Tommaso Panozzo racconta "La mia vita" di Umberto Panozzo

Tommaso Panozzo intervistato da Icaro TV prima della presentazione di La mia vita di Umberto Panozzo

Nell’intervista a IcaroTV dedicata a La mia vita. Storia di un uomo, Tommaso Panozzo racconta come il manoscritto di Umberto Panozzo gli abbia permesso di conoscere davvero suo nonno. Non soltanto il professore, l’autore scolastico o il fondatore della casa editrice, ma il giovane che aveva affidato alla scrittura dubbi, aspirazioni, insofferenze e progetti ancora incerti.

Il servizio è stato registrato pochi minuti prima della presentazione del volume alla Cineteca di Rimini. Nel corso dell’intervista, Tommaso riassume le diverse fasi della vita di Umberto: il ragazzo cresciuto durante il fascismo, il militare della Seconda guerra mondiale, l’insegnante e infine l’editore.

Dietro questa sintesi si trova però una vicenda più personale. La lettura delle memorie trasformò il rapporto del nipote con una figura familiare conosciuta soprattutto negli ultimi anni della sua esistenza e condusse, già nel 2016, alla scrittura della prefazione del libro.

L’intervista a Tommaso Panozzo su IcaroTV

Nel breve servizio televisivo Tommaso Panozzo presenta La mia vita. Storia di un uomo come il racconto di una persona osservata in momenti molto diversi della propria esistenza.

Le pagine seguono Umberto Panozzo dalla formazione giovanile al servizio militare, dal ritorno alla scuola all’attività di autore. Soltanto nella parte conclusiva comincia a delinearsi anche l’esperienza editoriale che avrebbe condotto alla nascita di Panozzo Editore.

L’intervista non ricostruisce però in dettaglio queste fasi, già affidate al libro e agli approfondimenti specifici. La sua prospettiva è un’altra: mostrare come le memorie abbiano consentito a Tommaso di incontrare una persona diversa dal nonno anziano conosciuto durante l’infanzia e l’adolescenza.

Conoscere il nonno attraverso il manoscritto

Tommaso aveva conosciuto personalmente Umberto, morto nel 2013, ma la loro distanza non era soltanto anagrafica.

Umberto apparteneva a una generazione cresciuta tra le due guerre mondiali, educata a una concezione severa del dovere e poco incline a manifestare apertamente i sentimenti. Negli ultimi anni appariva al nipote soprattutto come una figura riservata, rigorosa e ormai lontana dalle esperienze che ne avevano formato il carattere.

Dopo la sua morte, Tommaso cominciò a incontrarne continuamente la presenza pubblica. Ex alunni ricordavano le lezioni del professor Panozzo; insegnanti parlavano dei suoi manuali; lettori conservavano nelle proprie case libri scolastici utilizzati molti anni prima.

Queste testimonianze restituivano il professore, lo studioso e l’autore. Non permettevano però di conoscere il giovane che era esistito prima dei risultati professionali, quando il futuro rimaneva ancora aperto.

Il manoscritto modificò questa prospettiva. Attraverso quelle pagine Tommaso poté osservare il nonno prima che diventasse la persona conosciuta dalla famiglia e dai suoi studenti: un ragazzo alle prese con gli studi, le aspettative, la guerra e la paura di perdere gli anni decisivi della propria vita.

La diffidenza iniziale verso le autobiografie

L’avvicinamento alle memorie non fu immediatamente entusiasta.

Tommaso temeva di trovarsi davanti a una tradizionale autobiografia celebrativa, costruita a posteriori per dare ordine agli avvenimenti e presentare l’autore sotto una luce favorevole.

È un rischio frequente nella scrittura autobiografica. Chi racconta il proprio passato conosce già le conseguenze delle scelte compiute e può essere portato a eliminare le esitazioni, attenuare gli errori o rappresentare ogni passaggio come una tappa inevitabile verso il risultato finale.

La mia vita possedeva però una caratteristica differente. Il manoscritto riuniva materiali nati in momenti diversi: annotazioni vicine agli avvenimenti, lettere, ricordi successivi e riflessioni scritte dall’autore ormai maturo.

Molte pagine conservavano quindi la voce di chi non sapeva ancora che cosa sarebbe accaduto. I progetti potevano fallire, le paure non erano ancora superate e le domande rimanevano prive di una risposta.

Questa costruzione, approfondita nell’articolo dedicato al diario di guerra di Umberto Panozzo, attenuò progressivamente la diffidenza iniziale di Tommaso.

L’incontro con un Umberto quasi coetaneo

La lettura divenne particolarmente coinvolgente quando Tommaso riconobbe nelle pagine un giovane di età non molto diversa dalla propria.

Quando cominciò a studiare seriamente il manoscritto, frequentava l’università e stava costruendo il proprio futuro professionale. Anche Umberto, nella parte centrale delle memorie, era un giovane appena laureato che avrebbe voluto insegnare e dedicarsi agli studi.

