Tre libri per ritrovare la Rimini scomparsa: il progetto di Arnaldo Pedrazzi

La Rimini che non c'è più

Ci sono libri che nascono come opere autonome e libri che, con il passare degli anni, finiscono per comporre un progetto più ampio. È il caso dei tre volumi con i quali Arnaldo Pedrazzi ha ricostruito per Panozzo Editore una parte consistente della Rimini scomparsa.

Il percorso comincia nel 2003 con La Rimini che non c’è più, prosegue nel 2008 con La Rimini che non c’è più. Le dimore gentilizie e si conclude nel 2015 con La Rimini che non c’è più. Spigolature.

Tre libri pubblicati nell’arco di dodici anni, differenti per impostazione e campo d’indagine ma legati dalla stessa domanda: che cosa rimane della città quando gli edifici, le strade e i luoghi che ne hanno costruito il volto non esistono più?

Un progetto costruito in tre tappe

La serie non nacque come un repertorio indistinto di curiosità sulla vecchia Rimini. Volume dopo volume, Pedrazzi delimitò invece campi di ricerca differenti, tornando più volte sul rapporto fra ciò che la documentazione storica permetteva ancora di ricostruire e ciò che il paesaggio contemporaneo non consentiva più di vedere.

Il primo libro stabilì il terreno dell’indagine. Il secondo ne isolò una componente precisa, quella delle dimore gentilizie scomparse. Il terzo recuperò infine argomenti rimasti fuori dalle ricerche precedenti e portò a conclusione il percorso.

È proprio questa struttura a suggerire di leggere oggi i tre volumi insieme. Non come tre versioni dello stesso libro, ma come tre successive ricognizioni della città perduta.

Il primo volume: ritrovare una città che non si vede più

Con La Rimini che non c’è più, pubblicato per la prima volta nel 2003, Pedrazzi affronta edifici e luoghi che avevano fatto parte per lungo tempo del paesaggio riminese e che nel Novecento erano ormai scomparsi o profondamente trasformati.

Il punto di partenza non è però una generica nostalgia per la città di un tempo. Al centro c’è la possibilità di ricostruire attraverso le fonti ciò che non può più essere osservato direttamente.

Fotografie, documenti e testimonianze permettono così di restituire posizione, aspetto e vicende di luoghi che appartenevano alla quotidianità dei riminesi e che le trasformazioni del Novecento hanno progressivamente sottratto allo sguardo.

Nasce qui il nucleo dell’intero progetto: osservare la città presente partendo dalle sue assenze.

Le dimore gentilizie: dalla città perduta ai suoi palazzi

Cinque anni dopo, La Rimini che non c’è più. Le dimore gentilizie restringe l’indagine a una categoria particolare di edifici.

Pedrazzi concentra questa volta l’attenzione sulle antiche residenze delle famiglie riminesi, ricostruendo insieme la storia degli edifici, quella di chi li abitò e le successive trasformazioni delle aree nelle quali sorgevano.

Lo spostamento è significativo. La città non viene più letta soltanto attraverso i suoi monumenti scomparsi, ma attraverso il rapporto fra architettura, famiglie e trasformazione del tessuto urbano.

Il confronto fra cartografia storica e assetto successivo della città assume per questo volume un peso particolare: permette di capire non soltanto che cosa sia scomparso, ma anche che cosa abbia occupato nel tempo lo spazio lasciato libero.

Emerge così uno dei temi che attraversano tutta la ricerca di Pedrazzi: la Rimini perduta non coincide esclusivamente con la Rimini distrutta dalla guerra. Una parte del patrimonio sopravvisse al conflitto per essere trasformata o cancellata negli anni della ricostruzione e dello sviluppo edilizio.

Spigolature: gli ultimi frammenti del percorso

Nel 2015 Pedrazzi torna ancora una volta sul tema con La Rimini che non c’è più. Spigolature.

