RS 138: Resistenza, deportazione e Radio Tupac

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Dalla Seconda guerra mondiale alle radio libere degli anni Settanta, passando per la Resistenza, le deportazioni, la storia industriale e gli archivi: RS – Ricerche Storiche n. 138 attraversa diversi decenni della storia reggiana seguendo persone, luoghi e documenti.

Non si tratta di un numero monografico. A tenere insieme i contributi è piuttosto un modo di fare ricerca: partire da una vicenda circoscritta, da una biografia, da un luogo o da una fonte per riportare alla luce aspetti della storia contemporanea che rischierebbero di restare ai margini delle ricostruzioni più generali.

Le scelte del 1943 e la guerra nell'Appennino reggiano

La prima parte del fascicolo conduce negli anni della guerra e della Resistenza attraverso vicende molto diverse fra loro.

Amos Conti e Cleonice Pignedoli seguono il lungo percorso del generale Renato Mazzucco, protagonista di una carriera ai vertici della Regia Aeronautica. Il contributo arriva al passaggio decisivo dell'8 settembre 1943 e al periodo successivo, quando la sua vicenda personale si intreccia con il territorio dell'Appennino reggiano e con la Resistenza.

È un percorso biografico particolarmente ampio, che attraversa differenti fasi della storia italiana e utilizza anche documentazione familiare, fotografie, memorie e carte militari. L'interesse non risiede soltanto nel profilo individuale: attraverso Mazzucco emergono i problemi posti agli ufficiali italiani dal crollo delle strutture militari e politiche del 1943.

Su una scala differente si colloca la ricerca di Michele Bellelli e Chiara Torcianti dedicata all'attacco partigiano del 6 settembre 1944 al presidio di Cigarello, nel territorio di Carpineti. Il punto di osservazione si sposta così sulle dinamiche della guerra nell'Appennino reggiano dopo le grandi operazioni dell'estate 1944.

Il fascicolo non offre dunque un'unica narrazione della Resistenza: mette accanto esperienze individuali, operazioni militari, testimonianze civili e documentazione d'archivio.

La banda Cervi e le tracce lasciate negli archivi

La ricerca storica può procedere anche seguendo un nome che compare ai margini di vicende molto più conosciute. È il metodo adottato da Laura Artioli nel contributo dedicato a Berto Bertani e ai suoi rapporti con la banda Cervi.

Il lavoro parte dalle tracce documentarie per interrogare collegamenti, attività clandestine e percorsi personali senza trasformare automaticamente ogni indizio in una certezza. Anche la corretta identificazione del protagonista diventa parte dell'indagine: le carte permettono di distinguere persone che, nelle ricostruzioni precedenti, potevano essere state confuse a causa di nomi e cognomi simili.

È uno degli esempi più chiari del carattere di RS – Ricerche Storiche: tornare su vicende già entrate nella memoria collettiva senza limitarsi a ripeterne il racconto, ma verificando ciò che nuove fonti consentono effettivamente di sostenere.

Il campo di Bibbiano e le tracce della deportazione

Con Roberto Bortoluzzi e Matthias Durchfeld il centro dell'indagine diventa Bibbiano. Nell'estate del 1944 il campo sportivo del paese venne utilizzato dalle forze di occupazione come luogo di raccolta e transito durante le operazioni di rastrellamento in Val d'Enza.

Oggi quel luogo non è più immediatamente leggibile nel paesaggio urbano. Proprio per questo la ricerca deve mettere insieme fonti diverse: documenti, fotografie aeree, testimonianze, cartografia e materiali prodotti nel dopoguerra consentono di ricostruire la funzione assunta temporaneamente da uno spazio destinato normalmente allo sport.

Da Bibbiano il discorso si allarga al lavoro coatto e alla deportazione verso la Germania. Lo stesso tema ritorna nella sezione didattica attraverso il resoconto di Roberto Bortoluzzi sul workshop internazionale Forced Labour in Transnational Perspective, tenuto nel 2024 presso il Centro di Documentazione sul lavoro coatto di Schöneweide a Berlino.

La dimensione locale viene così messa in relazione con un campo di ricerca transnazionale: le esperienze del territorio reggiano diventano parte di un confronto più ampio sui modi di studiare e trasmettere la storia del lavoro forzato durante la Seconda guerra mondiale.

Radio Tupac e la Reggio Emilia degli anni Settanta

Con il contributo di Davide Cilloni e Dario Ferrari Lazzarini il fascicolo compie un salto di diversi decenni e arriva nella Reggio Emilia della fine degli anni Settanta.

Radio Tupac: storia della radio militante di Reggio Emilia (1978-1982) affronta un'esperienza della radiofonia indipendente della quale non si conserva un archivio unitario. Gli autori hanno quindi dovuto ricostruirne il percorso attraverso fonti disperse: stampa locale, documentazione politica, materiali prodotti dall'emittente e fondi privati.

