Lo Sceicco Bianco di Carlo Dolcini sul Corriere Romagna: la recensione di Annamaria Gradara

Lo Sceicco Bianco di Carlo Dolcini sul Corriere Romagna: la recensione di Annamaria Gradara

Il Corriere Romagna ha dedicato un ampio articolo a Lo Sceicco Bianco. Antonioni, Fellini e la metamorfosi di un film, il saggio di Carlo Dolcini pubblicato da Panozzo Editore.

Firmato da Annamaria Gradara e apparso il 12 novembre 2025 nella sezione Cultura e Spettacoli, l’articolo presenta il volume come una ricerca capace di tornare alle origini del primo film diretto da Federico Fellini come unico regista, seguendo documenti, testimonianze e passaggi ancora aperti all’interpretazione.

Lo Sceicco Bianco tra Antonioni e Fellini

Il titolo scelto dal quotidiano, Antonioni, Fellini e “Lo Sceicco Bianco”. Dal soggetto al film: metamorfosi d’autore, mette immediatamente a fuoco il problema centrale affrontato da Dolcini: la trasformazione di un progetto cinematografico nato con Michelangelo Antonioni nell’opera che avrebbe segnato l’esordio autonomo di Federico Fellini nella regia.

La recensione non si limita però a ricordare il passaggio fra i due autori. Annamaria Gradara sottolinea il metodo seguito nel volume, fondato sulla verifica delle fonti e sulla ricomposizione di tracce documentarie talvolta frammentarie o apparentemente secondarie.

Contratti, materiali d’archivio, testimonianze e differenti fasi di elaborazione diventano così gli indizi di una storia più complessa di quanto possa apparire nelle ricostruzioni abituali.

Il metodo di ricerca di Carlo Dolcini

L’articolo del Corriere Romagna prende avvio da un particolare relativo ai compensi previsti per Federico Fellini e per gli interpreti del film. Non è una semplice curiosità economica: anche un dato di questo genere può aiutare a comprendere rapporti, scelte produttive e posizioni all’interno della lavorazione.

«Anche i denari parlano», osserva Dolcini nell’articolo. È un esempio del modo in cui lo storico esamina materiali diversi, cercando ciò che possono rivelare senza trasformarli in pretesti per conclusioni spettacolari.

Gradara descrive infatti un autore che mette in fila con scrupolo testi, testimonianze e fonti d’archivio. La ricerca procede come un’indagine, ma non per costruire artificiosamente uno scoop: il suo obiettivo è illuminare il percorso attraverso il quale il film prese forma e distinguere ciò che è documentato da ciò che rimane incerto.

Le domande ancora aperte sulla nascita del film

Tra gli interrogativi messi in evidenza dalla recensione vi è quello relativo al soggetto di Michelangelo Antonioni dal quale derivò effettivamente il film.

I materiali conservati negli archivi documentano infatti più momenti nella formazione del progetto. La loro esistenza rende insufficiente una spiegazione troppo lineare del passaggio da Antonioni a Fellini e invita a esaminare con maggiore attenzione date, testi e testimonianze.

L’articolo giornalistico indica il problema, ma non sostituisce l’indagine svolta nel libro. È nel volume che Dolcini mette a confronto i diversi materiali, ricostruisce la loro successione e valuta il rapporto con la sceneggiatura e con l’opera arrivata sullo schermo.

Un’indagine minuziosa ma coinvolgente

Uno dei giudizi più significativi espressi da Annamaria Gradara riguarda la leggibilità del saggio. L’indagine viene definita «minuziosa ma niente affatto pedante»: un percorso accurato, ma al tempo stesso leggero e capace di accompagnare il lettore alla scoperta del film.

Il riconoscimento è particolarmente importante perché coglie una caratteristica del lavoro di Carlo Dolcini: il rigore della ricerca non si traduce in un’esposizione riservata ai soli specialisti. Le fonti servono a riaprire domande e a rendere più avvincente la storia della creazione cinematografica.

Il libro si rivolge quindi sia agli studiosi sia agli appassionati che desiderano rivedere Lo Sceicco Bianco con strumenti nuovi, entrando nel laboratorio dal quale nacque il film senza perdere il piacere del racconto.

Alberto Sordi e la prima firma del regista Fellini

La recensione si sofferma infine su una delle immagini più celebri dello Sceicco Bianco: Alberto Sordi che appare sull’altalena davanti allo sguardo meravigliato di Wanda.

Secondo Gradara, questa sequenza consegna allo spettatore una prima firma autentica del Fellini regista, già capace di muoversi fra realtà, sogno, immaginazione e fantasia.

Il riferimento non esaurisce però l’analisi proposta nel saggio. Nel libro l’immagine viene ricondotta alle circostanze della lavorazione e inserita in una riflessione più ampia sulla nascita del linguaggio cinematografico felliniano.

Un invito a riscoprire Lo Sceicco Bianco

L’articolo del Corriere Romagna restituisce dunque il valore di un volume che non considera Lo Sceicco Bianco soltanto come il punto di partenza della carriera autonoma di Fellini.

Il film diventa il risultato di una trasformazione da ricostruire: un percorso nel quale si incontrano il progetto di Antonioni, il lavoro degli sceneggiatori, le decisioni produttive e la progressiva affermazione della personalità del regista riminese.

La recensione ne presenta le domande e il metodo. Le fonti, i confronti e le conclusioni dell’indagine sono invece sviluppati nel volume.

Per seguire integralmente la metamorfosi del progetto e conoscere i documenti esaminati dall’autore, scopri Lo Sceicco Bianco. Antonioni, Fellini e la metamorfosi di un film di Carlo Dolcini.

Per approfondire

È disponibile anche il video della presentazione del libro alla Cineteca della Biblioteca Gambalunga di Rimini, con il dialogo tra Carlo Dolcini e Marco Leonetti.

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