Per comprendere la Resistenza reggiana non basta osservare combattimenti, formazioni partigiane e cronologie militari. Nella pianura occorre considerare anche la società nella quale la lotta di Liberazione prese forma: campagne, poderi, rapporti di lavoro, famiglie contadine e comunità di paese.
In questo quadro, mezzadri e braccianti costituiscono due categorie essenziali per interrogare la storia sociale della Bassa reggiana fra fascismo, guerra e Resistenza.
Il caso di Campagnola Emilia, studiato da Angiolino Catellani e Corrado Pignagnoli in Società e Resistenza a Campagnola Emilia. Aspetti identitari di una lotta di popolo, offre un punto di osservazione particolarmente circoscritto. Questo approfondimento compie però un'operazione diversa: parte dalle domande poste dal volume per allargare lo sguardo alle campagne reggiane, senza riprodurre dati, testimonianze e risultati specifici della ricerca.
Per il quadro generale del caso locale è disponibile l'hub Resistenza a Campagnola Emilia: società e memoria nella Bassa reggiana.
Una Resistenza dentro la società rurale della Bassa reggiana
La pianura reggiana della prima metà del Novecento era ancora profondamente legata all'agricoltura. Parlare di Resistenza in questo territorio significa quindi chiedersi anche quale fosse la posizione sociale delle persone che vi parteciparono e quali esperienze avessero attraversato prima del 1943.
Non si tratta di stabilire un automatismo fra professione e scelta politica. Essere contadino, mezzadro o bracciante non conduceva necessariamente alla Resistenza, così come il mondo rurale non costituiva un blocco politicamente uniforme.
La composizione sociale resta però una variabile storica importante. La ricerca coordinata da Luciano Casali e Alberto Preti ha reso disponibili gli elenchi nominativi dei partigiani dell'Emilia-Romagna, compreso quello relativo alla provincia di Reggio Emilia, permettendo di affiancare alle singole biografie anche analisi quantitative e sociologiche.
Lo studio del rapporto fra campagne e Resistenza ha inoltre una tradizione storiografica consolidata. Già il primo volume degli Annali dell'Istituto Alcide Cervi, dedicato ad antifascismo, Resistenza e contadini, comprendeva studi specifici sulla partecipazione dei contadini reggiani e sulle donne delle campagne.
Mezzadri e braccianti: due condizioni da distinguere
Usare insieme le parole «mezzadri» e «braccianti» non significa indicare la stessa condizione sociale.
Il mezzadro lavorava un fondo all'interno di un rapporto contrattuale con il proprietario, nel quale produzione, spese, lavoro della famiglia e obblighi reciproci erano regolati dal patto colonico. La famiglia costituiva normalmente un elemento centrale dell'organizzazione produttiva.
Il bracciante dipendeva invece in misura maggiore dal lavoro salariato, spesso legato alla disponibilità di occupazione agricola e alle necessità stagionali delle aziende. Tra queste due figure esistevano inoltre situazioni intermedie e trasformazioni che impediscono di ridurre la società rurale a categorie perfettamente separate.
Questa distinzione è importante anche quando si studia la Resistenza. Condizioni di lavoro differenti potevano produrre esperienze, relazioni sociali e aspettative diverse. La questione non consiste quindi soltanto nel contare quanti lavoratori agricoli parteciparono al movimento partigiano, ma nel comprendere il contesto nel quale maturarono le loro scelte.
Fascismo, campagne e rapporti di lavoro
Il rapporto tra fascismo e mondo rurale rappresenta uno dei passaggi necessari per comprendere ciò che avvenne nelle campagne emiliane durante la guerra.
La storiografia agraria ha studiato a lungo gli interventi del regime sui rapporti di lavoro, sulla rappresentanza sindacale e sui contratti agricoli, insieme alle conseguenze della crisi economica degli anni Trenta e delle politiche adottate nelle campagne.
Non esiste però una spiegazione unica capace di trasformare quelle condizioni in una causa automatica della partecipazione alla Resistenza. Le motivazioni potevano intrecciare esperienza sociale, antifascismo, relazioni familiari, appartenenza religiosa, convinzioni politiche, rifiuto della guerra e, dopo l'8 settembre 1943, opposizione all'occupazione tedesca e alla Repubblica Sociale Italiana.
Proprio per questo la storia sociale è utile: non sostituisce le scelte individuali, ma permette di ricostruire l'ambiente entro il quale esse vennero compiute.
Dalla campagna all'organizzazione partigiana della pianura
La geografia della Resistenza reggiana aiuta a comprendere un'altra caratteristica della Bassa: l'organizzazione clandestina non coincideva con quella delle formazioni che operavano nell'Appennino.
Nella pianura ebbero particolare importanza le SAP, le Squadre di Azione Patriottica. Secondo la ricostruzione di Istoreco, nel gennaio 1945 le formazioni sappiste reggiane vennero organizzate in due brigate principali: la 76ª «Angelo Zanti» e la 77ª «Fratelli Manfredi», quest'ultima operante nell'area compresa fra la via Emilia e il Po. La cronologia della Resistenza reggiana curata da Istoreco consente di seguire questa organizzazione nel contesto degli ultimi mesi di guerra.
È una distinzione territoriale significativa. Nella Bassa la clandestinità doveva convivere con paesi abitati, strade, aziende agricole e attività quotidiane che continuavano nonostante la guerra. Il partigiano della pianura poteva quindi restare inserito, almeno in parte, nel proprio ambiente di provenienza, con una relazione stretta fra organizzazione resistenziale e comunità locale.
