Il rapporto tra Arnaldo Pedrazzi e Panozzo Editore non nacque da un progetto costruito a tavolino. All’origine ci furono una rivista, una ricerca che chiedeva sempre più spazio e l’intermediazione di Manlio Masini.
Da quell’incontro sarebbe nata una collaborazione destinata a proseguire attraverso numerosi volumi dedicati alla storia, agli edifici e alle trasformazioni di Rimini.
Per comprenderla, però, bisogna tornare a Ariminum, la rivista sulla quale Pedrazzi aveva cominciato da tempo a pubblicare i risultati delle proprie ricerche.
Arnaldo Pedrazzi prima dei libri Panozzo: la palestra di Ariminum
La collaborazione di Pedrazzi con Ariminum risaliva agli anni Novanta. I primi interessi pubblicati sulla rivista erano legati in particolare alla numismatica, ma progressivamente il campo della ricerca si allargò alla storia urbana e alle architetture riminesi.
La rivista rappresentò così una vera palestra di ricerca e divulgazione. Un documento, una fotografia, una pianta o un particolare apparentemente secondario potevano diventare il punto di partenza per ricostruire una vicenda più ampia.
Con il tempo, però, la dimensione dell’articolo cominciò a diventare stretta rispetto alla quantità di materiale raccolto.
È in questo passaggio che entra in gioco Panozzo Editore.
Il ruolo di Manlio Masini nell’incontro con Panozzo Editore
A ricordare direttamente la nascita del rapporto è Massimo Panozzo.
Secondo il suo racconto, Pedrazzi arrivò alla casa editrice proprio attraverso Manlio Masini. L’autore mal sopportava la necessità di ridurre i propri articoli per adattarli agli spazi disponibili sulla rivista e cercava una forma che gli consentisse di sviluppare più liberamente la documentazione raccolta.
La soluzione fu il libro.
Il primo risultato di questo passaggio fu La Rimini che non c’è più, pubblicato nel 2003.
Il volume non rappresentò semplicemente la trasposizione su carta di alcuni articoli. Il formato librario consentiva di ampliare le ricerche, ordinare il materiale, utilizzare con maggiore libertà la documentazione fotografica e costruire collegamenti che la misura di una rivista rendeva più difficili.
Dal primo libro a una collaborazione continuativa
Quell’esperienza non rimase isolata.
Massimo Panozzo ricorda che, una volta trovato uno spazio editoriale nel quale poter sviluppare senza le inevitabili limitazioni dell’articolo il proprio lavoro, Pedrazzi continuò a proporre nuove ricerche.
Ne nacque una collaborazione prolungata che avrebbe attraversato differenti aspetti della memoria urbana riminese.
Una delle sue linee più riconoscibili è quella dedicata alla città scomparsa: dal primo volume del 2003 a Le dimore gentilizie, fino a Spigolature nel 2015.
Il significato e il rapporto fra questi tre libri sono ricostruiti nell’approfondimento Tre libri per ritrovare la Rimini scomparsa: il progetto di Arnaldo Pedrazzi.
La collaborazione con Panozzo, tuttavia, non si limitò a quel progetto. Pedrazzi rivolse la propria attenzione anche al patrimonio sopravvissuto e ad altri ambiti della storia materiale del territorio.
Non ne ricostruiamo qui la bibliografia completa: sarà la futura pagina autore a ordinare l’insieme delle opere. Ciò che interessa in questo articolo è capire perché quel rapporto editoriale riuscì a produrre così tanti sviluppi.
Microstorie: uno spazio editoriale adatto alla ricerca di Pedrazzi
I libri di Pedrazzi trovarono una collocazione naturale nella collana Microstorie.
Nata nel 1988, la collana è uno degli elementi che maggiormente identificano il catalogo di Panozzo Editore ed è dedicata soprattutto alla storia e alla memoria del territorio riminese.
Non una storia locale intesa come semplice raccolta di aneddoti, ma ricerche circoscritte capaci di partire da un luogo, una persona, una pratica, un documento o un episodio per ricostruire un frammento più ampio della storia del territorio.
Il metodo di Pedrazzi trovava quindi nella collana un terreno particolarmente coerente: partire da tracce precise per riportare alla luce ciò che il tempo, le demolizioni o le trasformazioni della città avevano reso meno visibile.
Non a caso, nella ricostruzione della storia editoriale di Panozzo, Arnaldo Pedrazzi compare fra gli autori significativi di Microstorie.
