Nel numero di maggio-giugno 2015 della rivista Ariminum, Silvana Giugli dedicò una recensione a Dutór, a i cavèm i zampét? Malattie e malanni in gergo riminese di Gianni Morolli.
L’articolo, intitolato Malattie e malanni in gergo riminese, legge il volume come qualcosa di più di una raccolta di parole curiose. Nelle espressioni conservate da Morolli riconosce infatti una traccia della mentalità, dell’ironia e della memoria linguistica dei riminesi.
La recensione offre così una prospettiva specifica all’interno del percorso dedicato al libro: non racconta come l’opera è nata e non ha il compito di spiegare le singole espressioni, ma interpreta il valore culturale e umano della raccolta a pochi mesi dalla sua pubblicazione.
La recensione di Silvana Giugli su Ariminum
Quando Silvana Giugli recensisce Dutór, a i cavèm i zampét?, la prima edizione del volume è uscita da pochi mesi.
La particolarità dell’opera emerge subito dalla natura del materiale raccolto. Le parole non appartengono a un repertorio astratto: provengono dall’esperienza professionale di Gianni Morolli e dal parlato di persone che utilizzavano espressioni familiari per raccontare malesseri, paure e difficoltà.
Nella lettura di Ariminum, proprio questa origine permette al piccolo dizionario di superare la dimensione della semplice curiosità dialettale.
Dietro le parole compaiono le persone che le utilizzavano e, con loro, un modo particolare di affrontare il corpo, la malattia e le inevitabili difficoltà della vita.
Il recupero della memoria linguistica riminese
Uno degli aspetti messi in evidenza dalla recensione è il valore di recupero linguistico del lavoro di Morolli.
Molte delle espressioni appartengono soprattutto a generazioni per le quali il dialetto e il parlato locale facevano ancora parte della comunicazione quotidiana. Con il mutare delle abitudini linguistiche, una parte di quel patrimonio rischia progressivamente di diventare meno riconoscibile.
Raccoglierlo significa quindi conservare qualcosa che va oltre le singole parole.
Una lingua conserva anche atteggiamenti, associazioni, immagini e modi di interpretare l’esperienza. Per il lettore riminese alcune formule possono richiamare il parlato di genitori e nonni; per chi conosce meno il dialetto possono invece aprire una finestra su una dimensione quotidiana della storia cittadina.
Il quadro generale del rapporto fra parlato locale, medicina e memoria è approfondito nella pagina Il gergo riminese della salute: parole, malanni e memoria nell’ambulatorio.
L’ironia riminese davanti alle difficoltà
La recensione richiama anche una caratteristica che attraversa il volume: la capacità di utilizzare il sorriso per affrontare argomenti tutt’altro che leggeri.
Malanni, vecchiaia, cure, paura e fragilità appartengono a esperienze universali. Nel parlato popolare possono però essere raccontati attraverso immagini concrete, esagerazioni e formule ironiche.
Silvana Giugli non riduce questa componente a comicità fine a se stessa. Il sorriso convive con la consapevolezza che dietro una battuta possa esserci una preoccupazione autentica.
È proprio questa convivenza fra ironia e serietà a dare alle parole raccolte da Morolli una particolare forza narrativa: fanno sorridere, ma nello stesso momento restituiscono il modo in cui una comunità reagisce alle proprie fragilità.
Un libro sul dialetto, ma anche sulla comunità
La lettura proposta da Ariminum permette quindi di andare oltre l’etichetta di dizionario dialettale.
Il valore della raccolta non dipende soltanto dalla possibilità di conservare termini meno utilizzati. Le espressioni sono interessanti perché portano con sé un contesto umano e sociale.
In questo senso Dutór, a i cavèm i zampét? diventa anche una piccola testimonianza della Rimini quotidiana: non quella dei grandi avvenimenti, ma quella delle conversazioni, delle famiglie e delle forme linguistiche trasmesse fra generazioni.
La recensione di Giugli aiuta proprio a riconoscere questo passaggio: dalla parola alla memoria della comunità che l’ha utilizzata.
Le poesie dialettali dedicate alla medicina
Silvana Giugli richiama inoltre una componente particolare del volume: la presenza di sei poesie dialettali dedicate alla medicina, agli acciacchi, alle cure, alla vecchiaia e alla fragilità umana.
Quattro componimenti sono di Valderico Vittorio Mazzotti e due di Raffaello Baldini. Nel libro i testi dialettali sono accompagnati dalla traduzione italiana.
