Che cosa significa tradurre la psicoanalisi? Trasportare un concetto da una lingua all’altra non basta. Nel passaggio tra lingue differenti entrano in gioco le parole scelte, le loro risonanze, gli equivoci, lo stile e ciò che non trova una corrispondenza perfetta nella lingua di arrivo.
Il lavoro svolto per l’edizione italiana di Non c’è rapporto sessuale. Scilicet 2026 offre un punto di osservazione particolarmente interessante. Il volume nasce infatti da un progetto internazionale dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi ed è stato elaborato e pubblicato nelle diverse lingue dell’AMP.
Per l’edizione italiana, il passaggio tra francese, spagnolo, portoghese, inglese e italiano ha richiesto un articolato lavoro di traduzione, lettura e revisione. Ma proprio nella psicoanalisi la domanda diventa più radicale: che cosa accade quando una parola non può essere semplicemente sostituita da un’altra?
È su questo terreno che traduzione e psicoanalisi si incontrano.
Per conoscere invece la particolare costruzione editoriale del volume puoi leggere come è nato Scilicet 2026 tra 22 aforismi e 22 cartelli. Se cerchi una prima introduzione alla formula che dà il titolo al libro, trovi invece il nostro approfondimento su che cosa significa “non c’è rapporto sessuale” in Lacan.
Tradurre la psicoanalisi non è soltanto tradurre dei concetti
In molti testi specialistici la prima esigenza potrebbe sembrare quella di trovare nella lingua di arrivo il termine tecnicamente più corretto. Nella psicoanalisi questa operazione è necessaria, ma non sufficiente.
Le parole non funzionano soltanto come contenitori di significati. Possono produrre risonanze, equivoci, associazioni e spostamenti differenti a seconda della lingua nella quale vengono dette o scritte.
Per questo il problema non consiste semplicemente nel chiedersi: qual è l’equivalente italiano di questa parola? Occorre anche interrogare che cosa cambia nel passaggio e che cosa, inevitabilmente, non passa nello stesso modo.
La traduzione diventa così una pratica di scelta. Ogni soluzione permette qualcosa e, nello stesso tempo, lascia qualcosa fuori.
Scilicet 2026: un libro nato tra lingue differenti
Questa questione assume un rilievo particolare in Scilicet 2026.
Il volume è nato attraverso il lavoro internazionale dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi. I suoi contributi provengono dalle diverse Scuole dell’AMP e il progetto è stato pubblicato nelle cinque lingue dell’Associazione.
L’edizione italiana documenta un lavoro di traduzione dal francese, spagnolo, portoghese e inglese, seguito da una fase specifica di revisione.
La traduzione non interviene dunque come semplice operazione tecnica conclusiva. È uno dei passaggi attraverso i quali un’opera collettiva internazionale può diventare un libro leggibile nella lingua di una determinata comunità senza fingere che le lingue coincidano perfettamente tra loro.
Lo scarto tra le lingue
Il dossier Scilicet e la traduzione pubblicato dalla Scuola Lacaniana di Psicoanalisi insiste proprio sullo scarto che si produce nel passaggio da una lingua all’altra.
Eva Bocchiola racconta l’esperienza di un cartello nel quale convivevano più lingue e osserva come la difficoltà stessa del passaggio linguistico possa diventare parte del lavoro. La traduzione, in questa prospettiva, non cancella lo scarto: lavora con esso.
È una distinzione importante. Pensare che esista sempre una parola capace di coincidere perfettamente con quella dell’altra lingua significherebbe immaginare la traduzione come un sistema di equivalenze esatte. L’esperienza concreta mostra invece che alcuni termini si spostano, altri richiedono una scelta, altri ancora conservano qualcosa che resiste alla trasposizione.
Proprio questa resistenza impedisce di considerare la traduzione come un meccanismo automatico.
Che cosa significa “perdita in traduzione”
Quando si parla di perdita in traduzione non si intende necessariamente un errore o una traduzione mal riuscita.
La perdita può essere strutturale al passaggio stesso tra due lingue. Un ritmo, una sonorità, un doppio senso o una particolare associazione possono non possedere un equivalente capace di riprodurne contemporaneamente tutti gli effetti.
Il compito del traduttore diventa allora quello di scegliere: mantenere maggiormente il significato? La forma? Una risonanza? Un'ambiguità? Una particolare costruzione?
Non esiste una soluzione astratta valida in ogni caso. È il testo a imporre ogni volta una nuova decisione.
Per la psicoanalisi questo problema acquista un rilievo particolare perché proprio equivoci, ambiguità e risonanze delle parole possono avere un valore che una traduzione puramente informativa rischierebbe di appiattire.
Lalingua: quando la lingua non coincide con il linguaggio
È in questo punto che il termine lacaniano lalingua diventa particolarmente significativo.
Lalingua richiama una dimensione della lingua che non può essere ridotta alla comunicazione corretta di un messaggio. Conta il modo singolare in cui le parole vengono ascoltate, pronunciate, associate e incontrano il corpo.
Questo significa che tradurre non equivale mai a trasferire un contenuto intatto da un recipiente linguistico a un altro. Ogni lingua produce forme, suoni, ambiguità e possibilità proprie.
