Bologna negli anni di piombo era una città attraversata da tensioni politiche, terrorismo, criminalità organizzata e violenza. A raccontare quella stagione dall’interno è Nevio Monaco, allora capitano dei Carabinieri e comandante del Nucleo Investigativo di Bologna, nel libro autobiografico Il Capitano deve morire, pubblicato da Panozzo Editore.
Anche Il Resto del Carlino ha dedicato un articolo al volume in occasione della sua presentazione all’Archiginnasio di Bologna. Al centro del racconto, tuttavia, non c’è soltanto un evento editoriale: ci sono un uomo delle istituzioni, una città segnata dagli anni di piombo e una serie di indagini che hanno attraversato alcune delle pagine più drammatiche della storia italiana contemporanea.
Nevio Monaco e la Bologna degli anni di piombo
Dal 1974 al 1979 Nevio Monaco guidò il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna. Erano anni nei quali il confine tra cronaca, terrorismo politico e criminalità comune sembrava assottigliarsi ogni giorno.
Le Brigate Rosse, Prima Linea, Lotta Continua, Ordine Nero e altre organizzazioni estremiste operavano in un clima di crescente violenza. Attentati, rapimenti, rapine, omicidi e minacce colpivano rappresentanti dello Stato, magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e semplici cittadini.
Bologna era uno dei punti nevralgici di questa stagione. Una città universitaria e politicamente vivace, ma anche un territorio nel quale si intrecciavano gruppi eversivi, bande criminali, traffici illeciti e presenze mafiose.
Nevio Monaco si trovò a operare in prima linea, coordinando uomini, pedinamenti e indagini complesse in un’epoca nella quale non esistevano gli strumenti digitali oggi a disposizione degli investigatori. A fare la differenza erano soprattutto l’esperienza, la conoscenza del territorio, gli informatori, la capacità di osservazione e il coraggio personale.
Il Capitano deve morire: il significato del titolo
Il titolo Il Capitano deve morire non è una scelta narrativa costruita per attirare l’attenzione. Richiama le minacce rivolte direttamente a Nevio Monaco, indicato nei comunicati e nei ciclostilati eversivi come uno degli uomini dello Stato da colpire.
Il capitano era diventato un bersaglio proprio a causa della sua attività investigativa. Era apprezzato dai suoi uomini, seguito con attenzione dai cronisti e temuto negli ambienti della criminalità e del terrorismo.
Il libro ricostruisce quella pressione quotidiana senza trasformarla in una celebrazione personale. Monaco racconta le operazioni, i pericoli, gli errori, le intuizioni e il lavoro di squadra necessario per affrontare una situazione nella quale ogni indagine poteva condurre a un arresto, a una sparatoria o a una nuova ritorsione.
Le indagini raccontate nel libro
Attraverso la testimonianza diretta di Nevio Monaco, Il Capitano deve morire ripercorre alcune vicende fondamentali della storia di Bologna e dell’Italia degli anni Settanta.
Tra queste figurano la strage del treno Italicus, il sequestro di Francesco Segafredo, l’assassinio del brigadiere Andrea Lombardini e le violenze che segnarono Bologna nel 1977. Il volume racconta anche le attività investigative contro le Brigate Rosse, la lunga ricerca di appartenenti alle organizzazioni terroristiche e le operazioni condotte contro rapinatori, mafiosi e gestori di bische clandestine.
Nelle pagine del libro compaiono inoltre il rapporto professionale con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, gli agguati contro appartenenti all’Arma, le indagini internazionali e gli incontri con personaggi della malavita bolognese.
Sono episodi diversi, uniti dal medesimo contesto storico: un Paese nel quale la violenza politica e la criminalità organizzata sembravano mettere continuamente alla prova la tenuta delle istituzioni democratiche.
Un libro di storia, cronaca e memoria
Il Capitano deve morire non è soltanto l’autobiografia di un ufficiale dei Carabinieri. È un libro nel quale memoria personale, cronaca e ricostruzione storica si incontrano.
