Alberto Sordi ne I vitelloni: il personaggio di Alberto nel film di Fellini

Alberto Sordi nel film I vitelloni di Federico Fellini (1953), nella testata dell'approfondimento dedicato al suo personaggio.

Alberto Sordi ne I vitelloni interpreta Alberto, uno dei cinque protagonisti del film diretto da Federico Fellini nel 1953. È un giovane adulto che continua a vivere alle spalle della famiglia, trascorrendo le giornate fra amici, scherzi e divertimenti. Dietro l'atteggiamento spavaldo si nasconde però un personaggio più fragile e contraddittorio di quanto suggeriscano le sue esibizioni comiche.

Il ruolo occupa un posto importante nella carriera di Alberto Sordi. Dopo l'

I vitelloni

interpretazione di Fernando Rivoli ne Lo Sceicco Bianco del 1952, l'attore torna a lavorare con Fellini e trova nei Vitelloni uno dei personaggi che contribuiranno alla sua affermazione cinematografica.

Chi è Alberto, il personaggio interpretato da Alberto Sordi ne I vitelloni?

Alberto appartiene alla compagnia di giovani che trascorrono le giornate nella cittadina di provincia immaginata da Fellini. Gli altri sono Fausto, interpretato da Franco Fabrizi, Moraldo, cui presta il volto Franco Interlenghi, Leopoldo, interpretato da Leopoldo Trieste, e Riccardo, impersonato da Riccardo Fellini.

Ognuno rappresenta una diversa maniera di affrontare, o di rimandare, le responsabilità della vita adulta. Alberto è forse quello nel quale l'immaturità assume la forma più apertamente comica.

La sua esistenza dipende economicamente dalla famiglia e, in particolare, dalla sorella Olga, interpretata da Claude Farell. Nonostante questa dipendenza, Alberto si comporta spesso come se avesse il diritto di giudicare e controllare le scelte delle persone che gli stanno accanto.

Il contrasto emerge soprattutto nel rapporto con Olga, della quale disapprova la relazione con un uomo sposato. Alberto pretende dalla sorella una condotta conforme alle convenzioni sociali, mentre continua a sottrarsi agli obblighi che quelle stesse convenzioni richiederebbero a lui.

Sordi trasforma questa contraddizione in una caratteristica del personaggio. Il suo Alberto passa dalla sicurezza ostentata all'impaccio, dal tono autoritario alla debolezza, senza perdere quell'aria infantile che lo rende insieme ridicolo e riconoscibile.

È una figura che anticipa alcuni tratti dei personaggi attraverso i quali l'attore avrebbe successivamente raccontato le incoerenze e le debolezze della società italiana.

La celebre scena dei lavoratori: la spacconeria di Alberto Sordi

Fra le sequenze più ricordate de I vitelloni figura quella nella quale Alberto, passando in automobile davanti a un gruppo di operai, si rivolge loro con il grido «Lavoratori!», accompagnato da una pernacchia e dal gesto dell'ombrello.

L'episodio concentra in pochi istanti diversi aspetti della comicità di Sordi. Alberto deride persone impegnate nel lavoro mentre lui trascorre il proprio tempo senza un'occupazione. Si sente al sicuro nell'automobile in movimento, protetto dalla distanza che lo separa dai destinatari dello scherzo.

La situazione cambia improvvisamente quando la vettura si ferma per un guasto. La sicurezza del personaggio lascia allora spazio alla paura, trasformando la provocazione in una situazione comica costruita sul rovesciamento dei rapporti di forza.

Il contrasto fra arroganza e codardia diventerà uno dei meccanismi più riconoscibili della comicità di Alberto Sordi: personaggi capaci di assumere atteggiamenti sprezzanti finché si sentono protetti, ma pronti a perdere ogni sicurezza quando devono affrontare le conseguenze delle proprie azioni.

La sequenza è ricordata anche nella voce dedicata ad Alberto Sordi nell'Enciclopedia del Cinema Treccani. Il filmato è disponibile nell'archivio di RaiNews, che ha riproposto la scena nel 2023.