Le fotografie: un episodio che racconta il rapporto tra autore ed editore
Un piccolo episodio ricordato da Massimo Panozzo permette di comprendere bene il modo in cui Pedrazzi considerava le proprie fonti.
Nel primo libro erano presenti numerose fotografie storiche. In una di queste comparivano alcuni elementi – fra cui biciclette e un cartello stradale – che interferivano visivamente con la lettura dell’edificio rappresentato.
Per rendere l’immagine più pulita, l’editore fece eliminare digitalmente quegli elementi.
Pedrazzi non apprezzò affatto l’intervento.
Per lui la fotografia non doveva mostrare il palazzo nel modo esteticamente più gradevole: doveva documentare esattamente ciò che si trovava davanti all’obiettivo in quel momento.
Le biciclette e il cartello, apparentemente marginali, appartenevano alla fonte tanto quanto l’edificio.
L’episodio è significativo perché mostra che il rapporto fra autore ed editore non consisteva in una semplice consegna del manoscritto e nella successiva pubblicazione. Era un confronto sul modo di costruire il libro, utilizzare le immagini e comunicare la ricerca.
Il libro come spazio per conservare la documentazione
La scelta di passare dagli articoli ai volumi assume così un significato più preciso.
Per Pedrazzi il libro offriva la possibilità di conservare insieme testo e documentazione senza dover sacrificare necessariamente uno dei due elementi.
La fotografia poteva essere confrontata con una mappa, la storia di un edificio poteva essere seguita attraverso le sue trasformazioni e una ricerca nata da un particolare poteva trovare lo spazio necessario per svilupparsi.
Questo non significa che i libri siano semplicemente versioni estese degli articoli di Ariminum. Il passaggio editoriale consentiva piuttosto alle ricerche di assumere una struttura diversa e più articolata.
È probabilmente qui che si trova una delle ragioni della continuità del rapporto con Panozzo Editore.
Un dialogo editoriale, non una semplice successione di titoli
Rievocando la propria esperienza di editore, Massimo Panozzo ha descritto il rapporto con molti autori come un dialogo continuo, nel quale il confronto poteva riguardare tanto le grandi scelte quanto dettagli apparentemente minimi.
Il caso di Pedrazzi ne è un esempio particolarmente efficace.
Da un lato c’era un autore fortemente legato alla documentazione e deciso a conservarne il valore testimoniale; dall’altro una casa editrice che aveva fatto della storia e della memoria del territorio uno degli assi principali del proprio catalogo.
Il risultato non fu un solo libro fortunato, ma un rapporto editoriale capace di generare nel tempo nuove ricerche.
È per questo che, nel ricostruire oggi la produzione di Arnaldo Pedrazzi, il legame con Panozzo Editore non costituisce soltanto un dato bibliografico. Aiuta a comprendere il passaggio attraverso il quale una lunga attività di ricerca e divulgazione trovò una forma libraria stabile.
Da Ariminum alle Microstorie
La traiettoria può quindi essere riassunta in pochi passaggi: le ricerche pubblicate su Ariminum, il rapporto con Manlio Masini, la necessità di disporre di maggiore spazio, l’incontro con Panozzo Editore e infine la possibilità di sviluppare nel tempo nuovi libri.
Non si trattò dell’abbandono della rivista. Pedrazzi continuò infatti a collaborare a lungo con Ariminum. Rivista e libro finirono piuttosto per diventare due strumenti differenti dello stesso lavoro di ricerca.
Gli articoli potevano far emergere un tema, una scoperta o una curiosità; i volumi permettevano di raccogliere, ampliare e organizzare una documentazione molto più vasta.
In questo passaggio si colloca una parte significativa del contributo dato da Arnaldo Pedrazzi alla memoria storica riminese.
Per approfondire
Il percorso dedicato da Pedrazzi alla città scomparsa è ricostruito nell’hub Tre libri per ritrovare la Rimini scomparsa: il progetto di Arnaldo Pedrazzi, che collega i tre volumi e le recensioni contemporanee.
I tre libri della serie La Rimini che non c’è più sono oggi esauriti. Per chi vuole continuare a esplorare attraverso un volume disponibile il tema della Rimini scomparsa, La città perduta. Itinerari alla ricerca di una Rimini scomparsa propone un progetto autonomo dedicato alla città dell’estate 1939, alla vigilia della frattura provocata dalla guerra.

