Se ci fosse un po’ di silenzio: Ernesto Venturini e Marco Bertozzi al Museo della Città

Se ci fosse un po’ di silenzio: Ernesto Venturini e Marco Bertozzi al Museo della Città

Sabato 26 novembre 2022 il Museo della Città “Luigi Tonini” di Rimini ha ospitato la presentazione di Se ci fosse un po’ di silenzio. Sguardi felliniani, il nuovo libro di Ernesto Venturini pubblicato da Panozzo Editore.

L’autore ha dialogato con il professor Marco Bertozzi, filmmaker, storico del cinema e professore ordinario all’Università Iuav di Venezia, da anni impegnato nello studio dell’opera e dell’immaginario di Federico Fellini.

L’incontro ha costituito il secondo appuntamento della rassegna Le radici della memoria, iniziata il 19 novembre con la presentazione di Bonviàz. Cronache famigliari dalla Rimini del dopoguerra di Grazia Nardi, che aveva dialogato con Piero Meldini nella Sala del Giudizio dello stesso Museo.

Ernesto Venturini in dialogo con Marco Bertozzi

La presenza di Marco Bertozzi ha dato alla presentazione una cornice particolarmente coerente con il sottotitolo del volume, Sguardi felliniani.

Bertozzi ha dedicato una parte importante della propria attività di ricerca ai rapporti fra cinema, città e paesaggio e ha pubblicato numerosi studi sull’opera di Federico Fellini. È autore, tra l’altro, di L’Italia di Fellini. Immagini, paesaggi, forme di vita, ha curato la bibliografia internazionale Bibliofellini, ha fatto parte del consiglio direttivo della Fondazione Federico Fellini ed è stato tra i curatori del Fellini Museum di Rimini.

Il confronto con Venturini ha quindi accostato due prospettive differenti sulla città e sul suo immaginario: quella di uno scrittore che osserva la Rimini contemporanea e quella di uno studioso che ha indagato a lungo il modo in cui Fellini ha trasformato luoghi, ricordi e paesaggi in materia cinematografica.

La presentazione non ha avuto come oggetto una ricostruzione biografica del regista, né il volume di Venturini si propone come un saggio tradizionale su Federico Fellini. Il richiamo felliniano rappresenta piuttosto una chiave attraverso la quale avvicinarsi allo sguardo dell’autore sulla città.

Un titolo che nasce da La voce della luna

Il titolo Se ci fosse un po’ di silenzio rimanda a una delle battute più note dell’ultimo film di Federico Fellini, La voce della luna, uscito nel 1990.

Nelle parole pronunciate da Ivo Salvini, il personaggio interpretato da Roberto Benigni, il silenzio diventa la condizione necessaria per riuscire forse a comprendere qualcosa della realtà che ci circonda.

Venturini ha scelto quella suggestione come punto di partenza del proprio libro. Il riferimento permette di intuire l’orizzonte dell’opera senza anticiparne le storie: uno sguardo sulla città capace di soffermarsi su persone, situazioni e dettagli che il rumore della quotidianità rischia normalmente di lasciare sullo sfondo.

Gli episodi attraverso cui questo sguardo prende forma rimangono però affidati alle pagine del volume.

Una presentazione in una settimana particolarmente felliniana

L’appuntamento del 26 novembre è arrivato in giorni nei quali Rimini aveva riportato più volte Federico Fellini e la sua opera al centro della propria programmazione culturale.

Martedì 22 novembre, al Cinemino del Palazzo del Fulgor, era stato proiettato proprio La voce della luna, nell’ambito della programmazione autunnale del Fellini Museum.

Giovedì 24 novembre il Teatro degli Atti aveva invece ospitato Fellini Talks, un incontro dedicato alla storia, ai miti e alle atmosfere del cinema felliniano, con ospiti fra cui Nicola Piovani, Milo Manara e Samuele Bersani.

Non risultano collegamenti organizzativi fra questi appuntamenti e Le radici della memoria. La loro vicinanza temporale restituisce però un contesto significativo: proprio nei giorni in cui il libro di Venturini è arrivato al Museo della Città, Rimini stava tornando a confrontarsi attraverso cinema, incontri e libri con l’eredità culturale del suo regista più celebre.

Ernesto Venturini, dalla psichiatria alla scrittura

Ernesto Venturini, medico psichiatra residente a Rimini, ha alle spalle una lunga esperienza professionale iniziata negli ospedali psichiatrici di Gorizia e Trieste.

A Trieste ha lavorato con Franco Basaglia, partecipando al processo di trasformazione dell’assistenza psichiatrica che avrebbe accompagnato la riforma del 1978. Negli anni successivi ha ricoperto incarichi in Italia e all’estero, dedicandosi anche alla formazione, alla ricerca e alla cooperazione internazionale.

Nel pomeriggio del Museo della Città, tuttavia, questa esperienza ha fatto da sfondo a una dimensione diversa della sua attività: quella narrativa.

Se ci fosse un po’ di silenzio. Sguardi felliniani porta infatti Venturini sul terreno della scrittura letteraria e dell’osservazione della Rimini contemporanea, mantenendo distinto questo percorso dalla sua produzione scientifica e professionale.

Il Museo della Città come luogo della memoria riminese

Anche il luogo della presentazione ha assunto un significato coerente con il progetto della rassegna.

Il Museo della Città “Luigi Tonini” conserva e racconta la storia di Rimini attraverso testimonianze archeologiche, artistiche e civiche che accompagnano le trasformazioni della città nel corso dei secoli.

Con Le radici della memoria a questa memoria documentata si è affiancata quella affidata ai libri: ricordi familiari, immaginari, parole e differenti modi di osservare la città.

Dopo la Rimini del dopoguerra raccontata attraverso Bonviàz, l’incontro con Venturini e Bertozzi ha introdotto nella rassegna un’altra prospettiva: quella del rapporto fra la città contemporanea e una sensibilità inevitabilmente attraversata dall’eredità felliniana.

Le radici della memoria prosegue a dicembre

Con l’appuntamento dedicato a Se ci fosse un po’ di silenzio, la rassegna ha raggiunto la sua seconda tappa.

Il ciclo si concluderà il 10 dicembre con Carlo Rusconi e Kwèl k a vòi. Poesie in dialetto di Rimini, portando al Museo della Città un’ulteriore forma della memoria riminese: quella affidata alla poesia e alla lingua dialettale.

Tre incontri e tre prospettive differenti, riunite dal rapporto con Rimini e dai modi attraverso i quali una città conserva, trasforma e continua a raccontare la propria memoria.

Per approfondire: scopri Se ci fosse un po’ di silenzio. Sguardi felliniani di Ernesto Venturini.

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