Questo tema conduce alla dimensione della Resistenza civile, che merita però un approfondimento autonomo: assistenza, ospitalità, collegamenti e reti familiari non devono essere confusi con la sola appartenenza alle formazioni armate.
La Bassa reggiana oltre i confini dei singoli comuni
Una storia costruita esclusivamente comune per comune rischia di nascondere i collegamenti fra territori vicini.
Campagnola Emilia, Novellara, Fabbrico, Rio Saliceto, Rolo, Reggiolo e Correggio appartenevano a uno spazio nel quale persone, informazioni e formazioni attraversavano continuamente i confini amministrativi.
Un esempio è offerto dalla battaglia di Fabbrico del febbraio 1945: nella ricostruzione di Istoreco compaiono distaccamenti provenienti anche da Rolo, Campagnola Emilia, Reggiolo e Correggio e appartenenti alla 77ª Brigata SAP «Fratelli Manfredi».
Il dato è importante soprattutto sotto il profilo geografico. Mostra perché la storia della Resistenza nella Bassa non possa essere letta come una semplice somma di storie comunali: le vicende locali acquistano significato anche attraverso le relazioni con i paesi circostanti.
Campagnola Emilia come caso di studio, non come modello automatico
È qui che il volume di Catellani e Pignagnoli assume una funzione precisa.
Campagnola Emilia permette di osservare molto da vicino la relazione fra società rurale e Resistenza. Gli autori utilizzano dati sulla condizione professionale, testimonianze, memorie e fonti documentarie per formulare alcune ipotesi sulla partecipazione mezzadrile e bracciantile e sulle motivazioni che contribuirono alla scelta resistenziale.
Quei risultati riguardano però una comunità determinata. Non possono essere trasferiti automaticamente all'intera provincia di Reggio Emilia.
Per capire quali elementi fossero comuni alla pianura reggiana e quali invece specifici di Campagnola occorre confrontare fonti provenienti da altri comuni, composizioni sociali differenti e altre esperienze resistenziali.
È proprio questo passaggio dalla microstoria al confronto territoriale a rendere utile il caso campagnolese: non perché rappresenti da solo tutta la Bassa, ma perché permette di formulare domande verificabili altrove.
Le testimonianze contadine come fonte storica
Accanto agli elenchi, ai documenti delle organizzazioni e alle fonti amministrative esiste il patrimonio delle testimonianze orali.
Tra quelle relative a Campagnola Emilia, il progetto Memorie in cammino dell'Istituto Alcide Cervi conserva l'intervista a Gaetano Davolio. Una delle fonti è specificamente dedicata al suo ricordo della mezzadria e della condizione delle famiglie contadine.
Una testimonianza di questo tipo non può essere utilizzata come descrizione automatica di tutte le campagne reggiane. Permette però di avvicinarsi all'esperienza vissuta e di confrontarla con contratti, statistiche, documenti politici e altre memorie.
La forza della ricerca storica nasce proprio dall'incrocio delle fonti: nessuna, presa isolatamente, è sufficiente a spiegare l'intero fenomeno.
Dopo il 1945: una storia che continua nelle campagne
La Liberazione non chiuse immediatamente le questioni sociali maturate nel mondo agricolo.
Rapporti di lavoro, contratti, rivendicazioni e organizzazione dei lavoratori delle campagne continuarono a essere temi centrali nel dopoguerra. Gli Annali dell'Istituto Cervi dedicati alle campagne italiane tra il 1943 e il 1947 mostrano quanto il passaggio dalla guerra alla ricostruzione richieda di seguire anche la trasformazione dei rapporti agrari.
È però un'altra fase storica. Le lotte sociali del dopoguerra, l'organizzazione politica e l'esperienza delle amministrazioni locali non devono essere retroproiettate sulla Resistenza come se ne costituissero un esito predeterminato.
Per seguire separatamente la storia politica successiva è disponibile il dossier Storia del PCI a Reggio Emilia dal 1921 al 1991, dedicato a un arco cronologico e a un oggetto di ricerca differenti.
Dalla pianura all'Appennino: territori differenti della Resistenza reggiana
La centralità del mondo rurale nella Bassa non deve infine portare a sovrapporre pianura e montagna.
Geografia, organizzazione militare, mobilità e rapporti con la popolazione assumevano caratteristiche differenti nell'Appennino reggiano. Mettere in relazione le due aree consente di riconoscere la pluralità territoriale della Resistenza senza trasformarla in una storia uniforme.
Per il versante appenninico, Sentieri partigiani. Un viaggio della memoria nell'Appennino reggiano propone un percorso costruito direttamente nei luoghi nei quali quella storia si svolse.
Per approfondire
Questo articolo appartiene al percorso dedicato a società, Resistenza e memoria nella Bassa reggiana.
- Resistenza a Campagnola Emilia: società e memoria nella Bassa reggiana – il quadro generale del dossier.
- RS – Ricerche Storiche n. 141 – ricerche, memoria e storia contemporanea del territorio reggiano.
- Dossier e approfondimenti sui libri di Panozzo Editore – l'indice dei percorsi editoriali e tematici.
Società e Resistenza a Campagnola Emilia. Aspetti identitari di una lotta di popolo di Angiolino Catellani e Corrado Pignagnoli affronta il caso campagnolese attraverso documentazione, testimonianze e analisi che permettono di entrare nel dettaglio delle questioni qui soltanto inquadrate. Il volume è inserito nel catalogo di storia dell'Emilia-Romagna di Panozzo Editore.

