Nevio Monaco racconta gli anni di piombo: l’intervista a Geronimo Magazine

Nevio Monaco racconta gli anni di piombo: l’intervista a Geronimo Magazine

Un ufficiale dei Carabinieri, una città attraversata dalla violenza politica e una testimonianza capace di riportare il lettore nel cuore degli anni di piombo.

L’intervista a Nevio Monaco apparsa nel numero di dicembre 2024 di Geronimo Magazine offre l’occasione per riscoprire la storia del comandante riminese che, tra il 1974 e il 1979, guidò il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna.

Una vicenda umana e professionale raccontata anche nel libro Il Capitano deve morire, pubblicato da Panozzo Editore: un’opera di memoria, storia e cronaca che ricostruisce dall’interno uno dei periodi più drammatici della Repubblica italiana.

Da Rimini alla Bologna degli anni di piombo

Nevio Monaco è nato a Rimini e ha trascorso circa venticinque anni nell’Arma dei Carabinieri, congedandosi con il grado di tenente colonnello. La fase centrale della sua carriera coincide con gli anni più difficili della storia recente italiana.

Nel 1974 assunse il comando del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna. Era un reparto numericamente ridotto, formato da uomini che lavoravano in condizioni estremamente complesse, spesso senza orari e con strumenti investigativi molto diversi da quelli disponibili oggi.

Bologna era allora uno dei principali fronti della lotta al terrorismo. Le organizzazioni eversive di destra e di sinistra colpivano con attentati, rapine, sequestri e omicidi, mentre la criminalità organizzata cominciava a radicarsi anche in Emilia-Romagna.

Monaco operò inoltre al fianco del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel contrasto alle formazioni estremiste che cercavano di colpire le istituzioni democratiche.

Un capitano nel mirino dei terroristi e della criminalità

Il titolo Il Capitano deve morire non è un’invenzione letteraria costruita per attirare l’attenzione.

Nevio Monaco era realmente diventato un bersaglio. Dopo alcune importanti operazioni investigative, una campagna di intimidazione si sviluppò nei suoi confronti e il suo nome comparve nei comunicati delle organizzazioni terroristiche.

Durante una testimonianza pubblica, Monaco ha ricordato che le Brigate Rosse lo indicarono come «una persona da abbattere», accusandolo di essere uno dei responsabili dell’apparato impegnato nel contrasto alla lotta armata.

Nel corso di quegli anni scampò a diversi attentati organizzati da terroristi e ambienti criminali. Continuò tuttavia a dirigere le indagini, diventando un punto di riferimento per i suoi uomini e per i cronisti che seguivano quotidianamente la cronaca nera bolognese.

Le grandi indagini raccontate da Nevio Monaco

Attraverso la testimonianza di Monaco riemergono alcuni degli episodi che hanno segnato la storia italiana degli anni Settanta.

Fra questi figurano le indagini sulla strage del treno Italicus, sul sequestro di Francesco Segafredo e sull’uccisione del brigadiere Andrea Lombardini. Il suo racconto attraversa inoltre la rivolta di Bologna del 1977, la lotta contro le Brigate Rosse e Prima Linea, le bische clandestine e la presenza della mafia in Emilia-Romagna.

Monaco arrivò sul luogo della strage dell’Italicus poche ore dopo l’esplosione. L’attentato, avvenuto nella notte del 4 agosto 1974 nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, provocò dodici morti e decine di feriti. La ricostruzione pubblica dell’ex comandante restituisce il clima di confusione, dolore e tensione nel quale ebbero inizio le indagini.

Il libro racconta anche pedinamenti, arresti, informatori, operazioni sotto copertura e lunghe notti trascorse alla ricerca degli autori degli attentati. Una modalità investigativa nella quale esperienza, conoscenza del territorio e rapporto umano con le fonti erano spesso decisivi.

Il rapporto con i giornalisti della cronaca nera

Un elemento particolarmente interessante della testimonianza di Nevio Monaco è il rapporto con i giornalisti che seguivano le attività del Nucleo Investigativo.

Claudio Santini e Gianni Leoni, cronisti nella Bologna degli anni Settanta, si recavano quasi ogni mattina nel suo ufficio per conoscere ciò che era accaduto durante la notte. Cinquant’anni dopo sono tornati a interrogarlo pubblicamente, questa volta per ricostruire insieme una stagione ormai entrata nella storia.

Il confronto fra investigatori e giornalisti emerge così come un ulteriore patrimonio di memoria. Le cronache dell’epoca non raccontavano soltanto arresti e operazioni, ma documentavano una città nella quale la violenza politica rischiava quotidianamente di trasformarsi in un conflitto ancora più grave.

Dal racconto personale alla memoria collettiva

L’importanza dell’intervista pubblicata da Geronimo Magazine non risiede soltanto nella ricostruzione dei singoli episodi.

La voce di Nevio Monaco permette di comprendere che cosa significasse lavorare nelle istituzioni durante gli anni di piombo: convivere con le minacce, assumere decisioni in tempi brevissimi e affidarsi a un gruppo di uomini consapevoli dei rischi che correvano.

È questa dimensione umana a trasformare la cronaca in memoria collettiva. Dietro le date, i nomi delle organizzazioni e gli atti processuali appaiono le persone: carabinieri, magistrati, giornalisti e cittadini coinvolti in una stagione che mise duramente alla prova la democrazia italiana.

Il Capitano deve morire”: la storia raccontata dal protagonista

Nel volume pubblicato da Panozzo Editore, Nevio Monaco ricostruisce la propria esperienza attraverso documenti, fotografie, articoli di giornale e atti giudiziari.

Il risultato non è soltanto un’autobiografia, ma una fonte diretta per comprendere il terrorismo politico, la criminalità e il lavoro delle forze dell’ordine nell’Italia degli anni Settanta. Il lettore entra nelle indagini attraverso lo sguardo di chi le ha dirette e ne ha vissuto personalmente rischi, responsabilità e conseguenze.

Una testimonianza importante soprattutto per le generazioni che conoscono gli anni di piombo soltanto attraverso i manuali scolastici. Le pagine di Monaco restituiscono infatti non solo la sequenza degli avvenimenti, ma anche il clima di paura, incertezza e coraggio nel quale quegli avvenimenti si verificarono.

Leggi l’intervista completa su Geronimo Magazine

Scopri Il Capitano deve morire di Nevio Monaco

 

FAQ 

Chi è Nevio Monaco?

Nevio Monaco è un ex ufficiale dei Carabinieri originario di Rimini. Dal 1974 al 1979 comandò il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bologna, partecipando ad alcune delle più importanti indagini italiane degli anni di piombo.

Di cosa parla Il Capitano deve morire?

Il libro racconta la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e agli estremismi politici attraverso la testimonianza diretta di Nevio Monaco. Tra le vicende ricostruite figurano la strage dell’Italicus, il sequestro Segafredo e le attività delle Brigate Rosse e di Prima Linea.

Perché Nevio Monaco era nel mirino dei terroristi?

Le indagini coordinate dal suo reparto portarono ad arresti e alla scoperta di strutture appartenenti alle organizzazioni terroristiche. Per questo Monaco fu minacciato e indicato nei comunicati eversivi come un uomo dello Stato da eliminare.

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