La guerra aveva però interrotto ogni progetto. Il giorno successivo alla laurea Umberto era stato richiamato alle armi e, negli anni seguenti, aveva vissuto trasferimenti, attese e destinazioni decise da altri.

Questa vicinanza anagrafica modificò il rapporto tra nonno e nipote. Umberto non appariva più soltanto come l’uomo severo conosciuto alla fine della vita, ma come una persona ancora incerta, insofferente verso il tempo perduto e preoccupata di non riuscire a realizzare ciò per cui aveva studiato.

Il manoscritto rese così possibile una forma di dialogo tra due giovani appartenenti a epoche molto lontane. Tommaso non stava semplicemente ricostruendo la biografia di un familiare: seguiva i pensieri di una persona che non conosceva ancora l’esito della propria storia.

Il Natale del 2016 e la nascita della prefazione

Durante la presentazione del volume, Tommaso ha ricordato il momento nel quale la lettura si trasformò in un vero progetto.

Nel periodo natalizio del 2016 avrebbe dovuto preparare un esame universitario di procedura civile. Il manuale rimase però quasi sempre chiuso, mentre le memorie del nonno vennero lette e rilette.

Alla fine delle vacanze Tommaso non aveva preparato l’esame, ma aveva completato una prima versione della prefazione che sarebbe stata pubblicata nel volume molti anni più tardi.

Non esistevano ancora un programma editoriale definito o una data di uscita. La prefazione nacque prima di tutto dalla necessità di spiegare quale persona fosse emersa da quelle pagine e perché il manoscritto meritasse di essere conservato.

La conclusione raggiunta da Tommaso era già netta:

«Questo è un crimine, non pubblicarlo».

La frase non indicava soltanto il valore affettivo del testo per la famiglia. Esprimeva la convinzione che quelle memorie contenessero una testimonianza capace di interessare anche lettori estranei alla vicenda dei Panozzo.

Il significato del titolo La mia vita

Anche il titolo provocò inizialmente una reazione di diffidenza.

La mia vita appariva a Tommaso troppo generico, quasi inevitabile per un’autobiografia e poco adatto a distinguere il volume da molti altri racconti memorialistici.

Le successive letture mostrarono però che quelle parole non erano state scelte da Umberto come una semplice indicazione del contenuto. Il titolo possedeva un significato interno al manoscritto e rinviava al modo in cui l’autore giudicava le diverse stagioni della propria esistenza.

In alcune pagine emerge infatti l’idea di una vita pienamente “vitale”: il periodo nel quale Umberto si era sentito animato dalla volontà di agire, studiare, insegnare e costruire qualcosa di proprio.

L’espressione non coincide soltanto con gli anni felici e non può essere ridotta a una definizione astratta. Il suo significato si forma attraverso gli avvenimenti raccontati e il confronto dell’autore con il tempo trascorso.

Per questa ragione il titolo originario venne conservato. La perplessità iniziale lasciò spazio alla consapevolezza che modificarlo avrebbe significato perdere una delle principali chiavi di lettura del testo.

Perché Tommaso Panozzo ha voluto pubblicare il manoscritto

La decisione di pubblicare La mia vita non nasce soltanto dal desiderio di ricordare il fondatore della casa editrice.

Umberto non fu un protagonista politico o militare di primo piano. Proprio questa posizione rende la sua testimonianza significativa: gli avvenimenti del Novecento vengono osservati attraverso le conseguenze prodotte nella vita quotidiana di una persona comune.

Il fascismo, la guerra e il dopoguerra non compaiono come capitoli separati di un manuale, ma come forze capaci di interrompere gli studi, allontanare dalla famiglia, modificare le convinzioni e obbligare un giovane a ricostruire continuamente i propri progetti.

La pubblicazione permette inoltre di ascoltare direttamente la voce di Umberto, senza sostituirla con una biografia composta dai discendenti. Il nipote interviene nella prefazione per raccontare il proprio incontro con il manoscritto, ma lascia all’autore il compito di narrare e giudicare la sua esperienza.

Il volume è uscito nel 2026, in occasione dei quarantacinque anni di Panozzo Editore. La coincidenza collega il libro alla storia della casa editrice, senza trasformarlo in una celebrazione aziendale: le memorie si arrestano davanti alle origini di un percorso che il lettore conosce già nei suoi risultati successivi.

L’intervista spiega quindi perché il testo sia stato recuperato e pubblicato, ma non anticipa la successione completa degli avvenimenti, le relazioni personali e le scelte attraverso le quali Umberto costruì il proprio futuro.

Il video dell’intervista a Tommaso Panozzo

Il servizio di IcaroTV è stato registrato alla Cineteca di Rimini poco prima della presentazione di La mia vita. Storia di un uomo.

Guarda l’intervista a Tommaso Panozzo su IcaroTV.

Il servizio offre una prima introduzione al rapporto tra il nipote e il manoscritto. Il posto delle memorie all’interno della formazione, della guerra, della scuola e dell’attività editoriale di Umberto è invece ricostruito nel dossier dedicato a La mia vita.

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