Il racconto in prima persona permette di comprendere non solo che cosa accadde, ma anche come lavoravano gli investigatori durante gli anni di piombo. Pedinamenti, appostamenti, interrogatori, informatori e operazioni sotto copertura vengono descritti dalla prospettiva di chi doveva prendere decisioni rapide, spesso in condizioni di estremo pericolo.
Fotografie, documenti, articoli di giornale e materiali originali contribuiscono a ricostruire il contesto politico e sociale dell’epoca. Il risultato è una testimonianza utile tanto agli appassionati di storia contemporanea quanto ai lettori interessati alla cronaca giudiziaria, alle investigazioni e alla storia dell’Arma dei Carabinieri.
Pubblicato da Panozzo Editore nel 2024, il volume comprende 272 pagine ed è accompagnato dalla prefazione di Manlio Masini.
Nevio Monaco: un protagonista della storia italiana contemporanea
Il valore della testimonianza di Nevio Monaco nasce dalla posizione particolare dalla quale osservò gli eventi. Non era uno storico chiamato a ricostruire i fatti molti anni dopo, ma uno dei protagonisti direttamente coinvolti nelle indagini.
Come comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna, Monaco conobbe dall’interno il funzionamento delle organizzazioni terroristiche, le trasformazioni della criminalità e le difficoltà incontrate dalle istituzioni nel contrastarle.
La sua esperienza restituisce anche il lato umano del lavoro investigativo: la responsabilità nei confronti dei propri uomini, la consapevolezza di essere un bersaglio, la necessità di proteggere la famiglia e il peso delle vite perdute durante quella lunga stagione di violenza.
Il libro diventa così anche un riconoscimento agli uomini delle forze dell’ordine che operarono lontano dai riflettori, mettendo quotidianamente a rischio la propria vita.
Perché leggere Il Capitano deve morire
Leggere Il Capitano deve morire significa entrare nella Bologna degli anni Settanta seguendo il punto di vista di chi cercava di contrastare terrorismo, mafia e criminalità organizzata.
Il volume consente di approfondire:
- la storia degli anni di piombo a Bologna;
- le indagini contro le Brigate Rosse e le organizzazioni eversive;
- il ruolo dei Carabinieri nella lotta al terrorismo;
- le infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna;
- il lavoro investigativo prima dell’avvento delle tecnologie digitali;
- alcune delle vicende più controverse della storia italiana del secondo dopoguerra.
La forza del libro risiede nella capacità di unire il rigore della testimonianza al ritmo del racconto investigativo. Gli eventi narrati appartengono alla storia, ma vengono restituiti attraverso esperienze, incontri e decisioni vissute direttamente dall’autore.
Il racconto del Resto del Carlino
Nell’articolo intitolato “La Bologna in nero anni ’70 nel libro del capitano Monaco”, Il Resto del Carlino ripercorre alcuni degli episodi presenti nel volume e descrive Nevio Monaco come un punto di riferimento per i suoi uomini e per i giornalisti di cronaca nera dell’epoca.
Un ritratto che aiuta a comprendere perché la vicenda del capitano Monaco non rappresenti soltanto una memoria individuale, ma una prospettiva privilegiata dalla quale osservare la Bologna degli anni di piombo.
Per conoscere integralmente la sua testimonianza è possibile scoprire Il Capitano deve morire di Nevio Monaco, pubblicato da Panozzo Editore.
Domande frequenti
Chi è Nevio Monaco?
Nevio Monaco è stato capitano dei Carabinieri e comandante del Nucleo Investigativo di Bologna dal 1974 al 1979. Durante gli anni di piombo partecipò a importanti indagini contro terrorismo, criminalità organizzata e mafia.
Di cosa parla Il Capitano deve morire?
Il libro racconta in prima persona le indagini e le operazioni condotte da Nevio Monaco nella Bologna degli anni Settanta, soffermandosi sul terrorismo politico, sulle Brigate Rosse, sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità comune.
Perché il libro si intitola Il Capitano deve morire?
Il titolo richiama le minacce rivolte a Nevio Monaco dagli ambienti terroristici e criminali. A causa delle indagini che dirigeva, il capitano era diventato uno degli uomini delle istituzioni indicati come bersaglio.

