La ricerca di Carlo Dolcini sulla prima salita del Gran Sasso entra nel dibattito sulla storia dell’alpinismo grazie a una citazione apparsa su Lo Scarpone, la testata del Club Alpino Italiano.
Nell’intervista Controstoria dell’alpinismo. Intervista a Andrea Zannini, firmata da Pamela Lainati per Lo Scarpone, la salita di Francesco De Marchi al Corno Grande viene richiamata come episodio centrale per ragionare sulle origini dell’alpinismo e sul ruolo, spesso rimasto in ombra, delle guide e degli abitanti della montagna.
Proprio in questo passaggio viene ricordato anche il libro di Carlo Dolcini, La prima salita del Gran Sasso. La vera data (1563), che propone di anticipare di dieci anni la data tradizionalmente attribuita all’impresa di De Marchi: non più 1573, ma 1563.
Il Gran Sasso nel dibattito sull’alpinismo
Il valore della ricerca di Dolcini non riguarda soltanto una correzione cronologica. La nuova datazione della prima salita del Gran Sasso modifica anche il modo in cui l’episodio può essere letto nella storia dell’alpinismo europeo.
La salita di Francesco De Marchi, compiuta con l’aiuto decisivo di uomini del luogo come Francesco di Domenico, detto Francesco di Assergi, appartiene infatti a una fase molto antica della frequentazione consapevole dell’alta montagna. Il Corno Grande non è soltanto la vetta più alta dell’Appennino: diventa, in questa prospettiva, uno dei luoghi in cui osservare la nascita di un rapporto nuovo tra curiosità, esperienza fisica, conoscenza del territorio e racconto scritto.
De Marchi, Francesco di Assergi e la montagna raccontata
L’interesse dell’articolo di Lo Scarpone sta anche nel cambio di prospettiva: accanto al capitano bolognese Francesco De Marchi, autore del celebre resoconto della salita, emerge il ruolo dei montanari che conoscevano concretamente la montagna.
Nel racconto della salita, Francesco di Assergi non è una figura secondaria. È guida, cacciatore, conoscitore del luogo, uomo capace di muoversi dove l’esperienza del territorio conta più della teoria. Questo aspetto rende il caso del Gran Sasso particolarmente importante per chi studia non solo la cronologia delle ascensioni, ma anche il rapporto tra chi scrive la storia e chi, spesso senza lasciarne memoria scritta, l’ha resa possibile.
Perché la citazione del CAI è importante
Il fatto che la ricerca di Dolcini venga citata all’interno di un confronto pubblicato da Lo Scarpone conferma che la questione della vera data della prima salita del Gran Sasso non è un dettaglio locale o una semplice curiosità erudita.
Il tema riguarda la storia dell’alpinismo, la cultura della montagna e il modo in cui vengono riconosciuti i protagonisti delle prime ascensioni. Se la salita risale davvero al 1563, come sostiene Dolcini nel suo studio, l’impresa di De Marchi acquista un rilievo ancora più precoce nel panorama europeo.
Un libro per ricostruire la vera data
La prima salita del Gran Sasso. La vera data (1563) ricostruisce il problema attraverso fonti manoscritte, indizi biografici e lettura storica dei documenti. Il libro non si limita a raccontare l’impresa: segue il percorso che ha portato Carlo Dolcini a rimettere in discussione la data del 1573 e a proporre una nuova interpretazione.
Per chi vuole capire perché la data della prima salita del Gran Sasso sia oggi tornata al centro dell’attenzione, il volume offre la ricostruzione completa dell’indagine e il contesto storico necessario per leggerla.
Il libro è disponibile nella scheda dedicata:
La prima salita del Gran Sasso. La vera data (1563) di Carlo Dolcini.