Laura Pacati, nel dossier dedicato alla traduzione di Scilicet, mette in relazione proprio lalingua, corpo e sinthomo. È uno sviluppo teorico complesso che non riproduciamo qui: ci interessa soprattutto mettere in evidenza la conseguenza editoriale. Tradurre un testo psicoanalitico significa confrontarsi anche con ciò che nella lingua eccede la pura informazione.
Il resto intraducibile
Se le due lingue non coincidono perfettamente, rimane inevitabilmente un resto.
Mary Nicotra mette in evidenza come il lavoro del traduttore incontri proprio ciò che non può essere interamente ricondotto alla trasmissione semantica. Nel passaggio fra testo originale e testo tradotto, qualcosa chiede di essere interpretato, scelto e nuovamente scritto.
“Intraducibile”, in questo senso, non significa necessariamente che una parola debba essere lasciata nella lingua originale. Significa piuttosto che nessuna soluzione può pretendere di esaurire completamente ciò che il testo mette in gioco.
Una traduzione può essere rigorosa, accurata e molto riuscita senza diventare per questo identica all’originale.
Tradurre significa anche interpretare
Ogni scelta traduttiva produce un effetto sulla lettura.
Due parole apparentemente equivalenti possono orientare in direzioni differenti; mantenere o sciogliere un’ambiguità può cambiare il modo in cui una frase viene ricevuta; una scelta terminologica può avvicinare un testo alla tradizione italiana oppure conservare maggiormente l’estraneità dell’originale.
Per questo, nel lavoro psicoanalitico, la traduzione non può essere considerata completamente neutrale.
Ciò non significa che il traduttore debba liberamente riscrivere il testo. Al contrario: proprio perché ogni scelta ha conseguenze, aumenta la responsabilità nei confronti della lettera, dello stile e della terminologia dell’autore.
Traduzione e revisione: un lavoro individuale e collettivo
La costruzione dell’edizione italiana di Scilicet 2026 rende visibile anche un'altra caratteristica: la traduzione avviene in una tensione tra lavoro individuale e lavoro collettivo.
Il traduttore si confronta personalmente con il testo e deve prendere decisioni puntuali. Allo stesso tempo, la successiva lettura e revisione permette di rimettere quelle scelte alla prova di altri lettori.
Il colophon italiano documenta precisamente questa organizzazione: gruppi distinti per le traduzioni dalle quattro lingue di partenza e una fase successiva di revisione.
Mary Nicotra descrive questa dinamica sottolineando come il traduttore lavori da solo sul testo, pur potendo contare successivamente sulla revisione. La traduzione diventa così al tempo stesso atto singolare e lavoro editoriale condiviso.
Una traduzione perfetta esiste?
La risposta proposta da Adele Succetti nel dossier SLP è netta: non esiste una traduzione perfetta capace di restituire un testo nella sua totalità.
Questo non rende inutile il lavoro di traduzione. Accade esattamente il contrario.
Se non esiste la soluzione assoluta, diventa necessario leggere, scegliere, confrontare, correggere e tentare di avvicinarsi il più possibile alla particolarità del testo.
È per questo che una stessa opera può conoscere traduzioni differenti e che nuove traduzioni possono continuare a essere prodotte nel tempo.
Succetti parla, a proposito del lavoro su Scilicet, di una traduzione inevitabilmente segnata da una falla. L’espressione non svaluta il prodotto finale: mette in evidenza il limite con il quale ogni traduzione deve misurarsi.
Perché la traduzione è parte della storia di Scilicet 2026
Raccontare la traduzione permette di comprendere meglio che tipo di oggetto editoriale sia Scilicet 2026.
Non è soltanto un libro composto da autori appartenenti a paesi differenti. È un progetto nel quale scrittura, lavoro dei cartelli, passaggio tra lingue, lettura e revisione fanno parte di una stessa costruzione internazionale.
Il volume italiano che arriva al lettore è quindi il risultato finale di numerosi passaggi, alcuni visibili e altri normalmente nascosti dietro le pagine stampate.
È proprio questo il punto nel quale questo approfondimento si arresta. Non analizziamo i singoli problemi di traduzione incontrati nei 107 testi e non ricostruiamo le soluzioni adottate contributo per contributo: farlo significherebbe anticipare il lavoro che appartiene al volume e trasformare l’articolo in uno strumento sostitutivo della lettura.
Leggere Scilicet 2026 in italiano
Il risultato di questo lavoro è l’edizione italiana di Non c’è rapporto sessuale. Scilicet 2026, pubblicata da Panozzo Editore in preparazione al XV Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi.
Per comprendere invece come è stato costruito l’intero volume, puoi leggere Scilicet 2026: come è nato il volume tra 22 aforismi e 22 cartelli.
Per una prima introduzione al tema del Congresso trovi anche Che cosa significa “non c’è rapporto sessuale” in Lacan?.
Per approfondire direttamente le riflessioni sviluppate dai membri della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi puoi consultare il dossier esterno Scilicet e la traduzione, con gli interventi di Eva Bocchiola, Mary Nicotra, Laura Pacati e Adele Succetti.
Gli altri volumi dedicati alla psicoanalisi sono disponibili nella sezione Psicologia e sociologia del catalogo Panozzo Editore.
