L’11 dicembre 2014 Il Resto del Carlino pubblicò un’intervista di Alberto Crescentini a Gianni Morolli, dedicata alla nascita di Dutór, a i cavèm i zampét? Malattie e malanni in gergo riminese, allora appena pubblicato da Panozzo Editore.
Il libro era nuovo, ma il materiale dal quale era nato si era formato molto lentamente: oltre trent’anni di attività medica, migliaia di incontri con i pazienti e una lunga memoria di parole, modi di dire e immagini utilizzate per raccontare malanni e preoccupazioni.
L’intervista permette quindi di osservare il volume da una prospettiva precisa: non il significato delle singole espressioni, ma il passaggio dall’esperienza quotidiana dell’ambulatorio alla nascita di un progetto editoriale.
L’intervista del Resto del Carlino a Gianni Morolli
Nel colloquio con Alberto Crescentini, Gianni Morolli ripercorre l’origine di una raccolta nata senza un programma editoriale prestabilito.
Durante la propria attività di medico di famiglia aveva incontrato migliaia di persone. Ogni paziente arrivava nello studio con un problema da spiegare e con un proprio modo di raccontarlo.
Alcune formule erano dialettali; altre appartenevano a un italiano modificato dalla pronuncia e dall’uso locale; altre ancora ricorrevano a immagini familiari per descrivere sensazioni difficili da tradurre nel linguaggio della medicina.
Fra tante conversazioni, alcune frasi rimanevano particolarmente impresse per immediatezza, efficacia o capacità di condensare in poche parole una situazione complessa.
È questa memoria accumulata nel tempo a costituire il punto di partenza di Dutór, a i cavèm i zampét?.
Un libro nato dopo oltre trent’anni di ascolto
Uno degli elementi più importanti dell’intervista è proprio la durata dell’esperienza dalla quale nasce il volume.
Morolli non conduce una ricerca linguistica limitata a un breve periodo e non interroga i pazienti con l’obiettivo di costruire un dizionario. Le espressioni emergono durante visite reali, quando qualcuno deve spiegare un dolore, una sensazione o una preoccupazione.
Il materiale si forma quindi prima del libro e indipendentemente dal libro.
Soltanto in un secondo momento quelle parole vengono riconosciute come qualcosa che merita di essere conservato.
Questa origine distingue il progetto da un repertorio costruito artificialmente: alla base vi è una lunga esperienza di ascolto e il contatto quotidiano con il parlato di generazioni diverse di riminesi.
Per approfondire il contesto linguistico nel quale queste espressioni venivano utilizzate è disponibile la pagina Il gergo riminese della salute: parole, malanni e memoria nell’ambulatorio.
Dalla memoria del medico all’idea di un libro
Avere conservato per anni parole e frasi non significava ancora avere un progetto editoriale.
Nell’intervista Morolli racconta che l’idea di raccogliere quel materiale in un volume prese forma durante una conversazione conviviale con alcuni amici, davanti a un piatto di tagliatelle.
Fu in quel contesto che una memoria professionale accumulata nel corso di decenni cominciò a essere osservata da un’altra prospettiva: quelle espressioni potevano essere divertenti, ma soprattutto potevano conservare un modo di parlare destinato progressivamente a cambiare.
Da quel momento il materiale doveva essere trasformato da ricordo personale in qualcosa che un lettore potesse consultare.
Selezionare, trascrivere e ordinare le espressioni
Il passaggio dalla memoria alla pagina richiese quindi un lavoro di selezione.
Le parole ascoltate nel corso degli anni dovevano essere ricordate, trascritte e organizzate in una forma coerente. Il volume assunse così la struttura di un piccolo dizionario dedicato a malattie, malanni e linguaggio dell’ambulatorio.
Per affrontare anche il problema della grafia e verificare i termini, Morolli fece riferimento al Dizionario romagnolo (ragionato) di Gianni Quondamatteo.
È un passaggio importante: il libro nasce da un parlato spontaneo, ma la pubblicazione richiede di dare a quel materiale una forma leggibile e consultabile senza cancellarne l’origine orale.
Un progetto nato dall’esperienza, non da una ricerca accademica
Dutór, a i cavèm i zampét? non nasce con l’ambizione di costruire uno studio sistematico del dialetto riminese o un vocabolario scientifico della medicina.
L’interesse del progetto è differente: conservare tracce linguistiche emerse nella pratica quotidiana di un medico.
