della Rimini che non c’è più” non deve però diventare una gabbia.

La produzione di Pedrazzi comprende infatti anche ricerche dedicate al patrimonio ancora esistente e ad altri aspetti della storia materiale del territorio.

Per questo i tre volumi sulla Rimini scomparsa costituiscono uno dei nuclei principali del suo lavoro, ma non coincidono con la sua intera attività.

Il futuro approfondimento dedicato alla Rimini che c’è ancora permetterà di osservare l’altro versante della ricerca senza sovrapporlo a questo articolo.

Una testimonianza sulla ricezione di Arnaldo Pedrazzi

Riletto oggi, il testo di Paolo Zaghini conserva quindi soprattutto un valore di testimonianza critica.

Mostra come, nel momento in cui il progetto sulla Rimini scomparsa era ormai completo, il lavoro di Pedrazzi fosse percepito come qualcosa di più di una raccolta di curiosità locali.

La pazienza della ricerca, l’attenzione alle fonti e la capacità di ricomporre informazioni disperse avevano prodotto un repertorio attraverso il quale continuare a interrogare le trasformazioni della città.

È in questo senso che la definizione di “riscopritore” restituisce bene il significato attribuito da Zaghini al lavoro di Arnaldo Pedrazzi.

Paolo Zaghini, “Il riscopritore della Rimini che non c’è più”, Chiamami Città, 26 dicembre 2016. Leggi l’articolo originale.

Per approfondire

I tre volumi della serie La Rimini che non c’è più sono oggi esauriti e rimangono nel catalogo Panozzo come documentazione del lavoro di Arnaldo Pedrazzi.

Per chi desidera continuare oggi l’esplorazione della Rimini precedente alle grandi trasformazioni del Novecento attraverso un libro disponibile, La città perduta. Itinerari alla ricerca di una Rimini scomparsa propone un percorso autonomo nella città dell’estate 1939.

Non è una prosecuzione dei libri di Pedrazzi, ma un differente progetto di ricerca sul medesimo grande tema della memoria urbana riminese.

Scopri La città perduta →

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