Il titolo chiarisce la funzione del volume. Dopo le precedenti ricognizioni, rimanevano luoghi, edifici e vicende che non avevano trovato spazio nei primi due libri. Pedrazzi li raccoglie in un nuovo itinerario e presenta il volume come conclusione della ricerca dedicata alla Rimini scomparsa.

La scelta dei soggetti diventa necessariamente più eterogenea. Alle architetture residenziali si affiancano strutture pubbliche, infrastrutture e luoghi legati alla vita economica e sociale della città.

Questa varietà non indebolisce l’unità del libro. Al contrario, mostra quanto fosse ampio il campo costruito nell’arco di oltre un decennio: non un catalogo di monumenti illustri, ma una ricognizione di tutto ciò che poteva contribuire a ricomporre il volto di una città ormai difficilmente riconoscibile.

Documenti, mappe e fotografie per leggere le trasformazioni di Rimini

Al di là dei diversi argomenti affrontati, i tre volumi sono tenuti insieme soprattutto dal metodo.

Pedrazzi parte dalle tracce. Una fotografia, una pianta, un documento o una testimonianza diventano il punto dal quale ricostruire la vicenda di un edificio e collocarlo nuovamente nella città.

In questo procedimento le immagini non sono semplicemente un accompagnamento al testo. Una fotografia storica permette di osservare ciò che non esiste più; una fotografia successiva mostra la trasformazione; una mappa consente di ritrovare nel tessuto contemporaneo la posizione di una struttura cancellata.

Il lettore è così portato continuamente a confrontare la città documentata dalle fonti con quella che può vedere oggi.

È probabilmente questa la caratteristica che rende ancora utile il progetto di Pedrazzi a distanza di anni: i libri non chiedono soltanto di ricordare una Rimini perduta, ma forniscono strumenti per riconoscerne le tracce dentro la città presente.

La Rimini che non c’è più è soltanto una parte della ricerca di Pedrazzi

I tre volumi dedicati alla città scomparsa costituiscono un progetto riconoscibile, ma non esauriscono il lavoro svolto da Arnaldo Pedrazzi per Panozzo Editore.

Negli stessi anni lo studioso rivolse infatti lo sguardo anche agli edifici storici sopravvissuti, alle ville e agli altri edifici di Covignano e dintorni e alle trasformazioni subite dalle chiese della diocesi riminese.

La città perduta e quella sopravvissuta diventano così due facce della stessa ricerca sulla trasformazione del patrimonio urbano e della memoria di Rimini.

I tre volumi de La Rimini che non c’è più conservano tuttavia una loro precisa autonomia: seguono dall’inizio alla conclusione il tentativo di recuperare, attraverso le fonti, ciò che il paesaggio riminese non è più in grado di mostrare.

Tre libri oggi esauriti

La Rimini che non c’è più, Le dimore gentilizie e Spigolature sono oggi esauriti. Le loro schede rimangono online come documentazione del catalogo Panozzo Editore e del progetto di ricerca sviluppato da Arnaldo Pedrazzi nell’arco di dodici anni.

La loro indisponibilità rende ancora più importante conservarne sul sito la storia editoriale senza trasformare questi articoli in una riproduzione dei contenuti dei volumi: l’obiettivo è ricostruire il senso del progetto e mettere in relazione le sue diverse tappe.

Per approfondire: un nuovo itinerario nella Rimini scomparsa

Per chi desidera continuare oggi l’esplorazione della Rimini che non esiste più, Panozzo Editore propone La città perduta. Itinerari alla ricerca di una Rimini scomparsa di Tommaso Panozzo.

Il volume, pubblicato nel 2024 e attualmente disponibile, conduce il lettore nella Rimini dell’estate 1939, poco prima della frattura provocata dalla Seconda guerra mondiale. Attraverso un itinerario costruito con documenti e immagini d’epoca ricostruisce il volto della città precedente alle distruzioni belliche e alle successive trasformazioni urbanistiche.

Non è una prosecuzione dei libri di Pedrazzi né una loro nuova edizione: è un progetto autonomo che torna, con un’impostazione differente, sul grande tema della Rimini scomparsa.

Scopri La città perduta →

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