Le parole acquistano valore proprio perché erano utilizzate in situazioni concrete. Non erano state inventate per il libro e non erano state raccolte attraverso un questionario: appartenevano al modo in cui le persone cercavano di farsi capire.
L’esperienza professionale di Morolli diventa così anche una fonte di memoria linguistica.
Perché quelle frasi meritavano di essere conservate
Nel momento in cui vengono raccolte in un libro, espressioni nate con una funzione immediata acquistano anche un altro valore.
Testimoniano un modo di parlare legato soprattutto a generazioni per le quali il dialetto e il parlato locale facevano ancora parte della comunicazione quotidiana.
Conservare quelle formule significa quindi registrare una piccola parte delle trasformazioni linguistiche della città.
Il volume non presenta però il parlato riminese come qualcosa di immobile: nel repertorio possono convivere dialetto, italiano, pronunce locali e invenzioni nate dalla necessità di esprimere con efficacia una sensazione.
È proprio questo intreccio fra lingua e vita quotidiana a rendere la raccolta una testimonianza della Rimini vissuta nell’ambulatorio.
Il titolo: una delle frasi arrivate dall’ambulatorio
Anche il titolo Dutór, a i cavèm i zampét? nasce dallo stesso universo linguistico.
Qui è sufficiente ricordare che la domanda esprime la speranza di riuscire a superare una difficoltà. Traduzione, significato figurato, possibili rese in italiano e valore del plurale sono invece affrontati nella pagina specificamente dedicata all’espressione.
Scopri che cosa significa “A i cavèm i zampét?”.
Una tradizione medica dentro la storia familiare
L’intervista ricorda inoltre che la professione medica appartiene anche alla storia familiare di Gianni Morolli.
L’autore aveva seguito il percorso del padre e per molti pazienti era stato a lungo riconosciuto come “il figlio di Morolli”. Successivamente anche sua figlia avrebbe intrapreso la professione medica.
Questa continuità aiuta a comprendere quanto l’esperienza professionale fosse radicata nella comunità locale e quanto l’ambulatorio potesse diventare, nel corso degli anni, un luogo attraversato da persone e famiglie appartenenti a generazioni differenti.
Il rapporto umano costruito nel tempo fra medico e pazienti costituisce però un intento distinto dalla genesi editoriale del libro ed è approfondito nell’articolo Gianni Morolli in libreria: il medico, il dialetto e la fiducia dei pazienti.
Dall’ambulatorio alla pagina scritta
L’intervista del 2014 documenta quindi un passaggio preciso: una lunga esperienza professionale diventa un libro.
Prima vengono gli incontri, le parole e la memoria del medico. Poi arriva l’intuizione che quel materiale possa essere conservato. Infine comincia il lavoro necessario per selezionarlo, ordinarlo e trasformarlo in una pubblicazione.
È questa la funzione specifica di questa pagina all’interno del percorso dedicato al volume: raccontarne la nascita attraverso la voce dell’autore.
Il significato delle singole espressioni, la loro successione, le spiegazioni e gli altri materiali che accompagnano il repertorio non vengono invece riprodotti online.
L’articolo originale del Resto del Carlino
La fonte di questo approfondimento è l’intervista di Alberto Crescentini a Gianni Morolli pubblicata da Il Resto del Carlino l’11 dicembre 2014, nei giorni dell’uscita di Dutór, a i cavèm i zampét?.
Qui sotto è possibile consultare la riproduzione dell’articolo originale.
Per approfondire
Per comprendere il quadro generale nel quale nasce il progetto, visita Il gergo riminese della salute: parole, malanni e memoria nell’ambulatorio.
Per approfondire esclusivamente la domanda scelta come titolo, leggi “A i cavèm i zampét?”: significato dell’espressione riminese.
Per il rapporto fra linguaggio, ascolto e fiducia nell’ambulatorio, consulta Gianni Morolli in libreria: il medico, il dialetto e la fiducia dei pazienti.
La lettura critica pubblicata nel 2015 da Ariminum è approfondita in Dutór, a i cavèm i zampét? su Ariminum: la recensione di Silvana Giugli.
Dutór, a i cavèm i zampét?
Il repertorio completo nato da questa lunga esperienza è raccolto in Dutór, a i cavèm i zampét? Malattie e malanni in gergo riminese di Gianni Morolli.
Questa pagina racconta come il libro è nato; non pubblica invece l’insieme delle voci, delle spiegazioni e degli altri materiali che costituiscono l’esperienza di lettura del volume.