Il Carnevale e il rapporto con Olga: il lato malinconico di Alberto

Se la scena dei lavoratori mostra il versante più irriverente di Alberto, la lunga sequenza del Carnevale ne rivela la fragilità.

Il personaggio partecipa ai festeggiamenti abbandonandosi alla confusione, al ballo e all'ebbrezza. La festa accentua la sua natura istrionica, permettendo a Sordi di esprimersi attraverso il movimento, le espressioni del volto e le improvvise variazioni di tono.

Ma il Carnevale è anche il momento nel quale la comicità comincia a lasciare spazio a un sentimento diverso. Il ritorno alla quotidianità coincide con una crisi familiare che mette Alberto davanti ai limiti della propria condizione.

Fellini utilizza così un personaggio apparentemente dominato dalla caricatura per introdurre una nota di malinconia. Il divertimento non cancella la solitudine, mentre la dipendenza dalla famiglia rivela il suo lato meno rassicurante.

Stefano Todini, nella voce dedicata a I vitelloni nell'Enciclopedia del Cinema Treccani, considera Alberto uno dei personaggi più sfaccettati del film, soffermandosi proprio sull'ambivalenza che emerge durante il Carnevale.

È in questa alternanza fra comicità e vulnerabilità che l'interpretazione di Sordi acquista particolare forza. L'attore riesce a rendere credibile un uomo che vuole apparire indipendente e sicuro di sé, ma che continua a vivere in una condizione di profonda immaturità.

Da Lo Sceicco Bianco a I vitelloni: Alberto Sordi nel primo cinema di Fellini

Quando Fellini lo chiamò per I vitelloni, Alberto Sordi aveva già lavorato con lui ne Lo Sceicco Bianco, uscito nel 1952.

Nel primo film interpretava Fernando Rivoli, il divo dei fotoromanzi che si nasconde dietro l'immagine dello sceicco bianco. Era un personaggio costruito sul contrasto fra l'apparenza eroica e la realtà di un uomo vanitoso e ordinario. Il ruolo è approfondito nell'articolo Alberto Sordi nello Sceicco Bianco: il personaggio di Fernando Rivoli.

Nel film del 1953 il registro cambia. Alberto non vive all'interno di un mondo spettacolare fatto di costumi e fotoromanzi: appartiene alla vita quotidiana della provincia. La sua comicità nasce da comportamenti comuni, dalle relazioni familiari e dai piccoli privilegi che il personaggio cerca continuamente di difendere.

La presenza di Sordi nel nuovo film non era una scelta scontata. Come ricorda Masolino d'Amico nell'Enciclopedia del Cinema Treccani, le precedenti delusioni commerciali avevano alimentato le riserve dei produttori, tanto che il nome dell'attore non venne utilizzato nella pubblicità del film.

Il risultato fu molto diverso dalle aspettative. I vitelloni ottenne un importante riconoscimento alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1953 e, nel 1954, Alberto Sordi ricevette il Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione.

Fu un passaggio significativo nella carriera dell'attore, che negli anni successivi avrebbe consolidato la propria popolarità attraverso personaggi capaci di far convivere comicità, opportunismo e osservazione dei comportamenti italiani.

Alberto Sordi e gli studi sul cinema di Federico Fellini

L'interpretazione di Alberto Sordi è uno degli elementi che contribuiscono a rendere I vitelloni un film nel quale l'ironia convive con una rappresentazione più amara della giovinezza e della vita di provincia.

Per approfondire il contesto cinematografico dell'opera, i personaggi e il suo posto nella carriera del regista è disponibile il dossier dedicato a I vitelloni di Federico Fellini. Alla storia linguistica del titolo è dedicato anche l'articolo Che cosa significa «vitelloni»? Origine e significato del titolo di Fellini.

Nel 2026 Panozzo Editore ha pubblicato I vitelloni. Federico Fellini applaudito e incompreso, il saggio dello storico Carlo Dolcini dedicato alla nascita, alla realizzazione e alla fortuna critica del film.

Attraverso l'esame delle fonti, dei materiali preparatori e delle testimonianze, Dolcini torna sulle scelte artistiche e sulle interpretazioni che hanno accompagnato la storia dell'opera. Il volume è disponibile nel catalogo di Panozzo Editore.

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