La loro presenza allarga il campo della raccolta. Il rapporto fra salute, corpo e ironia non appartiene infatti soltanto alle conversazioni quotidiane, ma ha trovato spazio anche nella poesia dialettale.
Il collegamento è particolarmente significativo perché mostra come il sorriso possa convivere con argomenti seri anche nella scrittura letteraria.
I versi non vengono riprodotti in questo approfondimento. Le poesie, il loro ritmo e il rapporto che stabiliscono con le altre parti del volume rimangono da scoprire nelle pagine del libro.
Una recensione diversa dall’intervista a Gianni Morolli
La recensione pubblicata su Ariminum e l’intervista a Gianni Morolli uscita sul Resto del Carlino svolgono due funzioni differenti.
L’intervista permette di ricostruire come è nato il libro: la lunga esperienza professionale, le frasi rimaste nella memoria e il successivo lavoro necessario per trasformarle in una pubblicazione.
Silvana Giugli osserva invece il risultato e ne propone una lettura critica: quali aspetti della cultura riminese emergono dal volume, perché quelle parole meritano di essere conservate e che cosa raccontano delle persone che le utilizzavano.
Per la genesi dell’opera puoi leggere Trent’anni di frasi dei pazienti riminesi: Gianni Morolli racconta il suo libro.
Il titolo nella recensione di Ariminum
Anche la domanda scelta da Morolli come titolo rappresenta bene, nella lettura critica, l’incontro fra preoccupazione e ironia che attraversa il volume.
Non è però compito di questa pagina ricostruirne nuovamente traduzione, significato figurato e sfumature linguistiche.
Questi aspetti hanno un approfondimento specifico:
“A i cavèm i zampét?”: significato dell’espressione riminese.
Un metodo che potrebbe raccontare altri mestieri
Nella parte conclusiva della recensione emerge un’osservazione particolarmente interessante e specifica della lettura di Silvana Giugli.
L’esperienza di Morolli potrebbe suggerire un metodo applicabile anche ad altri mestieri e professioni.
Ogni ambiente di lavoro nel quale le persone entrano quotidianamente in relazione può produrre parole, formule, richieste, battute e modi di dire propri. Conservarli significherebbe documentare ulteriori frammenti della memoria linguistica della città.
L’interesse del libro non risiede quindi soltanto nel tema medico, ma anche nel procedimento: riconoscere nel linguaggio quotidiano una possibile fonte per raccontare una comunità.
È forse uno degli elementi più originali della recensione, perché trasforma il caso specifico di Dutór, a i cavèm i zampét? in una riflessione più ampia sul valore documentario della memoria orale.
Che cosa aggiunge la recensione alla storia del libro
La recensione di Silvana Giugli aggiunge al percorso editoriale del volume uno sguardo esterno e critico.
Non racconta semplicemente che cosa contiene il libro. Individua invece alcuni motivi per cui la raccolta può essere considerata significativa: il recupero del parlato locale, la memoria delle generazioni precedenti, l’ironia davanti alle difficoltà, il rapporto fra lingua quotidiana e poesia e la capacità di trasformare un’esperienza professionale in testimonianza di una comunità.
È questo il territorio specifico della pagina: come Ariminum ha letto e interpretato il libro di Gianni Morolli.
L’articolo originale su Ariminum
Qui sotto è possibile consultare e scaricare la riproduzione dell’articolo originale di Silvana Giugli, pubblicato nel numero di maggio-giugno 2015 della rivista Ariminum.
Per approfondire Dutór, a i cavèm i zampét?
Per il quadro generale consulta Il gergo riminese della salute: parole, malanni e memoria nell’ambulatorio.
Per scoprire come è nato il progetto editoriale leggi Trent’anni di frasi dei pazienti riminesi: Gianni Morolli racconta il suo libro.
Per traduzione e significato del titolo consulta “A i cavèm i zampét?”: significato dell’espressione riminese.
Per approfondire il tema dell’ascolto e della relazione nell’ambulatorio leggi Gianni Morolli in libreria: il medico, il dialetto e la fiducia dei pazienti.
Il libro di Gianni Morolli
Il repertorio completo è raccolto in Dutór, a i cavèm i zampét? Malattie e malanni in gergo riminese di Gianni Morolli.
Questa pagina restituisce la lettura critica di Silvana Giugli, ma non pubblica il repertorio delle voci, le spiegazioni dell’autore né i testi poetici presenti nel volume.
