Nell’ottobre 2005 Luca Maria Ioli dedicò su ChiamamiCittà un ampio articolo a La cucina riminese tra terra e mare, il volume di Michele Marziani e Piero Meldini appena pubblicato da Panozzo Editore.
Il titolo scelto dal giornalista era destinato a rimanere impresso: “Siamo quelli della piada, del radicchio e della saraghina”. L’articolo, apparso nel numero dell’11–25 ottobre 2005, raccontava il libro nel momento della sua uscita e metteva a confronto tradizione e cambiamento, terra e mare, memoria gastronomica e trasformazioni della Rimini contemporanea.
Questa pagina ricostruisce ciò che quella specifica fonte giornalistica documenta. Non intende riassumere il volume del 2005 né sviluppare autonomamente la storia della piada, che oggi appartiene a una ricerca editoriale distinta.
Una “mappa golosa” della Rimini gastronomica
Il sottotitolo dell’articolo presentava La cucina riminese tra terra e mare come una “mappa golosa” del territorio.
Era un’espressione efficace per descrivere uno degli elementi caratteristici del progetto: il libro non nasceva come semplice raccolta di ricette, ma dall’incontro fra la prospettiva storica di Meldini e l’osservazione del territorio affidata a Marziani.
Nel servizio di ChiamamiCittà, questa Rimini gastronomica appariva attraversata da tensioni differenti: terra e mare, turisti e residenti, vocazione internazionale e ricerca delle proprie radici.
La nascita del progetto e la prima presentazione pubblica sono ricostruite nell’articolo La cucina riminese tra terra e mare: dalla nascita del progetto alla presentazione del 2005.
Meldini e l’“infatuazione del moderno”
Fra le espressioni più significative riportate da Luca Maria Ioli c’è quella con cui Piero Meldini definiva una fase decisiva della trasformazione sociale e gastronomica del territorio: l’“infatuazione del moderno”.
Il riferimento era alla cesura collocabile fra la fine degli anni Sessanta e gli anni successivi, quando il desiderio di modernizzazione coinvolse non soltanto il modo di mangiare, ma anche le abitazioni, gli arredi, i consumi e più in generale gli stili di vita.
Il passaggio interessante dell’articolo sta però nel rifiuto di una contrapposizione semplicistica fra un passato necessariamente autentico e un presente necessariamente peggiore. Meldini ricordava che anche produzioni considerate oggi tradizionali potevano essere, in passato, di qualità modesta.
Il problema opposto era semmai il rischio contemporaneo di costruire artificialmente una tradizione, trasformandola in etichetta o scenografia.
È uno dei punti che rendono questa fonte del 2005 ancora interessante: la salvaguardia della memoria gastronomica non coincide con la nostalgia indiscriminata.
Marziani: non “come eravamo”, ma un territorio che cambia
Anche Michele Marziani insisteva sul carattere non nostalgico del progetto.
Nell’articolo chiariva che il volume non voleva essere un semplice “come eravamo”, ma una lettura del territorio e dei suoi sapori, osservati anche nelle loro trasformazioni.
È qui che emerge con particolare chiarezza la differenza fra i due contributi al libro. Meldini ricostruisce la profondità storica attraverso le fonti; Marziani guarda invece alla geografia gastronomica contemporanea, ai prodotti e ai cambiamenti intervenuti nella relazione fra territorio e alimentazione.
Per questo La cucina riminese tra terra e mare deve continuare a essere considerato un libro realmente a quattro mani, senza assorbire il lavoro di Marziani all’interno della sola bibliografia di Meldini.
Le fonti storiche: dai Malatesta al Novecento
Il servizio di ChiamamiCittà richiama anche il lavoro di ricerca compiuto da Meldini su ricettari e documenti appartenenti a epoche diverse.
Fra gli esempi citati compare il pranzo di nozze rinascimentale di Roberto Malatesta e Isabetta da Montefeltro. In questa pagina non ne riproduciamo il menu né i risultati della ricerca: il richiamo serve soltanto a mostrare il tipo di fonte utilizzata nel volume.
Per chi vuole approfondire autonomamente il rapporto fra alimentazione e corte malatestiana è disponibile l’articolo Cosa mangiavano i Malatesta? Viaggio nella cucina della corte riminese, appartenente a un altro percorso editoriale del sito.
L’articolo di Ioli ricorda poi due protagonisti molto più vicini al Novecento: Salvatore Ghinelli, detto e’ Gnaf, e Bruno Barosi. Anche questi riferimenti mostrano come la ricostruzione storica procedesse attraverso documenti e figure differenti, piuttosto che attraverso una narrazione uniforme.
Il caso di Ghinelli possiede oggi un proprio percorso autonomo nel catalogo Panozzo: Le ricette d’e’ Gnaf. La cucina tra le due guerre e l’approfondimento E’ Gnaf, nascita di un mito della cucina riminese.
Piada, radicchio e saraghina: una formula identitaria
Il passaggio più immediato dell’articolo resta quello che dà il titolo alla pagina.
Alla domanda su quale proposta potesse rappresentare efficacemente una città affacciata sul mare ma profondamente legata anche alla terra, Meldini e Marziani indicavano piada, radicchio e saraghina, accompagnati dal Sangiovese.
La formula è interessante come testimonianza del 2005, ma non deve essere trasformata retrospettivamente in una storia della piada.
Vent’anni dopo, infatti, la piada è diventata l’oggetto di una ricerca autonoma con Piade e piadine. Sette secoli di storia, di Piero Meldini e Oreste Delucca.
La distinzione è fondamentale: nel volume del 2005 la piada compare all’interno di una geografia gastronomica molto più ampia; Piade e piadine è invece uno studio specificamente dedicato alla sua storia documentaria. Origini, attestazioni, denominazioni e trasformazioni appartengono quindi al libro del 2024 e non vengono anticipate in questa pagina.
Due articoli dell’ottobre 2005, due prospettive diverse
Il contributo di Luca Maria Ioli fa parte della prima stagione di attenzione giornalistica seguita alla pubblicazione di La cucina riminese tra terra e mare.
Nello stesso periodo un’altra fonte, Il Fo, mise maggiormente in evidenza il metodo storico di Meldini e il problema della scarsità delle fonti alimentari. Quel documento è approfondito nella pagina “Atto d’amore verso Rimini”: Meldini su Il Fo nel 2005.
I due articoli non devono quindi essere fusi in un unico contenuto: documentano due letture contemporanee dello stesso libro e conservano un valore proprio all’interno della rassegna stampa.
ChiamamiCittà nella vita editoriale del volume
Riletto oggi, l’articolo dell’11–25 ottobre 2005 aiuta soprattutto a capire come La cucina riminese tra terra e mare venisse presentato nel momento della pubblicazione: non come repertorio immobile della tradizione, ma come tentativo di leggere un territorio gastronomico attraversato dal cambiamento.
Il suo posto all’interno della bibliografia di Meldini è approfondito nella pagina pilastro La cucina riminese tra terra e mare nel percorso di Piero Meldini.
Per seguire invece presentazioni, recensioni, articoli di stampa e incontri legati al volume è disponibile il sub-hub La cucina riminese tra terra e mare: vita editoriale, recensioni e incontri.
L’edizione cartacea di La cucina riminese tra terra e mare è esaurita e non è prevista una ristampa.
Per approfondire oggi la storia documentaria della piada è disponibile Piade e piadine. Sette secoli di storia. Per la storia dell’alimentazione della città il riferimento è invece Mangiare a Rimini. Dall’età romana al Novecento.