La radio diventa un punto di osservazione sui movimenti politici e sociali, sulla controinformazione e sul sistema dei media locali negli anni successivi alla liberalizzazione delle frequenze. Dai suoi microfoni passarono temi e conflitti differenti e proprio il rapporto fra militanza, informazione e contesto politico rende la vicenda significativa per comprendere un periodo della storia cittadina molto lontano da quello affrontato nelle prime sezioni del fascicolo.

Anche qui l'approfondimento non sostituisce la ricerca: cronologia, documenti, controversie, fonti archivistiche e sviluppo completo della vicenda rimangono nel saggio pubblicato in RS 138.

Le Reggiane, Aurelio Lampredi e una storia tecnica da recuperare

Un altro percorso conduce alle Officine Meccaniche Reggiane e alla storia della progettazione motoristica.

Dario Scognamiglio, Andrea Spaggiari, Mauro Pedroni, Adriano Riatti e Paolo Riatti affrontano la figura di Aurelio Lampredi e un progetto maturato negli ultimi anni della divisione aeronautica delle Reggiane. Le carte tecniche diventano in questo caso fonti storiche al pari delle testimonianze e dei documenti politici utilizzati in altre sezioni del fascicolo.

Il contributo mostra anche una diversa forma di conservazione del patrimonio: disegni e progetti possono essere studiati, digitalizzati e ricostruiti attraverso strumenti contemporanei, rendendo nuovamente leggibili oggetti che non sono necessariamente giunti fino a noi nella loro forma materiale.

La storia industriale entra così nel fascicolo non come parentesi separata, ma come un'altra modalità di interrogare il rapporto fra territorio, documentazione e memoria.

Famiglie, archivi e vite quotidiane

Altri contributi spostano l'attenzione su scale più intime. Via del Portone 8 segue cinque donne appartenenti alla stessa famiglia, legate dalla parentela ma anche dalle esperienze dell'antifascismo e della Resistenza. La storia familiare permette di osservare la guerra e la lotta di Liberazione attraverso lavoro, relazioni, vita domestica e trasmissione della memoria.

Chiara Torcianti affronta invece il concetto di archivio di comunità attraverso un confronto fra esperienze sviluppate in Italia, Giappone e Sudafrica. Le carte non appaiono semplicemente come materiali da conservare: diventano strumenti attraverso i quali gruppi e comunità possono ricostruire la propria storia e renderla accessibile.

Anche il contributo di Ugo Pellini su Don Pasquino Borghi apre una prospettiva inattesa. Gli appunti relativi alle esperienze di floricoltura e giardinaggio del futuro resistente consentono di osservare una dimensione meno conosciuta della sua biografia, collegando storia personale, botanica e documentazione.

Quando cinema, paesaggio e immagini diventano fonti

Le ultime sezioni ampliano ulteriormente il repertorio delle fonti utilizzate dagli storici.

Lorenzo Tore studia la rappresentazione televisiva dell'esploratore Vittorio Bottego attraverso materiali conservati nelle Teche RAI. Il problema diventa quello del rapporto fra immagini, racconto televisivo e costruzione nel tempo dell'immaginario coloniale.

Massimo Storchi, attraverso una mappa di Casina, mostra invece come cartografia e territorio possano diventare punti di partenza per ritrovare storie sedimentate nei luoghi.

Fotografie, mappe, programmi televisivi, documenti militari, volantini, carte familiari e disegni tecnici appartengono a mondi molto diversi. Riuniti nello stesso fascicolo mostrano però quanto ampio possa essere il concetto di fonte storica.

RS 138: una storia reggiana costruita attraverso le tracce

Il percorso di RS 138 va dalla guerra degli anni Quaranta ai movimenti della fine degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta, senza cercare di ridurre periodi tanto differenti a una sola interpretazione.

Ciò che collega i contributi è piuttosto la ricerca delle tracce: persone poco studiate, luoghi trasformati, documenti dispersi, fotografie, archivi familiari, fonti tecniche e audiovisive. La storia del territorio viene ricostruita seguendo ciò che è rimasto e verificando quanto quelle fonti permettono realmente di conoscere.

Questo approfondimento offre una mappa dei principali percorsi del numero. Le ricostruzioni complete, gli apparati documentari, le immagini, le testimonianze, le argomentazioni e le conclusioni degli autori restano nelle 208 pagine del fascicolo.

Per conoscere il sommario e acquistare il numero completo, consulta RS – Ricerche Storiche n. 138.

Per conoscere invece la storia della testata, la sua impostazione editoriale e gli altri fascicoli pubblicati, visita RS – Ricerche Storiche: la rivista di Istoreco.

Il rapporto fra l'Istituto e la casa editrice è approfondito anche in Istoreco e Panozzo Editore: libri, riviste e ricerca storica.

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