Il 31 maggio 2001, pochi giorni dopo la presentazione di Guida alla Rimini di Fellini, Gianfranco Miro Gori dedicò al volume un ampio articolo sul Corriere Romagna. La recensione, pubblicata nella pagina «Romagna in libreria» con il titolo Una nuova collana di guide inaugurata dal rapporto tra Fellini e Rimini, offre oggi una testimonianza significativa della prima ricezione critica del libro curato da Giuliano Ghirardelli e pubblicato da Panozzo Editore.
Più che soffermarsi sull'elenco dei luoghi attraversati dalla guida, Miro Gori individuava infatti il nucleo più originale del progetto nel rapporto, tutt'altro che semplice, fra Federico Fellini e la città nella quale era nato. Una prospettiva che spostava l'attenzione dalla ricerca dei soli luoghi riconoscibili alla relazione fra appartenenza, distanza, memoria e rappresentazione.
Una lettura centrata sul rapporto fra Fellini e Rimini
Gianfranco Miro Gori, allora direttore della Cineteca di Rimini e fra i contributori dello stesso volume, riconosceva alla guida un'impostazione diversa da quella di molti itinerari turistici. I luoghi erano presenti, ma non costituivano per lui l'elemento decisivo.
La recensione sottolineava soprattutto il tentativo di Giuliano Ghirardelli di interrogare il legame fra Fellini e Rimini attraverso testimonianze, ricordi e contributi differenti. Il punto di partenza era una relazione che nel corso degli anni aveva assunto sfumature diverse: dalla distanza manifestata dal regista in alcune dichiarazioni degli anni Sessanta fino a espressioni più concilianti degli ultimi anni della sua vita.
Gori definiva il taglio scelto da Ghirardelli affabile e discorsivo, ma al tempo stesso fondato sull'apporto di persone che conoscevano da prospettive differenti Fellini, la sua biografia e la cultura riminese.
È proprio questo equilibrio fra racconto e documentazione a rendere la recensione una fonte utile per comprendere come Guida alla Rimini di Fellini venisse percepita al momento della pubblicazione. Il volume, oggi esaurito, rimane consultabile attraverso la sua scheda nel catalogo storico di Panozzo Editore.
Il mare e il dialetto come indizi della «riminesità» di Fellini
All'interno della recensione Miro Gori isola due temi che considera particolarmente significativi per interrogare il rapporto del regista con le proprie origini: il mare e il dialetto.
Il mare viene osservato non soltanto come elemento geografico della città natale, ma come problema all'interno della biografia e dell'immaginario felliniano. Gori richiama precedenti interpretazioni critiche e testimonianze raccolte nel volume per mostrare quanto sarebbe riduttivo identificare automaticamente Fellini con la Rimini balneare soltanto perché nato in una città affacciata sull'Adriatico.
Analoga cautela viene applicata al dialetto. La recensione osserva come la parlata romagnola assuma forme e funzioni differenti nel cinema di Fellini: talvolta evocazione sonora e memoria, altrove elemento più direttamente legato alla comunicazione e alla rappresentazione di un mondo.
Non è necessario sciogliere qui le questioni affrontate da Gori né anticipare le testimonianze utilizzate nella guida. Ciò che interessa, nella storia editoriale del volume, è il metodo della recensione: mare e dialetto diventano strumenti attraverso i quali interrogare un'identità complessa, evitando di trasformare il rapporto fra Fellini e Rimini in un'appartenenza semplice e priva di contraddizioni.
Dalla Rimini vissuta alla Rimini ricordata
La recensione del 2001 mette così in evidenza una distinzione destinata a rimanere centrale negli studi sul rapporto fra Fellini e la sua città: quella fra esperienza biografica, memoria e successiva elaborazione cinematografica.
La Rimini che appartiene alla vita del giovane Federico non coincide automaticamente con quella che molti anni dopo emerge dai film. Ricordi, persone, voci e atmosfere vengono selezionati, modificati e trasformati attraverso il lavoro della memoria e dell'invenzione.
È un punto importante anche per comprendere perché la ricerca sulla Rimini di Fellini non possa esaurirsi nella semplice individuazione di una serie di indirizzi. Dietro i luoghi rimane la domanda su come il regista li abbia vissuti, ricordati e successivamente reinventati.
La recensione di Miro Gori non costruisce quindi una nuova guida alla città. Documenta piuttosto uno dei modi in cui, all'inizio degli anni Duemila, veniva interpretato un libro che provava a mettere in relazione la Rimini reale con quella conservata nella memoria di Federico Fellini.
Continuare oggi il percorso nella Rimini di Fellini
Guida alla Rimini di Fellini è oggi esaurita, ma Panozzo Editore ha continuato negli anni a indagare il rapporto fra il regista, la città e la memoria attraverso ricerche autonome.
Per seguire la biografia riminese di Federico Fellini attraverso gli spazi nei quali si formò è disponibile Sulle tracce della Rimini di Fellini di Tommaso Panozzo. Il volume costruisce un itinerario fra città e marina, luoghi vissuti, memoria e trasformazioni urbane senza proporsi come riedizione della guida del 2001.
Un episodio specifico del successivo rapporto fra Fellini e Rimini è invece al centro di ...ma la casa mia 'n dov'è? - Fellini e la casetta sul porto di Giorgio Franchini, dedicato alla vicenda della casa che avrebbe dovuto accompagnare il riavvicinamento del regista alla città.
Il passaggio dalla memoria personale alla rappresentazione cinematografica costituisce infine uno degli assi di Amarcord e la Mille Miglia. La leggendaria corsa nella Rimini di Fellini di Carlo Dolcini e Tommaso Panozzo. In questo caso l'indagine parte da un episodio preciso della Rimini dell'anteguerra e ne confronta la dimensione storica con la successiva trasformazione in Amarcord.
Per introdurre questo ultimo percorso senza anticipare l'indagine sviluppata nel volume è disponibile anche il dossier La Mille Miglia a Rimini e in Amarcord: storia, memoria e cinema.
Fonte: Gianfranco Miro Gori, «Una nuova collana di guide inaugurata dal rapporto tra Fellini e Rimini», Corriere Romagna, 31 maggio 2001, p. 37.

