Sabato 10 dicembre 2022 il Museo della Città “Luigi Tonini” di Rimini ha ospitato la presentazione di Kwèl k a vòi. Poesie in dialetto di Rimini, il nuovo libro di Carlo Rusconi pubblicato da Panozzo Editore.
L’incontro ha concluso Le radici della memoria, la rassegna che nell’autunno del 2022 ha portato al Museo della Città tre differenti modi di raccontare Rimini: la memoria familiare, lo sguardo sulla città e, nell’ultimo appuntamento, la poesia in dialetto.
Kwèl k a vòi chiude Le radici della memoria
Il percorso era iniziato il 19 novembre con Bonviàz. Cronache famigliari dalla Rimini del dopoguerra di Grazia Nardi, presentato insieme a Piero Meldini, ed era proseguito il 26 novembre con Se ci fosse un po’ di silenzio. Sguardi felliniani di Ernesto Venturini, in dialogo con lo storico del cinema Marco Bertozzi.
Con Carlo Rusconi, il terzo appuntamento ha spostato l’attenzione sulla poesia dialettale riminese, affidando alla lingua uno degli strumenti attraverso i quali conservare e trasformare la memoria di una comunità.
Tre incontri diversi, dunque, ma costruiti intorno a un elemento comune: il rapporto fra la città e le forme attraverso le quali il suo patrimonio di ricordi, parole ed esperienze continua a essere trasmesso.
Per Carlo Rusconi un ritorno al Museo della Città
La presentazione di Kwèl k a vòi ha segnato anche un ritorno di Carlo Rusconi al Museo della Città con la propria poesia in dialetto.
Tre anni prima, il 14 dicembre 2019, nella Sala del Giudizio dello stesso museo era stato infatti presentato S no un viàz. Poesie in dialetto di Rimini, precedente volume poetico pubblicato da Panozzo Editore.
Quell’incontro, documentato da Newsrimini, aveva visto intervenire insieme all’autore Moreno Babboni, Massimo Lazzarini e Decio Quondamatteo.
La presentazione del 10 dicembre 2022 si è collocata quindi all’interno di un percorso già avviato: non soltanto un nuovo libro, ma una nuova tappa del rapporto di Rusconi con la poesia riminese e con uno dei luoghi culturali della città che aveva già accolto la sua produzione.
Da S no un viàz a Kwèl k a vòi
Kwèl k a vòi è arrivato a tre anni di distanza da S no un viàz. La continuità fra i due volumi è riconoscibile innanzitutto nella scelta del dialetto come lingua poetica, mentre la nuova raccolta sviluppa una ricerca autonoma che resta affidata alla lettura delle poesie.
È proprio questo aspetto a rendere significativo il contesto della presentazione: il dialetto non è stato proposto soltanto come testimonianza linguistica del passato, ma come una lingua ancora capace di essere utilizzata per la scrittura e per la poesia.
Le singole composizioni, i loro temi e il percorso costruito dall’autore nel volume rimangono invece nelle pagine di Kwèl k a vòi, senza che la presentazione possa sostituirsi all’esperienza diretta della lettura.
Carlo Rusconi, biblista e autore riminese
Nato a Rimini nel 1942 e ordinato sacerdote nel 1966, Carlo Rusconi ha affiancato alla propria attività religiosa una lunga esperienza di studio e insegnamento delle lingue e delle Scritture bibliche.
Dopo gli studi in teologia e Sacra Scrittura ha insegnato, tra l’altro, lingue bibliche ed esegesi in diversi istituti accademici. È autore di lavori specialistici dedicati al greco e all’ebraico biblico, accanto ai quali ha sviluppato nel tempo anche una produzione narrativa e poetica.
Questa doppia dimensione rende particolare il suo percorso letterario: da una parte lo studio rigoroso della lingua e dei testi, dall’altra l’impiego del dialetto riminese come strumento di espressione poetica.
Un precedente approfondimento sulla sua poesia dialettale è stato dedicato da Paolo Zaghini a S no un viàz nell’articolo “Le straordinarie poesie in un dialetto pieno di K del sacerdote ‘incallito’ nella fede”, pubblicato da ChiamamiCittà nel 2020.
Il dialetto riminese torna al centro di un incontro pubblico
Concludere Le radici della memoria con un libro di poesie in dialetto ha aggiunto alla rassegna un ulteriore livello.
Se nei primi due incontri la memoria era passata attraverso il racconto della Rimini del dopoguerra e attraverso uno sguardo letterario segnato dall’immaginario felliniano, l’appuntamento con Rusconi ha portato in primo piano la lingua.
Il dialetto appartiene infatti alla storia della città, ma non soltanto come documento di un mondo scomparso. Nella poesia può continuare a essere materia letteraria, adattandosi alla sensibilità individuale dell’autore e assumendo significati che vanno oltre la semplice conservazione delle parole.
È una linea editoriale alla quale Panozzo Editore dedica uno specifico percorso di lettura, Dialetto di Rimini, nel quale sono raccolti anche i due volumi poetici di Carlo Rusconi.
Tre libri e tre forme della memoria riminese
Con l’incontro del 10 dicembre si è così conclusa una rassegna costruita intorno a tre prospettive molto differenti.
Grazia Nardi ha riportato al Museo della Città le voci e la memoria familiare della Rimini del dopoguerra; Ernesto Venturini ha proposto uno sguardo sulla città contemporanea attraversato dalla suggestione felliniana; Carlo Rusconi ha affidato alla poesia dialettale l’ultimo appuntamento.
La diversità dei tre libri ha permesso a Le radici della memoria di non identificare la memoria con un unico genere o con una sola epoca, mettendo invece in relazione racconti, immaginario e lingua.
Per approfondire: scopri Kwèl k a vòi. Poesie in dialetto di Rimini di Carlo Rusconi, il precedente S no un viàz e gli altri titoli del percorso Dialetto di Rimini di Panozzo Editore.
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