La città perduta: l’intervista a Tommaso Panozzo sul Corriere Romagna

La città perduta di Tommaso Panozzo – intervista sul Corriere Romagna

Il 13 aprile 2025 il Corriere Romagna ha dedicato un'ampia intervista a Tommaso Panozzo e al suo libro La città perduta. Itinerari alla ricerca di una Rimini scomparsa.

Nell'articolo, firmato da Irene Gulminelli, l'autore racconta soprattutto la nascita del progetto, il lavoro di ricerca e la scelta di ricostruire la città attraverso una prospettiva più ampia rispetto a quella offerta da studi dedicati a singoli luoghi o a specifiche parti di Rimini.

L'intervista offre così una chiave di lettura particolarmente utile per comprendere come è stato costruito il libro, senza sostituirne gli itinerari, le fotografie e le singole storie.

Come è nato La città perduta

Uno dei passaggi centrali dell'intervista riguarda la genesi del volume.

Tommaso Panozzo racconta come il progetto sia maturato dopo precedenti lavori dedicati alla città e al territorio, fino ad arrivare a una ricerca più complessa che ha richiesto circa tre anni di documentazione.

Il punto di partenza era una difficoltà precisa: numerosi studi permettevano già di approfondire singoli aspetti della Rimini precedente alla guerra, ma risultava più difficile ricostruire la città nel suo insieme e comprendere come le sue differenti realtà fossero collegate fra loro.

La città perduta nasce quindi dal tentativo di ricomporre questa frammentazione e di offrire al lettore una visione complessiva, capace di comprendere tanto le parti più note quanto quelle rimaste ai margini della memoria cittadina.

Una città “scomparsa ma non morta”

Nell'intervista emerge una delle formule che meglio sintetizzano l'impostazione del libro: quella descritta da Panozzo come una “città scomparsa ma non morta”.

La Rimini precedente alle grandi trasformazioni del Novecento non è infatti soltanto un oggetto del passato. Alcune questioni nate allora continuano a influenzare il modo in cui la città interpreta il proprio spazio urbano e discute delle sue trasformazioni.

Da questo punto di vista, recuperare la memoria della città non significa semplicemente rimpiangere ciò che è scomparso. Significa piuttosto acquisire strumenti per comprendere meglio anche la Rimini contemporanea.

Il contesto storico generale di questa ricerca è approfondito nel dossier Rimini nel 1939: com'era la città prima della guerra, che rimane la pagina di riferimento per la Rimini degli anni Trenta.

Superare il mito della città perduta

Il colloquio con il Corriere Romagna chiarisce anche un altro elemento importante del progetto.

A Rimini la memoria della città scomparsa è stata spesso associata ad alcuni edifici particolarmente celebri. La ricerca di Panozzo cerca invece di andare oltre questa rappresentazione, allargando lo sguardo alla vita urbana nel suo complesso.

È una differenza sostanziale: la città non è costituita soltanto dai suoi monumenti, ma anche dalle attività, dai modi di vivere, dalle relazioni sociali e dalle zone che raramente entrano nelle rappresentazioni più tradizionali del passato.

Questa scelta consente di evitare una Rimini trasformata in cartolina e di restituire invece l'immagine di un organismo urbano articolato e, talvolta, contraddittorio.

Una ricerca costruita per restituire una visione d'insieme

Durante l'intervista Panozzo spiega di avere consultato numerosi lavori dedicati alla storia locale, constatando però come molti fossero necessariamente concentrati su singoli settori della città.

Da qui nasce uno degli obiettivi metodologici di La città perduta: mettere in relazione parti differenti di Rimini e includere nella ricostruzione anche realtà meno ricordate o meno rappresentate.

Non è quindi la quantità dei singoli luoghi a costituire il punto centrale della ricerca, ma il rapporto che essi permettono di ricostruire fra turismo, vita cittadina, lavoro, mobilità e differenti ambienti sociali.

