La prima attestazione della piada: cosa dice il documento del 1371

Piade e piadine Sette secoli di storia, immagine in stile fotografico d’epoca con piade, brocca e bicchiere per articolo sulla prima attestazione della piada nel 1371.

Quando compare per la prima volta la parola “piada” in un documento storico? La testimonianza più antica oggi conosciuta conduce al 1371 e alla Descriptio Romandiole, una grande ricognizione della Romagna trecentesca redatta per l'amministrazione pontificia.

È un documento importante nella storia della piada romagnola, ma anche un esempio di quanto sia necessario usare cautela quando si prova a riconoscere nel Medioevo un alimento che oggi ci è estremamente familiare.

La questione è affrontata da Piero Meldini e Oreste Delucca in Piade e piadine. Sette secoli di storia, il volume pubblicato da Panozzo Editore dedicato alla ricostruzione documentaria del passato della piada.

La Descriptio Romandiole del 1371

La Descriptio Romandiole fu fatta compilare nel 1371 dal cardinale Anglic Grimoard de Grisac. Non si trattava di un ricettario o di un testo dedicato all'alimentazione, ma di una ricognizione del territorio con finalità amministrative e fiscali.

Ed è proprio all'interno di questo genere di documenti, apparentemente lontani dalla storia della cucina, che possono conservarsi informazioni preziose sulle abitudini alimentari del passato.

Nella parte relativa al castello di Modigliana vengono registrate diverse entrate e prestazioni in natura. Fra cereali, vino, animali e altre derrate compare una voce estremamente breve: “piade II”.

Sono dunque documentate, nel 1371, due “piade”.

È davvero la prima piadina romagnola?

È qui che la questione diventa più interessante. Trovare nel Trecento la parola “piada” non significa necessariamente avere trovato la piadina nella forma che conosciamo oggi.

Meldini e Delucca richiamano infatti l'attenzione sul contesto nel quale quelle due piade vengono registrate. Si tratta di un tributo proveniente da una comunità e inserito accanto ad altre prestazioni economicamente significative. Sarebbe difficile spiegare, in questo quadro, la presenza di appena due piccole piadine simili a quelle contemporanee.

L'ipotesi formulata dagli studiosi è quindi più prudente: il termine potrebbe indicare una preparazione più consistente, probabilmente appartenente alla famiglia delle focacce, e non necessariamente la sottile piada che oggi associamo immediatamente alla tradizione romagnola.

La prima parola non coincide con la nascita dell'alimento

Il documento del 1371 permette quindi di fissare un punto fermo e, contemporaneamente, apre un problema.

Possiamo affermare che nel Trecento esisteva un alimento indicato con il nome di “piada”. Non possiamo invece trasferire automaticamente su quell'alimento forma, ingredienti e caratteristiche della piadina contemporanea.

È una distinzione fondamentale per comprendere come lavora la ricerca storica. Una parola rimasta in uso per secoli può cambiare significato, indicare preparazioni differenti oppure convivere con varianti locali. Leggere un termine medievale attraverso le nostre abitudini alimentari rischia quindi di produrre un anacronismo.

Perché il 1371 è importante per la storia della piada

Il valore della Descriptio Romandiole sta allora soprattutto in ciò che permette di documentare con certezza: alla fine del XIV secolo la parola “piada” era già utilizzata in Romagna per indicare un alimento sufficientemente riconoscibile da essere registrato in un documento fiscale.

Stabilire che cosa fosse esattamente quella preparazione è un problema diverso. Ed è proprio dalla distanza fra ciò che il documento dice e ciò che siamo portati a immaginare che prende forma la ricerca di Meldini e Delucca.

Il 1371 rappresenta così un punto di partenza, non la conclusione della storia.

Sette secoli da ricostruire

La testimonianza di Modigliana è soltanto una delle fonti attraverso le quali è possibile seguire il lungo percorso della piada. Nei secoli successivi cambiano i documenti, le parole, le preparazioni e il contesto sociale nel quale questo alimento compare.

Questo approfondimento si ferma volutamente alla prima attestazione. Il confronto fra le testimonianze successive e le diverse interpretazioni costituisce infatti il cuore di Piade e piadine. Sette secoli di storia e non avrebbe senso riprodurlo integralmente online.

Per approfondire: Piade e piadine. Sette secoli di storia di Piero Meldini e Oreste Delucca.

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