“Storie perdute con la guerra”: la recensione di Silvana Giugli ad Arnaldo Pedrazzi

La Rimini che non c'è più

Nel marzo-aprile del 2004, pochi mesi dopo l’uscita del primo volume di Arnaldo Pedrazzi dedicato alla città scomparsa, Silvana Giugli ne propose sulle pagine di Ariminum una delle prime letture critiche.

Il titolo scelto per la recensione era già una dichiarazione d’intenti: “Storie perdute con la guerra”.

Giugli non si limitava infatti a presentare La Rimini che non c’è più come una raccolta di notizie sulla vecchia Rimini. Nelle sue parole il libro diventava soprattutto uno strumento per interrogarsi su quanto la città avesse perduto nel corso del Novecento e sulle differenti responsabilità che avevano determinato quelle scomparse.

La recensione su Ariminum del 2004

La recensione apparve nel numero di Ariminum di marzo-aprile 2004, all’interno della sezione dedicata ai libri.

Giugli presentava il lavoro di Pedrazzi attraverso alcuni dati che permettono ancora oggi di capire l’impostazione del primo volume: sedici storie dedicate ad altrettanti monumenti, documentate da 73 fotografie e accompagnate dalla ricostruzione delle rispettive vicende storiche.

La quantità delle immagini non era un elemento secondario. Fotografie e documentazione servivano a riaprire, secondo l’immagine utilizzata dalla stessa recensione, quasi delle finestre su una città che il lettore degli anni Duemila non poteva più osservare direttamente.

È uno degli aspetti che caratterizzeranno anche i successivi libri di Pedrazzi: la memoria urbana viene ricostruita facendo dialogare racconto storico e testimonianza visiva.

Non soltanto una Rimini distrutta dalle bombe

Il titolo della recensione potrebbe far pensare a un libro interamente dedicato alle distruzioni provocate dalla Seconda guerra mondiale. La lettura di Giugli è invece più articolata.

La guerra costituisce naturalmente una cesura fondamentale. Rimini subì una devastazione tale da modificare profondamente il proprio patrimonio architettonico e il volto di intere zone della città.

Ma nella recensione emerge anche un secondo momento della perdita.

Giugli sottolinea infatti che alcuni edifici, pur risparmiati completamente o almeno parzialmente dai bombardamenti, non riuscirono a superare gli anni della ricostruzione. Furono demoliti successivamente per fare spazio a nuovi assetti urbanistici e a una diversa idea di città.

È un passaggio importante perché anticipa uno dei temi che diventeranno sempre più evidenti nei successivi lavori di Pedrazzi: la Rimini scomparsa non coincide esclusivamente con la Rimini bombardata.

Una recensione che guarda alle assenze della città

Per spiegare il carattere del volume, Giugli richiama alcuni dei luoghi affrontati da Pedrazzi: la chiesa di Sant’Agnese, Palazzo del Cimiero, Palazzo Lettimi, il Kursaal e Porta Montanara.

Non è necessario ripercorrerne qui le singole vicende. Ciò che interessa nella recensione è il modo in cui questi esempi vengono messi in relazione.

Sono edifici molto diversi per funzione, epoca e destino, ma condividono la capacità di mostrare quanto il paesaggio urbano possa cambiare nel giro di poche generazioni.

Il lettore del libro viene così invitato non semplicemente a ricordare ciò che è scomparso, ma a confrontare mentalmente la Rimini documentata dalle immagini storiche con quella che conosce nel presente.

Il tono di Pedrazzi secondo Silvana Giugli

Un altro elemento interessante della recensione riguarda il modo di scrivere dell’autore.

Giugli descrive Pedrazzi come uno studioso dallo stile pacato e professionale, interessato innanzitutto alla ricostruzione dei fatti. Anche quando affronta demolizioni controverse o decisioni urbanistiche discutibili, il racconto rimane legato alla documentazione.

È una caratteristica importante dell’intera produzione di Pedrazzi: fotografie, mappe, testimonianze e documenti vengono utilizzati per ricostruire la vicenda degli edifici, lasciando che sia il lettore a misurare la distanza fra la città di ieri e quella di oggi.

Proprio questo equilibrio permette alla recensione di Giugli di leggere il volume non come un esercizio nostalgico, ma come un invito a riflettere sul rapporto fra memoria e trasformazione urbana.

Un libro rivolto ai riminesi

Nella parte conclusiva della recensione, Giugli insiste su un altro aspetto: il libro non vuole essere soltanto informativo.

Il recupero della storia dei monumenti scomparsi serve a riportare nella memoria collettiva una parte della città che rischierebbe altrimenti di essere conosciuta soltanto attraverso nomi, fotografie isolate o ricordi tramandati.

Da questo punto di vista, il primo volume rappresenta l’inizio di un percorso che Pedrazzi avrebbe continuato negli anni successivi.

Il progetto sulla città perduta si sarebbe infatti ampliato con Le dimore gentilizie e si sarebbe infine concluso nel 2015 con Spigolature. I tre volumi formano oggi un unico itinerario attraverso edifici, luoghi e trasformazioni della Rimini scomparsa, ricostruito nel nostro approfondimento Tre libri per ritrovare la Rimini scomparsa: il progetto di Arnaldo Pedrazzi.

Una testimonianza sulla prima ricezione del libro

Riletta a distanza di oltre vent’anni, la recensione di Silvana Giugli ha quindi un valore che va oltre il semplice giudizio sul volume.

Documenta come il lavoro di Pedrazzi venne percepito al momento della sua uscita: non soltanto come repertorio di edifici scomparsi, ma come occasione per interrogarsi sulle trasformazioni subite da Rimini nel corso del Novecento.

È proprio questa prospettiva a rendere la recensione ancora utile oggi. Mentre il libro conserva la ricerca di Pedrazzi, l’articolo di Ariminum conserva la reazione contemporanea a quella ricerca e permette di capire quali questioni avessero colpito immediatamente chi lo aveva letto.


Per approfondire

La Rimini che non c’è più di Arnaldo Pedrazzi è oggi esaurito. La scheda del volume rimane disponibile nel catalogo Panozzo Editore come testimonianza del progetto editoriale e della sua storia.

Per chi desidera invece esplorare oggi la Rimini precedente alle distruzioni della guerra attraverso un volume disponibile, La città perduta. Itinerari alla ricerca di una Rimini scomparsa ricostruisce la città nell’estate del 1939, pochi anni prima della cesura bellica.

Scopri La città perduta →

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