Questa pagina si ferma volutamente a tale impostazione generale. L'intervista contiene anche esempi concreti di luoghi, personaggi ed episodi incontrati durante la ricerca: non vengono riproposti qui, perché la loro scoperta e il modo in cui sono collegati fra loro costituiscono una parte essenziale della lettura del volume.

Perché raccontare Rimini attraverso la forma della guida

Un'altra scelta affrontata nell'intervista riguarda la struttura narrativa.

Panozzo conserva nel volume l'idea della guida, ma la utilizza per un oggetto che non può più essere visitato nella sua forma originaria.

La guida diventa così uno strumento per ordinare la ricerca e permettere al lettore di immaginare il passaggio da una parte all'altra della città, mantenendo un rapporto continuo fra spazio urbano e racconto storico.

È proprio questa impostazione a distinguere La città perduta da un semplice repertorio di edifici scomparsi o da una raccolta fotografica: il lettore viene invitato a ricostruire progressivamente una città, non soltanto a osservare singole testimonianze del passato.

Il lavoro sulle fonti e sulla documentazione

I circa tre anni impiegati per realizzare il libro indicano anche l'ampiezza del lavoro preparatorio.

La ricostruzione nasce dall'incrocio fra studi precedenti, fonti documentarie e materiale iconografico. L'apparato fotografico del volume, curato da Alessandro Catrani, contribuisce a restituire visivamente il contesto nel quale si sviluppano i percorsi raccontati.

Testo e immagini sono quindi utilizzati come strumenti complementari: le fonti permettono di ricostruire la storia, mentre la documentazione iconografica aiuta a ritrovare la forma di spazi che il paesaggio contemporaneo non consente più di leggere direttamente.

Anche su questo punto il sito mantiene una distinzione precisa rispetto al libro: non viene riprodotto online l'apparato fotografico né viene ricostruita la sequenza delle immagini utilizzata nel volume.

La guerra e le trasformazioni successive

L'intervista parte inevitabilmente dalla grande cesura rappresentata dalla Seconda guerra mondiale, ma chiarisce come la perdita della città precedente non possa essere spiegata esclusivamente attraverso le distruzioni belliche.

Alle conseguenze del conflitto si aggiunsero infatti le trasformazioni della ricostruzione e i profondi cambiamenti urbanistici legati allo sviluppo della città nel secondo Novecento.

Il tema specifico delle distruzioni e delle successive demolizioni è affrontato separatamente nell'approfondimento Bombardamenti di Rimini: come la guerra cambiò il volto della città.

In questo modo l'intervista mantiene il proprio intento specifico: raccontare la genesi e il metodo di La città perduta, senza trasformarsi in un secondo articolo sulla storia urbana di Rimini.

Un'intervista nel percorso editoriale di La città perduta

L'intervista del 13 aprile 2025 arriva dopo le prime presentazioni del volume, la partecipazione di Tommaso Panozzo a Un Ponte con la storia su IcaroTV e la recensione pubblicata nel marzo precedente da Paolo Zaghini.

Leggi la pagina dedicata alla recensione di Paolo Zaghini a La città perduta

L'articolo del Corriere Romagna anticipava inoltre la successiva presentazione del libro alla Biblioteca Gambalunga, prevista per il 16 maggio 2025 con la partecipazione di Stefano Pivato.

Presentazioni, recensioni, interviste e interventi dedicati al volume sono raccolti nella pagina La città perduta di Tommaso Panozzo: presentazioni, interviste e recensioni.

Dall'intervista alla lettura del libro

L'intervista di Irene Gulminelli permette di comprendere perché sia nato La città perduta e quali criteri abbiano guidato il lavoro di Tommaso Panozzo.

È precisamente qui che questa pagina deve fermarsi.

Gli itinerari, la successione dei luoghi, le fotografie, le mappe, i personaggi e le microstorie attraverso cui prende forma la Rimini ricostruita rimangono patrimonio del volume.

Scopri La città perduta. Itinerari alla ricerca di una Rimini scomparsa di Tommaso Panozzo.

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